LA PRIMA BATTAGLIA
Una volta superati i faraglioni Hagor annunciò quando avrebbero incontrato l’altra nave. Cinque giorni per ripassare il piano, tutto sembrava cosi facile, ma nessuno di loro dubitava che lo fosse. La sera prima i quattro membri della famiglia reale erano nella cabina di Hagor, ma nessuno dei quattro parlava, soltanto dopo cena mentre sorseggiavano un bicchierino di brandy Wiliam disse:
“Vorrei che fossimo già a domani sera, così sapremmo come sono andate le cose>>.
“Anch’io lo vorrei”, gli rispose Hagor.
“Se non riuscissimo sapete che cosa accadrà?”, domando pensieroso Axsterio.
“Sì, che Rasut avrebbe campo libero, perché non so quanto possa resistere Mirian”, gli rispose Karnak.
“Basta con questi discorsi di disfatta, domani sera saremo qui a brindare alla nostra vittoria”, l’incoraggio Hagor, poi aggiunse: “Sarà bene che ora andiate a dormire, dovete essere ben riposati domani, e se non riuscite a dormire andate dal medico di bordo e fatevi dare un leggero sonnifero”.
Wiliam e Karnak uscirono mentre Axsterio si fermò ancora e disse al fratello:
“Vorrei che i nostri amici fossero con noi”.
“Sì. Anch’io lo vorrei”.
“E vorrei aver detto ad Asia che l’amo”, Hagor si limitò ad annuire e Axsterio chiese: “Andrà bene vero?”.
“Sì, andrà bene, cattureremo il comandante Giafar, torneremo a casa, e torneremo da Yasmina e da Asia”. Gli confermò Hagor.
Axsterio guardò il fratello e capì che desiderava restare solo, si alzò e si diresse alla porta, ma prima d’uscire gli disse:
“Scusa de mi sono trattenuto, ti voglio bene fratellino>>”.
“Anch’io te ne voglio Axsterio”, Axsterio se n’andò, rimasto solo Hagor finì il brandy, guardò la statuina che aveva sulla scrivania e sussurrò piano, “Tornerò Yasmina, non dubitarne mai mio fiore d’ambra”, ma nonostante che con il pensiero era andato la dove il suo cuore batteva, l’inquietudine si agitava nel suo petto. Aprì uno dei cassetti della scrivania e n’estrasse un pacchetto, lo aprì da esso estrasse una sigaretta sottile e profumata alla menta, l’accese e uscì sul ponte. Assaporò il profumo del tabacco mescolato al profumo del mare, sentendo l’animo calmarsi.
Wiliam era andato nella sua cabina, ma non riuscendo prendere sonno decise di salire sul ponte, fu sorpreso nel vedere il figlio gli si avvicino e gli domandò:
“Hai qualche dubbio figliolo?”.
“Qualcuno, ma credo che sia normale, non credi papà?; la verità che ho paura di fallire, e di avervi trascinato in un guaio, sottovalutato il pericolo che correte tu, il nonno e Axsterio, però allo stesso tempo so che lo dobbiamo fare, e soprattutto lo dobbiamo fare noi. Scusa sto dicendo un mucchio di sciocchezze”.
“No, non credo, è normale avere dei dubbi, com’è normale avere paura: domani ti metterai in gioco, come uomo e come comandante, perciò ti chiedi se sarai forte abbastanza da sostenere l’impegno che ti sei preso, ma io so che tu ce la farai, perché tu sei forte, tu non sei come me”.
“Papà, io”.
“È la verità Hagor, io non ho mai superato le mie paure, così sono diventato un fallito”.
“Padre, ma “.
“No, Hagor lasciami finire: lo capito il giorno in cui ci siamo scontrati, quando tornasti da quel locale. Io e tuo nonno abbiamo avuto una discussione, ma poi alla fine ho capito che aveva ragione lui, quando mi ha chiesto se ero felice quando vostra madre mi comunicò la notizia di aspettare voi, io ho subito detto di sì, ma alla domanda successiva mi ha fatto capire che avevo paura di voi”.
“Paura di noi?”, chiese Hagor incredulo.
“Sì”.
“Ma come si fa aver paura di un bambino che dipende solo da te?”.
“Era proprio questo che mi faceva paura. Eravate così piccoli e indifesi che avevo paura di toccarvi, una volta cresciuti avevo paura di commettere qualche sbaglio, senza capire che lo sbaglio lo stavo facendo, perché vi stavo lontano permettendo a mio padre di prendere il mio posto, quando è nata Maria mi sono detto: “Sono passati molti anni dalla nascita di Hagor di certo ora saprò cosa fare”, ma quando tua madre mia chiesto di prenderla in braccio non ci sono riuscito, e ho invidiato te i tuoi fratelli quando l’avete presa in braccio. Hagor come vedi avvolte la paura di fallire ti fa fallire, ma tu non fallirai, perché tu sei come tuo nonno e come il tuo bisnonno, uomini che non hanno paura di nulla, tu sei forte e domani ci porterai alla vittoria”.
Hagor avrebbe voluto replicare che non era per nulla così, ma non trovò le parole, troppo emozionato per parlare. Suo padre per ben due volte lo aveva colto di sorpresa, confidandosi e parlando con lui come non aveva mai fatto prima, e cosa molto sorprendente ora lo stava abbracciando. Hagor nel sentire l’abbraccio del padre comprese che lo desiderava da qualche tempo, forse da sempre, poiché Wiliam non era molto espansivo con i figli, quindi si lasciò andare fra le braccia del padre assaporando finalmente il suo affetto.
Bagliori rosastri lentamente schiarirono il buio della notte, il sole sorgeva dalle calme acque dell’oceano del sud. Intorno alla solo il rumore delle onde che s’infrangevano contro la chiglia. I due ufficiali più anziani si stavano godendo quel momento, perché per loro nulla era più bello del nuovo giorno: erano così concentrati che non si accorsero del loro giovane comandante finché questi non parlò.
“Ditemi signori, non c’è forse spettacolo più bello di questo?”.
“Sì comandante, non c’è”, risposero i due ufficiali.
I tre uomini rimasero in silenzio fino a che il sole fu alto nel cielo, poi il giovane comandante con tono cupo chiese:
“Dev, i cannoni sono alla massima potenza?”.
“Sì comandante”.
“Bene, Neb chi c’è in coffa?”.
“Ciarly, devo mandargli il cambio”.
“Ci vado io, almeno finché non avvisterò la nave nemica, devo restare da solo”.
Hagor si arrampicò sull’albero e poco dopo il giovane mozzo discese. Una volta che Neb e Dev furono soli, Dev domandò al compagno guardando verso la coffa.
“Credi che reggerà fino alla fine?”.
“Tu hai dei dubbi?”, gli domandò a sua volta Neb.
“No, e hai ragione assomiglia davvero a Canturi”.
Neb sorrise andando al timone, Dev guardò ancora una volta verso l’alto e tornò al suo lavorò.
Wiliam dopo la chiacchierata con il figlio, seguì il consiglio di rivolgersi al medico per un leggero sonnifero. Ora si sentiva riposato e pronto ad affrontare la terribile prova che lo aspettava. Giunto sul ponte vide il figlio maggiore e gli si avvicinò domandandogli dove fosse il fratello. Axsterio scosse il capo, ma proprio in quel momento la voce di Hagor giunse sopra alle loro teste gridando:
“Vela in vista, uomini tutti ai vostri posti da combattimento”. Hagor aprì la botola della coffa e discese verso il ponte; Wiliam sbiancò nel vederlo scendere così rapidamente, ma quando l’ebbe davanti non ebbe il coraggio di parlargli, fu Hagor a dirgli: “Papà, appena esco dalla mia cabina tu prendi il tuo posto”.
Hagor quando tornò sul ponte aveva al suo fianco la spada che suo nonno gli aveva regalato prima di partire e il pugnale dategli da Yasmina, si portò sulla scaletta che portava alla battagliola, si fermò sul penultimo gradino mentre Axsterio si mise sul primo gradino, Wiliam si mise sui tre gradini che scendevano verso la porta della cabina di Hagor, ora gli era chiaro perché Hagor aveva insistito che tornasse a sparare come un tempo, Wiliam doveva proteggere loro le spalle; Karnak si mise alle spalle d’Axsterio. Dev aveva distribuito le armi ai marinai e ora era pronto ad ordinare ai suoi cannonieri di far fuoco sul nemico, nel momento in cui il comandante avrebbe dato il segnale. Neb al timone sul ponte della battagliola aspettava di accendere i motori per portare la nave ad una velocità superiore, mentre Maxs era pronto ad ordinare agli altri di ammainare le vele, appena il comandante lo avrebbe richiesto.
Le due navi furono finalmente visibili l’una all’atra e Hagor sussurrò ai suoi ufficiali di tenersi pronti, da principiò disse a Neb d’accendere i motori, l’uomo eseguì. La nave nemica avanzava lentamente ed a Hagor sembrò che lo spazio che lo separava dalla nave non fosse mai colmato. Era così teso che quando il comandate dell’altra nave cominciò a parlare sussultò, ma subito dopo sentì il corpo liberarsi dalla tensione della attesa, pronto a scattare al momento giusto, si concentro poi su ciò che l’uomo diceva.
“Ehi della nave potete aiutarmi?; sono il comandante Giafar: ho dei bambini a bordo e se nella vostra infinita bontà potreste darci dei medicinali, ve né sari molto grato, io purtroppo non ho più medicinali per curare questi poveri piccoli ammalati”, poi rivolgendosi al comandante della nave che avanzava verso di lui disse. “Vi prego comandante sia generoso con questi piccoli”.
Hagor non rispose subito all’accorato appello, ma fece ammainare le ultime vele e ordinò a Maxs di tenersi pronti con le pompe dell’acqua. Karnak perplesso lo guardò sorpreso chiedendosi cosa intendesse farsene delle pompe, ma non domandò nulla e tornò a guardare la nave che avanzava. Hagor dopo d’aver ordinato a Maxs di preparare le pompe, si girò versò Neb che gli disse prevedendo la sua domanda disse:
“Ancora mezzo nodo signore, poi sono a portata di tiro”. Hagor annui e alzò il braccio, Dev a quel punto fece inclinare i cannoni di sinistra di qualche grado. Il comandante dell’altra nave nel vedere che Hagor alzava il braccio cominciò a mulinare il braccio destro per salutarlo, convito che il giovane lo volesse salutare, ma stranamente non parlava, ad un tratto la voce del giovane comandante gli arrivò chiara e forte, ma allo stesso tempo dura e tagliente. Hagor rimase con il braccio alzato qualche minuto e sorrise nel vedere che Giafar si dava un gran da fare per salutarlo, poi Neb gli sussurrò:
“Adesso comandante”, Hagor rispose a Giafar mentre abbassava il braccio.
<sabato 15 luglio 2017
UN SOVRANO FRA LE STELLE (LA PRIMA BATTAGLIA
LA PRIMA BATTAGLIA
Una volta superati i faraglioni Hagor annunciò quando avrebbero incontrato l’altra nave. Cinque giorni per ripassare il piano, tutto sembrava cosi facile, ma nessuno di loro dubitava che lo fosse. La sera prima i quattro membri della famiglia reale erano nella cabina di Hagor, ma nessuno dei quattro parlava, soltanto dopo cena mentre sorseggiavano un bicchierino di brandy Wiliam disse:
“Vorrei che fossimo già a domani sera, così sapremmo come sono andate le cose>>.
“Anch’io lo vorrei”, gli rispose Hagor.
“Se non riuscissimo sapete che cosa accadrà?”, domando pensieroso Axsterio.
“Sì, che Rasut avrebbe campo libero, perché non so quanto possa resistere Mirian”, gli rispose Karnak.
“Basta con questi discorsi di disfatta, domani sera saremo qui a brindare alla nostra vittoria”, l’incoraggio Hagor, poi aggiunse: “Sarà bene che ora andiate a dormire, dovete essere ben riposati domani, e se non riuscite a dormire andate dal medico di bordo e fatevi dare un leggero sonnifero”.
Wiliam e Karnak uscirono mentre Axsterio si fermò ancora e disse al fratello:
“Vorrei che i nostri amici fossero con noi”.
“Sì. Anch’io lo vorrei”.
“E vorrei aver detto ad Asia che l’amo”, Hagor si limitò ad annuire e Axsterio chiese: “Andrà bene vero?”.
“Sì, andrà bene, cattureremo il comandante Giafar, torneremo a casa, e torneremo da Yasmina e da Asia”. Gli confermò Hagor.
Axsterio guardò il fratello e capì che desiderava restare solo, si alzò e si diresse alla porta, ma prima d’uscire gli disse:
“Scusa de mi sono trattenuto, ti voglio bene fratellino>>”.
“Anch’io te ne voglio Axsterio”, Axsterio se n’andò, rimasto solo Hagor finì il brandy, guardò la statuina che aveva sulla scrivania e sussurrò piano, “Tornerò Yasmina, non dubitarne mai mio fiore d’ambra”, ma nonostante che con il pensiero era andato la dove il suo cuore batteva, l’inquietudine si agitava nel suo petto. Aprì uno dei cassetti della scrivania e n’estrasse un pacchetto, lo aprì da esso estrasse una sigaretta sottile e profumata alla menta, l’accese e uscì sul ponte. Assaporò il profumo del tabacco mescolato al profumo del mare, sentendo l’animo calmarsi.
Wiliam era andato nella sua cabina, ma non riuscendo prendere sonno decise di salire sul ponte, fu sorpreso nel vedere il figlio gli si avvicino e gli domandò:
“Hai qualche dubbio figliolo?”.
“Qualcuno, ma credo che sia normale, non credi papà?; la verità che ho paura di fallire, e di avervi trascinato in un guaio, sottovalutato il pericolo che correte tu, il nonno e Axsterio, però allo stesso tempo so che lo dobbiamo fare, e soprattutto lo dobbiamo fare noi. Scusa sto dicendo un mucchio di sciocchezze”.
“No, non credo, è normale avere dei dubbi, com’è normale avere paura: domani ti metterai in gioco, come uomo e come comandante, perciò ti chiedi se sarai forte abbastanza da sostenere l’impegno che ti sei preso, ma io so che tu ce la farai, perché tu sei forte, tu non sei come me”.
“Papà, io”.
“È la verità Hagor, io non ho mai superato le mie paure, così sono diventato un fallito”.
“Padre, ma “.
“No, Hagor lasciami finire: lo capito il giorno in cui ci siamo scontrati, quando tornasti da quel locale. Io e tuo nonno abbiamo avuto una discussione, ma poi alla fine ho capito che aveva ragione lui, quando mi ha chiesto se ero felice quando vostra madre mi comunicò la notizia di aspettare voi, io ho subito detto di sì, ma alla domanda successiva mi ha fatto capire che avevo paura di voi”.
“Paura di noi?”, chiese Hagor incredulo.
“Sì”.
“Ma come si fa aver paura di un bambino che dipende solo da te?”.
“Era proprio questo che mi faceva paura. Eravate così piccoli e indifesi che avevo paura di toccarvi, una volta cresciuti avevo paura di commettere qualche sbaglio, senza capire che lo sbaglio lo stavo facendo, perché vi stavo lontano permettendo a mio padre di prendere il mio posto, quando è nata Maria mi sono detto: “Sono passati molti anni dalla nascita di Hagor di certo ora saprò cosa fare”, ma quando tua madre mia chiesto di prenderla in braccio non ci sono riuscito, e ho invidiato te i tuoi fratelli quando l’avete presa in braccio. Hagor come vedi avvolte la paura di fallire ti fa fallire, ma tu non fallirai, perché tu sei come tuo nonno e come il tuo bisnonno, uomini che non hanno paura di nulla, tu sei forte e domani ci porterai alla vittoria”.
Hagor avrebbe voluto replicare che non era per nulla così, ma non trovò le parole, troppo emozionato per parlare. Suo padre per ben due volte lo aveva colto di sorpresa, confidandosi e parlando con lui come non aveva mai fatto prima, e cosa molto sorprendente ora lo stava abbracciando. Hagor nel sentire l’abbraccio del padre comprese che lo desiderava da qualche tempo, forse da sempre, poiché Wiliam non era molto espansivo con i figli, quindi si lasciò andare fra le braccia del padre assaporando finalmente il suo affetto.
Bagliori rosastri lentamente schiarirono il buio della notte, il sole sorgeva dalle calme acque dell’oceano del sud. Intorno alla solo il rumore delle onde che s’infrangevano contro la chiglia. I due ufficiali più anziani si stavano godendo quel momento, perché per loro nulla era più bello del nuovo giorno: erano così concentrati che non si accorsero del loro giovane comandante finché questi non parlò.
“Ditemi signori, non c’è forse spettacolo più bello di questo?”.
“Sì comandante, non c’è”, risposero i due ufficiali.
I tre uomini rimasero in silenzio fino a che il sole fu alto nel cielo, poi il giovane comandante con tono cupo chiese:
“Dev, i cannoni sono alla massima potenza?”.
“Sì comandante”.
“Bene, Neb chi c’è in coffa?”.
“Ciarly, devo mandargli il cambio”.
“Ci vado io, almeno finché non avvisterò la nave nemica, devo restare da solo”.
Hagor si arrampicò sull’albero e poco dopo il giovane mozzo discese. Una volta che Neb e Dev furono soli, Dev domandò al compagno guardando verso la coffa.
“Credi che reggerà fino alla fine?”.
“Tu hai dei dubbi?”, gli domandò a sua volta Neb.
“No, e hai ragione assomiglia davvero a Canturi”.
Neb sorrise andando al timone, Dev guardò ancora una volta verso l’alto e tornò al suo lavorò.
Wiliam dopo la chiacchierata con il figlio, seguì il consiglio di rivolgersi al medico per un leggero sonnifero. Ora si sentiva riposato e pronto ad affrontare la terribile prova che lo aspettava. Giunto sul ponte vide il figlio maggiore e gli si avvicinò domandandogli dove fosse il fratello. Axsterio scosse il capo, ma proprio in quel momento la voce di Hagor giunse sopra alle loro teste gridando:
“Vela in vista, uomini tutti ai vostri posti da combattimento”. Hagor aprì la botola della coffa e discese verso il ponte; Wiliam sbiancò nel vederlo scendere così rapidamente, ma quando l’ebbe davanti non ebbe il coraggio di parlargli, fu Hagor a dirgli: “Papà, appena esco dalla mia cabina tu prendi il tuo posto”.
Hagor quando tornò sul ponte aveva al suo fianco la spada che suo nonno gli aveva regalato prima di partire e il pugnale dategli da Yasmina, si portò sulla scaletta che portava alla battagliola, si fermò sul penultimo gradino mentre Axsterio si mise sul primo gradino, Wiliam si mise sui tre gradini che scendevano verso la porta della cabina di Hagor, ora gli era chiaro perché Hagor aveva insistito che tornasse a sparare come un tempo, Wiliam doveva proteggere loro le spalle; Karnak si mise alle spalle d’Axsterio. Dev aveva distribuito le armi ai marinai e ora era pronto ad ordinare ai suoi cannonieri di far fuoco sul nemico, nel momento in cui il comandante avrebbe dato il segnale. Neb al timone sul ponte della battagliola aspettava di accendere i motori per portare la nave ad una velocità superiore, mentre Maxs era pronto ad ordinare agli altri di ammainare le vele, appena il comandante lo avrebbe richiesto.
Le due navi furono finalmente visibili l’una all’atra e Hagor sussurrò ai suoi ufficiali di tenersi pronti, da principiò disse a Neb d’accendere i motori, l’uomo eseguì. La nave nemica avanzava lentamente ed a Hagor sembrò che lo spazio che lo separava dalla nave non fosse mai colmato. Era così teso che quando il comandate dell’altra nave cominciò a parlare sussultò, ma subito dopo sentì il corpo liberarsi dalla tensione della attesa, pronto a scattare al momento giusto, si concentro poi su ciò che l’uomo diceva.
“Ehi della nave potete aiutarmi?; sono il comandante Giafar: ho dei bambini a bordo e se nella vostra infinita bontà potreste darci dei medicinali, ve né sari molto grato, io purtroppo non ho più medicinali per curare questi poveri piccoli ammalati”, poi rivolgendosi al comandante della nave che avanzava verso di lui disse. “Vi prego comandante sia generoso con questi piccoli”.
Hagor non rispose subito all’accorato appello, ma fece ammainare le ultime vele e ordinò a Maxs di tenersi pronti con le pompe dell’acqua. Karnak perplesso lo guardò sorpreso chiedendosi cosa intendesse farsene delle pompe, ma non domandò nulla e tornò a guardare la nave che avanzava. Hagor dopo d’aver ordinato a Maxs di preparare le pompe, si girò versò Neb che gli disse prevedendo la sua domanda disse:
“Ancora mezzo nodo signore, poi sono a portata di tiro”. Hagor annui e alzò il braccio, Dev a quel punto fece inclinare i cannoni di sinistra di qualche grado. Il comandante dell’altra nave nel vedere che Hagor alzava il braccio cominciò a mulinare il braccio destro per salutarlo, convito che il giovane lo volesse salutare, ma stranamente non parlava, ad un tratto la voce del giovane comandante gli arrivò chiara e forte, ma allo stesso tempo dura e tagliente. Hagor rimase con il braccio alzato qualche minuto e sorrise nel vedere che Giafar si dava un gran da fare per salutarlo, poi Neb gli sussurrò:
“Adesso comandante”, Hagor rispose a Giafar mentre abbassava il braccio.
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