I lavori di restauro cominciarono e Hagor seguiva il loro avanzare personalmente, anche se era occupatissimo con l’accademia, la sua storia d’amore con Astra continuava. Soprattutto con l’aiuto d’Angelica che organizzava sempre qualcosa di nuovo, ma molto spesso Hagor e Astra, passavano il loro tempo nella piccola baia. Dove un tempo sorgeva la rimessa delle barche, al suo posto ora sorgeva un villino, formato da una stanza da letto, dalla sala da pranzo, da una piccola ma funzionale cucina, e in fine da una stanza da bagno. Hagor e Astra, amavano anche andare per musei o a incontri letterari, e per Astra era sempre un’esperienza straordinaria, Hagor sembrava sempre informato su ciò che vedevano o ascoltavano; un giorno Hagor le propose d’andare al museo navale, che si trovava a poca distanza dai cantieri nautici di Semiramide. Astra, credeva d’annoiarsi, ma per non deluderlo accettò; quando furono dentro il museo Hagor, le sembrò un bambino in un negozio di caramelle, ma la cosa che la sorprese di più fu che Hagor conosceva la storia d’ogni nave presente, mentre gliele raccontava a lei, sembrava di poter vivere quelle magiche storie divertendosi molto. Giunsero all’ultimo modellino di nave, ma questa volta Hagor non le raccontò la storia rimanendo in un silenzio mistico, il modellino della nave era quello della leggendaria “Doriana”, che prendeva il nome dalla moglie del suo comandante. Astra rispettò il silenzio di Hagor, e lasciò che esaminasse il modellino a suo piacimento; la nave era posta in una bacheca, al suo interno c’era il modellino intero e sezionato in due parti. Astra si chiese il perché di tanto interesse, e si decise di leggere il cartoncino informativo, sul quale c’era scritto: “Doriana chiamata così dal suo comandante Thomas Gregori Canturi, in onore della moglie Doria". "Con questa gloriosa nave il comandante Canturi, contribuì al mantenimento della pace e della giustizia, nella nostra galassia e…”. Il racconto continuava ma ad Astra, l’era bastato leggere il nome del comandante per capire il comportamento di Hagor. Poco dopo Hagor si avvicino e sussurrando la invitò a uscire, appena si ritrovarono alla luce del sole Hagor riprese a scherzare, quando giunsero nei pressi del sentiero che portava alla spiaggia, la risata d’Astra riempiva l’aria intorno a loro; Hagor legò le redini del cavallo che trainava il calesse vicino al sentiero, ed esplorarono il bosco intorno alla villa. Una varietà di piante, come felci e rose canine, e altri piccoli alberi da frutti come i mirtilli, e fragole selvatiche; Hagor raccolse qualche piccolo frutto e lo porse ad Astra che lo assaggiò trovandoli assai dolci. Da quando il pianeta era stato sul punto d’esplodere, il clima era cambiato, e con lui anche la natura che adattandosi al nuovo clima, aveva mescolato piante e fauna, così fiori e animali che un tempo si trovavano solo in montagna, ora nascevano anche in pianura. I due mentre passeggiavano sentirono scricchiolare sotto i loro piedi della ghiaia, un po’ perplesso Hagor si chinò a esaminare ciò che calpestava si rese conto d’essere su un sentiero. Hagor e Astra lo seguirono e alla fine si trovarono di fronte ad una piccola chiesa; era certo piccina ma era graziosa, ma anche su di lei vi erano i segni del tempo, i muri incrostati, e in diversi punti un’edera selvatica si arrampicava sui muri, e sulle pareti interne, in diversi punti, vi era solo dei buchi, e l’intonaco dipinto era a pezzi sul pavimento. Astra sospirò e Hagor non aveva bisogno di chiederle il perché. In un angolo, subito dietro all’altare, c’era un cancello di ferro battuto, con riccioli e guglie. Hagor lo aprì con estrema cautela, perché i cardini che lo sostenevano erano completamente arrugginiti, una volta aperto il cancello, i due giovani si trovarono su un pianerottolo di una scala che conduceva in una cripta, all’interno della catacomba, vi erano dei sarcofagi di cristallo, dove vi erano rinchiusi i corpi della famiglia Canturi. Nella galassia dell’Aquila, come su tutte le altre, non vi era la tradizione di seppellire i propri morti. Erano inseriti in sarcofagi di cristallo; in realtà erano capsule refrigeranti che mantenevano l’aspetto del defunto al momento del decesso. Certo aveva bisogno di manutenzione per continuare il loro lavoro di conservazione, ma i controlli erano effettuati con una scadenza di cinque anni, anche se avvolte il controllo, era un semplice formalità, perché le capsule avevano un’autonomia di decenni. Naturalmente non tutti si potevano permettere delle cappelle e delle cripte di famiglia all’interno dei propri possedimenti. In zone tranquille delle città sorgevano vaste costruzioni, dove accoglievano i defunti, dando modo i parenti far visita ai loro defunti. Astra guardò allungo Thomas, egli aveva ancora i capelli neri, leggermente striati di bianco, la pelle abbronzata e liscia, quasi priva di rughe, gli occhi erano chiusi, come se dormisse, le labbra angolate come in un sorriso, proprio come nel ritratto nello studio. Hagor le chiese di tornare di sopra e lei annuì, affermandogli che ora sapeva come sarebbe diventato un giorno, il ragazzo ridendo le rispose che sarebbe stato vecchio e rinsecchito, ma Astra non era d’accordo, per lei, lui sarebbe stato bellissimo come l’era ora, Hagor non la contraddisse e insieme con lei raggiunse il sentiero che portava alla spiaggia. Astra raggiunse il villino che si affacciava sul mare, mentre Hagor andò a controllare i lavori alla villa. Hagor quando raggiunse, Astra stava prendendo il sole, completamente nuda; si fermò a contemplarla, Astra credendo che una nuvola coprisse il sole sbuffò.
"Andiamo nuvoletta dispettosa, spostati".
"Veramente non sono una nuvoletta dispettosa, al meno non fino ad ora".
Astra sorrise e alzò le braccia verso di lui, che s’inginocchiò a canto a lei, pochi minuti dopo furono travolti dal loro amore.
Pochi giorni dopo Hagor la portò alla villa per mostrarle i lavori, quasi ultimati. Passarono dalle scuderie, alle quali mancavano solo i finestroni. Hagor la guidò per la casa, e in ogni stanza le spiegava che tipo di lavoro era stato eseguito. In cucina le spiegò che gli impianti di riscaldamento ed elettrici erano stati ricostruiti da nuovo, e che aveva dovuto rimpiazzare una parete degli elettrodomestici, ma ora funzionava tutto alla perfezione. Le mostrò poi i vari salotti e sale, la condusse nello studio e Astra rimase molto sorpresa, la tappezzeria era stata tolta, i muri tinteggiati di bianco, dietro alla scrivania la grande libreria non prendevano più tutta la parete, ma solo il centro e metà della parete superiore, il resto della libreria era stata spostata, infatti, ai lati della scrivania vi era due porte. Hagor le spiegò che il responsabile dei lavori aveva trovato un’altra stanza grande come lo studio, ma che aveva solo una finestra. Lui aveva pensato di tagliarla a metà, la parte con la finestra era diventa una stanza da bagno, mentre quella senza finestra era diventato un piccolo archivio; per fare ciò aveva dovuto spostare una parete della libreria, e di conseguenza anche rimpicciolire la vetrata, naturalmente Hagor aveva sacrificato la parte che rimaneva sempre all’ombra, quella dietro al divano, Astra vide anche che le pesanti tende erano state sostituite da altre più leggere, e di colore bianco. Hagor le prese la mano e aprì la porta a vetri e la portò all’esterno dello studio. Astra era sempre più meravigliata, infatti, ora si trovava su una veranda, che all’occorrenza poteva essere chiusa da panelli di vetri scorrevoli. Dalla veranda si poteva accedere a un piccolo giardino quadrato, con una fontana al centro a forma di nave, dai suoi cannoncini zampillava l’acqua, Hagor le spiegò che presto dal ponte sarebbero nate le rose galleggianti, attorno cerano delle panchine con accanto dei grandi vasi che al loro interno avevano grandi palme per ombreggiare il piccolo giardino, Astra guardò Hagor e gli disse.
"È tutto così meraviglioso".
"E non è tutto, andiamo sopra".
Hagor le mostrò il resto della casa, quando infine entrarono nella camera padronale, i lavori eseguiti erano: la carta da pareti era stata cambiata, con i colori che s’intonava- no allo spesso tappeto, fatto ripulire, strane porte sembravano incastrate nelle pareti, alcune erano scorrevoli, erano quelle dell’armadio a muro, una della stanza da bagno, l’altra dello spogliatoio. Hagor le spiegò che le aveva scoperte per puro caso, il giorno che insieme a Giosef, aveva cominciato a portare i suoi effetti personali. Lui e il proprio maggiordomo controllando la camera avevano trovato le porte sotto lo spesso strato della carta da pareti. una volta rimossa la carta dalle porte, aveva scoperto che le porte erano intagliate negli angoli con figure femminili, le stese figure che erano nel comò, nella tastiera del letto, nei comodini e nella cornice dello specchio, e soprattutto erano di un cedro molto raro, a quel punto Hagor aveva fatto cambiare la carta da pareti, e ora l’effetto era speciale. Astra esamino ogni cosa con attenzione e diede la sua approvazione e mettendogli i braccia al collo gli chiese.
"Mi stavo domandando, se hai ancora bisogno di una padrona di casa?".
"Certo che sì", le rispose lui sorridendo.
"Bene, perché ho convinto una certa persona che si può fidare di te".
"Davvero?".
"Sì, le devo solo dire quando può venire".
"Presto, forse anche prima di quello che lei pensi".
"E da cosa dipende?".
"Dagli esami che darò alla fine del mese.
"Ho capito, le dirò di tenersi pronta".
E mentre Hagor la sollevava e dolcemente la posava sul letto, pensò: (Presto sarò libera d’amare Hagor senza sotterfugi, sì, libera e felice per sempre).
domenica 19 maggio 2013
UN SOVRANO TRA LE STELLE (VILLA CANTURI 6°)
I lavori di restauro cominciarono e Hagor seguiva il loro avanzare personalmente, anche se era occupatissimo con l’accademia, la sua storia d’amore con Astra continuava. Soprattutto con l’aiuto d’Angelica che organizzava sempre qualcosa di nuovo, ma molto spesso Hagor e Astra, passavano il loro tempo nella piccola baia. Dove un tempo sorgeva la rimessa delle barche, al suo posto ora sorgeva un villino, formato da una stanza da letto, dalla sala da pranzo, da una piccola ma funzionale cucina, e in fine da una stanza da bagno. Hagor e Astra, amavano anche andare per musei o a incontri letterari, e per Astra era sempre un’esperienza straordinaria, Hagor sembrava sempre informato su ciò che vedevano o ascoltavano; un giorno Hagor le propose d’andare al museo navale, che si trovava a poca distanza dai cantieri nautici di Semiramide. Astra, credeva d’annoiarsi, ma per non deluderlo accettò; quando furono dentro il museo Hagor, le sembrò un bambino in un negozio di caramelle, ma la cosa che la sorprese di più fu che Hagor conosceva la storia d’ogni nave presente, mentre gliele raccontava a lei, sembrava di poter vivere quelle magiche storie divertendosi molto. Giunsero all’ultimo modellino di nave, ma questa volta Hagor non le raccontò la storia rimanendo in un silenzio mistico, il modellino della nave era quello della leggendaria “Doriana”, che prendeva il nome dalla moglie del suo comandante. Astra rispettò il silenzio di Hagor, e lasciò che esaminasse il modellino a suo piacimento; la nave era posta in una bacheca, al suo interno c’era il modellino intero e sezionato in due parti. Astra si chiese il perché di tanto interesse, e si decise di leggere il cartoncino informativo, sul quale c’era scritto: “Doriana chiamata così dal suo comandante Thomas Gregori Canturi, in onore della moglie Doria". "Con questa gloriosa nave il comandante Canturi, contribuì al mantenimento della pace e della giustizia, nella nostra galassia e…”. Il racconto continuava ma ad Astra, l’era bastato leggere il nome del comandante per capire il comportamento di Hagor. Poco dopo Hagor si avvicino e sussurrando la invitò a uscire, appena si ritrovarono alla luce del sole Hagor riprese a scherzare, quando giunsero nei pressi del sentiero che portava alla spiaggia, la risata d’Astra riempiva l’aria intorno a loro; Hagor legò le redini del cavallo che trainava il calesse vicino al sentiero, ed esplorarono il bosco intorno alla villa. Una varietà di piante, come felci e rose canine, e altri piccoli alberi da frutti come i mirtilli, e fragole selvatiche; Hagor raccolse qualche piccolo frutto e lo porse ad Astra che lo assaggiò trovandoli assai dolci. Da quando il pianeta era stato sul punto d’esplodere, il clima era cambiato, e con lui anche la natura che adattandosi al nuovo clima, aveva mescolato piante e fauna, così fiori e animali che un tempo si trovavano solo in montagna, ora nascevano anche in pianura. I due mentre passeggiavano sentirono scricchiolare sotto i loro piedi della ghiaia, un po’ perplesso Hagor si chinò a esaminare ciò che calpestava si rese conto d’essere su un sentiero. Hagor e Astra lo seguirono e alla fine si trovarono di fronte ad una piccola chiesa; era certo piccina ma era graziosa, ma anche su di lei vi erano i segni del tempo, i muri incrostati, e in diversi punti un’edera selvatica si arrampicava sui muri, e sulle pareti interne, in diversi punti, vi era solo dei buchi, e l’intonaco dipinto era a pezzi sul pavimento. Astra sospirò e Hagor non aveva bisogno di chiederle il perché. In un angolo, subito dietro all’altare, c’era un cancello di ferro battuto, con riccioli e guglie. Hagor lo aprì con estrema cautela, perché i cardini che lo sostenevano erano completamente arrugginiti, una volta aperto il cancello, i due giovani si trovarono su un pianerottolo di una scala che conduceva in una cripta, all’interno della catacomba, vi erano dei sarcofagi di cristallo, dove vi erano rinchiusi i corpi della famiglia Canturi. Nella galassia dell’Aquila, come su tutte le altre, non vi era la tradizione di seppellire i propri morti. Erano inseriti in sarcofagi di cristallo; in realtà erano capsule refrigeranti che mantenevano l’aspetto del defunto al momento del decesso. Certo aveva bisogno di manutenzione per continuare il loro lavoro di conservazione, ma i controlli erano effettuati con una scadenza di cinque anni, anche se avvolte il controllo, era un semplice formalità, perché le capsule avevano un’autonomia di decenni. Naturalmente non tutti si potevano permettere delle cappelle e delle cripte di famiglia all’interno dei propri possedimenti. In zone tranquille delle città sorgevano vaste costruzioni, dove accoglievano i defunti, dando modo i parenti far visita ai loro defunti. Astra guardò allungo Thomas, egli aveva ancora i capelli neri, leggermente striati di bianco, la pelle abbronzata e liscia, quasi priva di rughe, gli occhi erano chiusi, come se dormisse, le labbra angolate come in un sorriso, proprio come nel ritratto nello studio. Hagor le chiese di tornare di sopra e lei annuì, affermandogli che ora sapeva come sarebbe diventato un giorno, il ragazzo ridendo le rispose che sarebbe stato vecchio e rinsecchito, ma Astra non era d’accordo, per lei, lui sarebbe stato bellissimo come l’era ora, Hagor non la contraddisse e insieme con lei raggiunse il sentiero che portava alla spiaggia. Astra raggiunse il villino che si affacciava sul mare, mentre Hagor andò a controllare i lavori alla villa. Hagor quando raggiunse, Astra stava prendendo il sole, completamente nuda; si fermò a contemplarla, Astra credendo che una nuvola coprisse il sole sbuffò.
"Andiamo nuvoletta dispettosa, spostati".
"Veramente non sono una nuvoletta dispettosa, al meno non fino ad ora".
Astra sorrise e alzò le braccia verso di lui, che s’inginocchiò a canto a lei, pochi minuti dopo furono travolti dal loro amore.
Pochi giorni dopo Hagor la portò alla villa per mostrarle i lavori, quasi ultimati. Passarono dalle scuderie, alle quali mancavano solo i finestroni. Hagor la guidò per la casa, e in ogni stanza le spiegava che tipo di lavoro era stato eseguito. In cucina le spiegò che gli impianti di riscaldamento ed elettrici erano stati ricostruiti da nuovo, e che aveva dovuto rimpiazzare una parete degli elettrodomestici, ma ora funzionava tutto alla perfezione. Le mostrò poi i vari salotti e sale, la condusse nello studio e Astra rimase molto sorpresa, la tappezzeria era stata tolta, i muri tinteggiati di bianco, dietro alla scrivania la grande libreria non prendevano più tutta la parete, ma solo il centro e metà della parete superiore, il resto della libreria era stata spostata, infatti, ai lati della scrivania vi era due porte. Hagor le spiegò che il responsabile dei lavori aveva trovato un’altra stanza grande come lo studio, ma che aveva solo una finestra. Lui aveva pensato di tagliarla a metà, la parte con la finestra era diventa una stanza da bagno, mentre quella senza finestra era diventato un piccolo archivio; per fare ciò aveva dovuto spostare una parete della libreria, e di conseguenza anche rimpicciolire la vetrata, naturalmente Hagor aveva sacrificato la parte che rimaneva sempre all’ombra, quella dietro al divano, Astra vide anche che le pesanti tende erano state sostituite da altre più leggere, e di colore bianco. Hagor le prese la mano e aprì la porta a vetri e la portò all’esterno dello studio. Astra era sempre più meravigliata, infatti, ora si trovava su una veranda, che all’occorrenza poteva essere chiusa da panelli di vetri scorrevoli. Dalla veranda si poteva accedere a un piccolo giardino quadrato, con una fontana al centro a forma di nave, dai suoi cannoncini zampillava l’acqua, Hagor le spiegò che presto dal ponte sarebbero nate le rose galleggianti, attorno cerano delle panchine con accanto dei grandi vasi che al loro interno avevano grandi palme per ombreggiare il piccolo giardino, Astra guardò Hagor e gli disse.
"È tutto così meraviglioso".
"E non è tutto, andiamo sopra".
Hagor le mostrò il resto della casa, quando infine entrarono nella camera padronale, i lavori eseguiti erano: la carta da pareti era stata cambiata, con i colori che s’intonava- no allo spesso tappeto, fatto ripulire, strane porte sembravano incastrate nelle pareti, alcune erano scorrevoli, erano quelle dell’armadio a muro, una della stanza da bagno, l’altra dello spogliatoio. Hagor le spiegò che le aveva scoperte per puro caso, il giorno che insieme a Giosef, aveva cominciato a portare i suoi effetti personali. Lui e il proprio maggiordomo controllando la camera avevano trovato le porte sotto lo spesso strato della carta da pareti. una volta rimossa la carta dalle porte, aveva scoperto che le porte erano intagliate negli angoli con figure femminili, le stese figure che erano nel comò, nella tastiera del letto, nei comodini e nella cornice dello specchio, e soprattutto erano di un cedro molto raro, a quel punto Hagor aveva fatto cambiare la carta da pareti, e ora l’effetto era speciale. Astra esamino ogni cosa con attenzione e diede la sua approvazione e mettendogli i braccia al collo gli chiese.
"Mi stavo domandando, se hai ancora bisogno di una padrona di casa?".
"Certo che sì", le rispose lui sorridendo.
"Bene, perché ho convinto una certa persona che si può fidare di te".
"Davvero?".
"Sì, le devo solo dire quando può venire".
"Presto, forse anche prima di quello che lei pensi".
"E da cosa dipende?".
"Dagli esami che darò alla fine del mese.
"Ho capito, le dirò di tenersi pronta".
E mentre Hagor la sollevava e dolcemente la posava sul letto, pensò: (Presto sarò libera d’amare Hagor senza sotterfugi, sì, libera e felice per sempre).
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