LA GARA DEI PETTININI
Hagor avvisò i suoi ufficiali, di ciò che lui e i suoi famigliari avevano deciso, sul primo momento erano rimasti sorpresi, ma nessun protesto, Maxs si limitò a invitare Hagor a parlare all’equipaggio. Hagor accettò di buon grado il consiglio di Maxs, ma prima di parlare all’equipaggio, sentì il bisogno di farlo con la nave. Fermo sul molo la osservò allungo poi le sussurrò:
“Sto per spingerti contro a un’impresa che potrebbe essere mortale, per entrambi”, appoggiò la mano sullo scafo, e la nave ondeggiò come per cogliere la sua carezza, “E dovrai veramente volare come un falco, ma io so che sarai un’ottima predatrice, e che nessuno di noi due si farà male, perché tu sarai perfetta”, la nave ondeggiò ancora, per confermargli che non lo avrebbe mai tradito. Hagor era così concentrato nella sua immaginaria conversazione con la nave che non si accorse di Yasmina finché lei non parlò:
“Parli da solo come i matti, mio principe?”.
Hagor sussultò, si girò verso di lei e si accorse che la ragazzina lo guardava con gli occhi divertiti. In quel mese aveva passato molto tempo con lei, e sapeva che in quello sguardo divertito vi era anche una grande gioia di vivere, ma Hagor non si soffermò solo su i suoi occhi; accarezzò con lo sguardo la sua pelle ambrata, che brillava alla luce del sole, e i suoi capelli mandavano bagliori ramati. Hagor pensò che presto si sarebbe trasformata in una splendida rosa da cogliere, e che a lui sarebbe piaciuto cogliere. Yasmina era vestita con i soliti pantaloncini e la tunica corta, e sotto la stoffa leggera Hagor notò i due piccoli seni e sentì di nuovo quel senso d’inquietudine, mista di desiderio e di disperazione, poiché poteva far altro che guardarla, sospirò e le chiese:
“Che cosa vuoi Yasmina?”.
“È vero che parti dopo domani? E che lasci sola la piccola Yasmina?”.
“Sì, dopodomani parto, devo tornare a casa, ma tornerò, e tu non sari sola, con te c’è la tua famiglia”.
Erano entrambi seduti sul molo, e con i piedi Yasmina scalciava le piccole onde della risacca, poi a un tratto gli domando:
“Yasmina ti piace, al meno un pochino, mio principe?”.
“Primo si dice: io ti piaccio almeno un pochino, e poi quante volte ti devo ripetere che non devi parlare in terza persona di te stessa?”.
“Smettila di fare il maestro, e rispondi alla mia domanda”, gli disse lei imbronciata.
“Sì mi piaci mio dolce folletto”, le rispose Hagor sorridendo.
“Che cosa è un folletto, mio principe?”.
“È un essere mitologico che spunta sempre quando meno te lo aspetti, e tu sei così Yasmina”.
“E a te piace che io sia così?”.
“Sì”, le rispose semplicemente lui.
Yasmina gli si fece più vicina, le loro mani si toccarono, si guardarono, poi con un po’ di timidezza lei sussurrò.
“Mio principe, io, perché non chiedi a mio padre…”, finì la frase per la vergogna.
“Che cosa devo chiedere a tuo padre Yasmina?”, la incoraggiò Hagor.
“Chiedi a mio padre, che io diventi la tua genitrice”. Hagor girò di scatto la testa verso di lei, il morso del desiderio lo colse ancora, perché si era accorto che era arrossita e in quel momento era bellissima. Era rimasto sorpreso per la sua audacia, nessuna fanciulla chiedeva al giovane che le piaceva di diventare la madre dei suoi figli. Yasmina continuava a guardarlo con i suoi grandi occhi, e poiché lui non parlava, gli disse: “Lo so che per un uomo forte come te tre anni sono tanti, ma io desidero tanto esserlo, ti prego Hagor”.
“So che domani donerai il pettinino, che portavi il giorno del mio arrivo, per la gara, io lo vincerò”.
“E così tutti sapranno che mi vuoi come genitrice”.
“Esatto, sempre che tu sia ancora dell’idea domani”.
“Oh lo sarò, sono così felice mio principe”.
Yasmina l’abbraccio con slancio. Hagor mentre godeva, di quell’abbraccio pensò: (Devo essere impazzito, è una bambina), eppure sapeva che quella bambina lui l’amava.
Hagor e Axsterio si guardarono, e con un leggero movimento del capo si confermarono l’accordo preso. Hagor aveva osservato gli altri avversari e aveva concluso che nessuno di loro lo poteva impensierire, nemmeno il fratello di Asia, ciò valeva anche per Axsterio, entrambi erano consapevoli di portare a termine la loro gara senza difficoltà. Yasmina e Asia consegnarono il loro pettinino e andarono a sedersi alle spalle dei genitori. Karnak era un po’ teso, sapeva bene cosa rappresentasse quella gara: era l’unico momento in cui i giovani dichiaravano i loro sentimenti per le ragazze, ed era anche l’unico momento in cui le giovani potevano esprimere le loro preferenze. La gara iniziava in cima a una delle verdi colline che scendevano verso la spiaggia: i concorrenti correvano giù e raggiungevano la spiaggia, si tuffavano in mare giravano attorno a un’imbarcazione, e infine ritornati alla spiaggia, si arrampicavano su un tronco, dove in cima si trova l’oggetto desiderato. Il segnale fu dato e Hagor e gli atri cominciarono a correre, molti si precipitarono giù per il pendio rischiando rovinose cadute, e molti, in effetti, caddero, mentre Hagor e Axsterio si risparmiarono, divertendosi a sorpassarsi a vicenda. Presero la gara seriamente solo dopo d’esser tornati sulla spiaggia una seconda volta, superarono tutti gli altri e ognuno puntò verso il tronco interessato, afferrarono il pettinino contemporaneamente, e raggiunsero il traguardo pochi passi l’uno dall’altro, porgendo il loro prezioso trofeo alle due fanciulle, che lo presero e lo misero fra i capelli, promettendo che al loro diciottesimo compleanno sarebbero diventate le genitrici dei due valorosi principi.
Yasmina e Asia, rimasero tranquille finché Hagor e Axsterio non si arrampicarono sul tronco, da quel momento cominciarono a dimenarsi e a incitare il loro bignamino, e non si calmarono finché raggiunsero la linea del traguardo. Hagor fu il primo a raggiungerlo, ansimante porse il pettinino a Yasmina, la quale dopo d’averlo mostrato disse:
“Il nobile Transet ha corso e vinto per me, ed io giuro su questo pegno, che al mio diciottesimo compleanno diventerò sua sposa e genitrice”.
Detto ciò si mise il pettine fra i capelli, fra tempo anche Axsterio era arrivato e aveva offerto il suo pegno ad Asia, che ripete le stesse parole di Yasmina. Nadir e Malyk guardarono Karnak, che abbassò lo sguardo, nessuno parlò ma l’aria sul palco si era fatta tesa, vi rimase fino a che non si ritrovarono nella grande sala da pranzo. Nadir aveva organizzato una cena d’addio per il sovrano e la sua famiglia, ma nessuno parlava quella sera, finché Nadir, fu costretto ad annunciare il balletto di Yasmina e di Asia, le due fanciulle ballarono con grazia e leggiadria, poi si avvicinarono ai due giovani, a quel punto Nadir sibilò verso Hagor.
“Transet, spero che tu sia vittorioso su i tuoi nemici, come lo sei stato oggi, ma che non lo consideri solo un gioco, come la gara di oggi”.
“ Ti ringrazio per l’augurio Nadir, ma ti assicuro che né la gara d’oggi né la battaglia che affronterò per me e mio fratello è un gioco: quando abbiamo deciso di partecipare alla gara eravamo ben consci di ciò che rappresentava partecipare. E quando abbiamo deciso di dare battaglia agli uomini di Rasut eravamo ben consci dei rischi cui andremo in contro; quindi non temere mio nobile amico, l’onore di tua figlia e della dolce Asia non sarà infangato”, rispose Hagor con lo stesso tono.
“Mio nobile Transet, come il nobile Nadir io ti auguro di estirpare le erbacce che stano infestando il nostro giardino, ma tu converrai con me che raccogliere un bocciolo appena spuntato non sia saggio. Un bocciolo che è raccolto e innestato in una pianta assai più matura potrebbe essere danneggiato, quindi è consigliabile lasciarlo con la sua pianta madre finché non sarà maturo”, intervenne Malyk, mandando in confusione Wiliam con le sue metafore.
Hagor stava per rispondere, ma al suo posto rispose Axsterio, usando anche lui le metafore dedicate ai fiori.
“Mio nobile Malyk, perdona se ti rispondo io al posto di mio fratello, che son certo condivida il mio pensiero”, Hagor annuì, mentre Malyk gli fece cenno di continuare. “Certamente noi estirperemo l’erbaccia dal nostro giardino, in modo da non far soffocare i delicati boccioli e le piante assai rare; e con altrettanta certezza che ti assicuro che nessuno dei due non coglierebbe mai un bocciolo appena spuntato, bisognoso ancora di molte cure, soltanto quando il bocciolo sarà sbocciato e forte abbastanza allora sarà raccolto e innestato in una pianta assai forte”.
“Le tue parole sagge mio nobile principe mi rincuorano, e ancora una volta mi dimostrano che avete come guida un grande saggio”.
Axsterio si limitò a muovere leggermente il capo per ringraziarlo, mentre Wiliam si chiedeva che centrassero i fiori con ciò di cui avevano discusso Hagor e Nadir, stava per chiederlo ma fu preceduto a Karnak che disse:
“Miei nobili signori credo che sia giunta l’ora per noi di ritirarci, poiché domani dobbiamo partire presto, e inoltre i nostri delicati boccioli abbiano già reclinato il capo”.
Tutti furono d’accordo e ognuno si ritirò nelle proprie stanze. La mattina seguente ci fu la cerimonia dell’addio: fu lunga ed elaborata come quella di benvenuto, quando il Falco Del Mare si staccò dal suo ormeggio il sole era già alto nel cielo; Asia e Yasmina raggiunsero lo scoglio e salutarono i due giovani che promisero di tornare presto da loro.
venerdì 26 settembre 2014
UN SOVRANO FRA LE STELLE (LA GARA DEI PETTININI
LA GARA DEI PETTININI
Hagor avvisò i suoi ufficiali, di ciò che lui e i suoi famigliari avevano deciso, sul primo momento erano rimasti sorpresi, ma nessun protesto, Maxs si limitò a invitare Hagor a parlare all’equipaggio. Hagor accettò di buon grado il consiglio di Maxs, ma prima di parlare all’equipaggio, sentì il bisogno di farlo con la nave. Fermo sul molo la osservò allungo poi le sussurrò:
“Sto per spingerti contro a un’impresa che potrebbe essere mortale, per entrambi”, appoggiò la mano sullo scafo, e la nave ondeggiò come per cogliere la sua carezza, “E dovrai veramente volare come un falco, ma io so che sarai un’ottima predatrice, e che nessuno di noi due si farà male, perché tu sarai perfetta”, la nave ondeggiò ancora, per confermargli che non lo avrebbe mai tradito. Hagor era così concentrato nella sua immaginaria conversazione con la nave che non si accorse di Yasmina finché lei non parlò:
“Parli da solo come i matti, mio principe?”.
Hagor sussultò, si girò verso di lei e si accorse che la ragazzina lo guardava con gli occhi divertiti. In quel mese aveva passato molto tempo con lei, e sapeva che in quello sguardo divertito vi era anche una grande gioia di vivere, ma Hagor non si soffermò solo su i suoi occhi; accarezzò con lo sguardo la sua pelle ambrata, che brillava alla luce del sole, e i suoi capelli mandavano bagliori ramati. Hagor pensò che presto si sarebbe trasformata in una splendida rosa da cogliere, e che a lui sarebbe piaciuto cogliere. Yasmina era vestita con i soliti pantaloncini e la tunica corta, e sotto la stoffa leggera Hagor notò i due piccoli seni e sentì di nuovo quel senso d’inquietudine, mista di desiderio e di disperazione, poiché poteva far altro che guardarla, sospirò e le chiese:
“Che cosa vuoi Yasmina?”.
“È vero che parti dopo domani? E che lasci sola la piccola Yasmina?”.
“Sì, dopodomani parto, devo tornare a casa, ma tornerò, e tu non sari sola, con te c’è la tua famiglia”.
Erano entrambi seduti sul molo, e con i piedi Yasmina scalciava le piccole onde della risacca, poi a un tratto gli domando:
“Yasmina ti piace, al meno un pochino, mio principe?”.
“Primo si dice: io ti piaccio almeno un pochino, e poi quante volte ti devo ripetere che non devi parlare in terza persona di te stessa?”.
“Smettila di fare il maestro, e rispondi alla mia domanda”, gli disse lei imbronciata.
“Sì mi piaci mio dolce folletto”, le rispose Hagor sorridendo.
“Che cosa è un folletto, mio principe?”.
“È un essere mitologico che spunta sempre quando meno te lo aspetti, e tu sei così Yasmina”.
“E a te piace che io sia così?”.
“Sì”, le rispose semplicemente lui.
Yasmina gli si fece più vicina, le loro mani si toccarono, si guardarono, poi con un po’ di timidezza lei sussurrò.
“Mio principe, io, perché non chiedi a mio padre…”, finì la frase per la vergogna.
“Che cosa devo chiedere a tuo padre Yasmina?”, la incoraggiò Hagor.
“Chiedi a mio padre, che io diventi la tua genitrice”. Hagor girò di scatto la testa verso di lei, il morso del desiderio lo colse ancora, perché si era accorto che era arrossita e in quel momento era bellissima. Era rimasto sorpreso per la sua audacia, nessuna fanciulla chiedeva al giovane che le piaceva di diventare la madre dei suoi figli. Yasmina continuava a guardarlo con i suoi grandi occhi, e poiché lui non parlava, gli disse: “Lo so che per un uomo forte come te tre anni sono tanti, ma io desidero tanto esserlo, ti prego Hagor”.
“So che domani donerai il pettinino, che portavi il giorno del mio arrivo, per la gara, io lo vincerò”.
“E così tutti sapranno che mi vuoi come genitrice”.
“Esatto, sempre che tu sia ancora dell’idea domani”.
“Oh lo sarò, sono così felice mio principe”.
Yasmina l’abbraccio con slancio. Hagor mentre godeva, di quell’abbraccio pensò: (Devo essere impazzito, è una bambina), eppure sapeva che quella bambina lui l’amava.
Hagor e Axsterio si guardarono, e con un leggero movimento del capo si confermarono l’accordo preso. Hagor aveva osservato gli altri avversari e aveva concluso che nessuno di loro lo poteva impensierire, nemmeno il fratello di Asia, ciò valeva anche per Axsterio, entrambi erano consapevoli di portare a termine la loro gara senza difficoltà. Yasmina e Asia consegnarono il loro pettinino e andarono a sedersi alle spalle dei genitori. Karnak era un po’ teso, sapeva bene cosa rappresentasse quella gara: era l’unico momento in cui i giovani dichiaravano i loro sentimenti per le ragazze, ed era anche l’unico momento in cui le giovani potevano esprimere le loro preferenze. La gara iniziava in cima a una delle verdi colline che scendevano verso la spiaggia: i concorrenti correvano giù e raggiungevano la spiaggia, si tuffavano in mare giravano attorno a un’imbarcazione, e infine ritornati alla spiaggia, si arrampicavano su un tronco, dove in cima si trova l’oggetto desiderato. Il segnale fu dato e Hagor e gli atri cominciarono a correre, molti si precipitarono giù per il pendio rischiando rovinose cadute, e molti, in effetti, caddero, mentre Hagor e Axsterio si risparmiarono, divertendosi a sorpassarsi a vicenda. Presero la gara seriamente solo dopo d’esser tornati sulla spiaggia una seconda volta, superarono tutti gli altri e ognuno puntò verso il tronco interessato, afferrarono il pettinino contemporaneamente, e raggiunsero il traguardo pochi passi l’uno dall’altro, porgendo il loro prezioso trofeo alle due fanciulle, che lo presero e lo misero fra i capelli, promettendo che al loro diciottesimo compleanno sarebbero diventate le genitrici dei due valorosi principi.
Yasmina e Asia, rimasero tranquille finché Hagor e Axsterio non si arrampicarono sul tronco, da quel momento cominciarono a dimenarsi e a incitare il loro bignamino, e non si calmarono finché raggiunsero la linea del traguardo. Hagor fu il primo a raggiungerlo, ansimante porse il pettinino a Yasmina, la quale dopo d’averlo mostrato disse:
“Il nobile Transet ha corso e vinto per me, ed io giuro su questo pegno, che al mio diciottesimo compleanno diventerò sua sposa e genitrice”.
Detto ciò si mise il pettine fra i capelli, fra tempo anche Axsterio era arrivato e aveva offerto il suo pegno ad Asia, che ripete le stesse parole di Yasmina. Nadir e Malyk guardarono Karnak, che abbassò lo sguardo, nessuno parlò ma l’aria sul palco si era fatta tesa, vi rimase fino a che non si ritrovarono nella grande sala da pranzo. Nadir aveva organizzato una cena d’addio per il sovrano e la sua famiglia, ma nessuno parlava quella sera, finché Nadir, fu costretto ad annunciare il balletto di Yasmina e di Asia, le due fanciulle ballarono con grazia e leggiadria, poi si avvicinarono ai due giovani, a quel punto Nadir sibilò verso Hagor.
“Transet, spero che tu sia vittorioso su i tuoi nemici, come lo sei stato oggi, ma che non lo consideri solo un gioco, come la gara di oggi”.
“ Ti ringrazio per l’augurio Nadir, ma ti assicuro che né la gara d’oggi né la battaglia che affronterò per me e mio fratello è un gioco: quando abbiamo deciso di partecipare alla gara eravamo ben consci di ciò che rappresentava partecipare. E quando abbiamo deciso di dare battaglia agli uomini di Rasut eravamo ben consci dei rischi cui andremo in contro; quindi non temere mio nobile amico, l’onore di tua figlia e della dolce Asia non sarà infangato”, rispose Hagor con lo stesso tono.
“Mio nobile Transet, come il nobile Nadir io ti auguro di estirpare le erbacce che stano infestando il nostro giardino, ma tu converrai con me che raccogliere un bocciolo appena spuntato non sia saggio. Un bocciolo che è raccolto e innestato in una pianta assai più matura potrebbe essere danneggiato, quindi è consigliabile lasciarlo con la sua pianta madre finché non sarà maturo”, intervenne Malyk, mandando in confusione Wiliam con le sue metafore.
Hagor stava per rispondere, ma al suo posto rispose Axsterio, usando anche lui le metafore dedicate ai fiori.
“Mio nobile Malyk, perdona se ti rispondo io al posto di mio fratello, che son certo condivida il mio pensiero”, Hagor annuì, mentre Malyk gli fece cenno di continuare. “Certamente noi estirperemo l’erbaccia dal nostro giardino, in modo da non far soffocare i delicati boccioli e le piante assai rare; e con altrettanta certezza che ti assicuro che nessuno dei due non coglierebbe mai un bocciolo appena spuntato, bisognoso ancora di molte cure, soltanto quando il bocciolo sarà sbocciato e forte abbastanza allora sarà raccolto e innestato in una pianta assai forte”.
“Le tue parole sagge mio nobile principe mi rincuorano, e ancora una volta mi dimostrano che avete come guida un grande saggio”.
Axsterio si limitò a muovere leggermente il capo per ringraziarlo, mentre Wiliam si chiedeva che centrassero i fiori con ciò di cui avevano discusso Hagor e Nadir, stava per chiederlo ma fu preceduto a Karnak che disse:
“Miei nobili signori credo che sia giunta l’ora per noi di ritirarci, poiché domani dobbiamo partire presto, e inoltre i nostri delicati boccioli abbiano già reclinato il capo”.
Tutti furono d’accordo e ognuno si ritirò nelle proprie stanze. La mattina seguente ci fu la cerimonia dell’addio: fu lunga ed elaborata come quella di benvenuto, quando il Falco Del Mare si staccò dal suo ormeggio il sole era già alto nel cielo; Asia e Yasmina raggiunsero lo scoglio e salutarono i due giovani che promisero di tornare presto da loro.
lunedì 16 giugno 2014
UN SOVRANO FRA LE STELLE ( LA DECISIONE
LA DECISIONE
Hagor e Axsterio passarono delle giornate indimenticabili in compagnia di Yasmina e Asia, le due ragazzine, come folletti sapevano sempre ciò che i due giovani avessero in mente. Yasmina però avvolte faceva esasperare Hagor, con il suo comportamento esuberante, mentre Asia con la sua dolcezza mandava in confusione Axsterio.
Il soggiorno a Scharon durò quasi un mese, Hagor fece controllare la nave, Karnak dopo i primi giorni di colloqui con Nadir e i suoi dignitari si recò nei luoghi, dove aveva, imparto ad amare la sua Elisabhet, l’unico che non provava piacere a restare in quei luoghi era Wiliam, Karnak cercò di coinvolgerlo nelle sue passeggiate, ma al figlio non interessava conoscere i luoghi dove i suoi genitori si erano innamorati. Wiliam chiese al padre quando sarebbero ripartiti, ma Karnak gli rispose che aspettava notizie dallo zio di Nadir, Aziz Dragi, forse uno dei principi più importanti delle terre del sud. Nel frattempo Hagor e Axsterio insieme hai fratelli delle due ragazzine, impararono a conoscere anche la parte più nera dell’isola, ma ciò nonostante le informazioni che i due giovani cercavano, continuavano a sfuggirgli.
Karnak alla fine si spazientì e decise di ripartire, anche perché la sua presenza era richiesta a Semiramide, quindi andò dal nipote e gli disse.
"Hagor, ho deciso di tornare a casa".
"Senza aspettare Aziz? Mi sembrava che ci tenessi molto a incontrarlo?".
"Sì, ci tenevo molto, ma forse non è riuscito a venire, oh forse essendo l’uomo più influente che queste terre, Rasut cerca di catturarlo o altro. In ogni modo dobbiamo tornare a casa il consiglio a bisogno di me".
"Va bene, e quando vorresti partire?".
"Facciamo fra tre giorni, così diamo ancora un po’ di tempo ad Aziz".
"D’accordo, così anch’io ho il tempo di organizzare la partenza".
Hagor informò i suoi ufficiali dell’eminente partenza, dando disposizione per il rifornimento della nave; aveva appena congedato i tre ufficiali quando entro nella sua cabina Axsterio, Hagor compreso subito che il fratello era agitato per qualcosa, gli domandò:
"Axsterio, si può sapere che cosa ti è successo?".
Axsterio gli raccontò ciò che quella mattina, era accaduto con Asia: a quanto pareva Asia aveva condotto Axsterio in una parte dell’isola poco frequentata dalla sua gente, una volta sul luogo Axsterio aveva scoperto che vi era una piccola laguna, e poiché faceva molto caldo, Asia, lo aveva invitato a fare il bagno, e senza aspettare la sua risposta si era spogliata; Axsterio sentito crollare tutte le certezze che aveva sul suo amore per Silvia. Disse al fratello che dopo d’averla fatta rivestire era tornato alla nave per parlarne con lui. Hagor sospiro affermando che anche Yasmina aveva fatto lo stesso con lui, una volta giunti nella baia di Transet, e anche lui dopo d’averla rimproverata si era sentito confuso e sorpreso per i sentimenti che Yasmina gli aveva fatto nascere nel cuore. I due fratelli rimasero in silenzio per un po’, poi Axsterio domando a Hagor.
"Se per caso scegliessi Asia invece di Silvia, tu mi riaccompagneresti qui per chiedere la sua mano?".
"Certo che lo farei, anche perché credo che il nostro destino, in parte, sia legato a queste terre e alle sue genti".
"Tu credi? Oh ti stai lasciando influenzare da questa gente?".
"Axsterio, lo sai benissimo che io non mi lascio influenzare da nessuno", gli rispose Hagor un po’ risentito, poi aggiunse: "Se mi chiedi come lo so, non saprei come rispondere, ma ti garantisco che saremo noi a riportare la pace in queste terre".
Axsterio riflette sulle parole del fratello poi gli chiese:
"E se il nonno lo impedisce, cosa faremo?".
"Il nonno non può impedirci d’andare incontro al nostro destino. Lo sa lui, come lo sappiamo noi", Axsterio si limitò da annuire, a quel punto Hagor cambiò discorso. Informò il fratello che quella sera sarebbe andato in un locale del porto, per cercare le informazioni che tanto cercavano, aggiunse che però voleva andarci senza i fratelli delle loro graziose amiche, gli dichiarò che voleva andarci con abiti usati, e soprattutto sembrare un marinaio del luogo, per incutere più fiducia nella gente. Axsterio approvò ciò che aveva in mente, ma quando Hagor lo invitò a unirsi a lui e agli ufficiali della nave, rifiutò l’invito perché voleva schiarirsi le idee, Hagor non insistette, ma gli affermò che se avesse cambiato idea sarebbe stato il benvenuto.
Axsterio non cambiò idea e Hagor andò al locale solo con i suoi uomini. Giunto davanti al locale pensò che fosse una vera topaia, ma ormai era lì e doveva entrarci. Neb, Dev e Maxs lo guardarono pensando che sarebbe tornato indietro, invece Hagor dopo un sospiro appoggiò la mano sulla maniglia e aprì la porta; un’ondata di fumo e alcol lo investì, mentre si guardava attorno. A un tratto una ragazzetta dal seno prosperoso e dall’abito succinto, gli si avvicinò ammiccando e gli chiese se voleva un tavolo, Hagor annuì e in più gli chiese di dargli il tavolo di fronte alla porta. La ragazza pulì il tavolo con uno straccio e fece accomodare Hagor e i suoi uomini, e ordinò per lui e i suoi uomini. Hagor decise di lasciare il locale verso l’una di notte, rassegnato di non avere le informazioni che tanto desiderava, ma proprio nel momento in cui faceva cenno alla cameriera di portargli il conto, entrarono tre uomini, si capiva che erano marinai da poco sbarcati, desiderosi di bere e divertirsi con qualche ragazza dal facile costume, ma il bere e la compagnia li rese anche loquaci. Hagor si concentro su quello che dicevano, e tra una risata e l’altra comprese che parlavano di lui e della sua nave: i tre sapevano che due giorni dopo sarebbe ripartito per raggiungere le terre del nord, il loro comandante aveva ricevuto l’ordine di catturare la nave e il suo comandante e uccidere tutto l’equipaggio e i membri maschili della famiglia reale. Hagor li lasciò bere da soli, poi quando li vide su di giri, offrì, loro dell’altra birra, che i tre gradirono, lo invitarono al loro tavolo; quando Hagor lasciò il locale, era già giorno, ma benché fosse stanco, era soddisfatto di ciò che aveva ottenuto dai tre marinai. I pensieri di Hagor su come comunicare al nonno e agli altri, che nel viaggio di ritorno sarebbero stati attaccati dagli uomini di Rasut, certo ora sapeva come uomini in gamba si lasciavano ingannare dal nemico, e lo avrebbe spiegato a suo nonno. Ma suo nonno avrebbe accettato la sua idea di contro attaccare. Con questi pensieri arrivò alla nave, mandò a dormire i suoi uomini, stava per fare altre tanto quando suo padre gli sbarrò la strada. Wiliam dimentico che davanti a lui vi era un giovane uomo, e trattò il figlio come un bambino disubbidiente, lo tempestò di domande, e lo accusò d’essere ubriaco, di puzzare come un barbone, poiché i suoi abiti erano sporchi e logori, che doveva ricordarsi in ogni momento che lui era un principe reale. Hagor avrebbe anche sopportato il resto, in fondo suo padre poteva essere anche preoccupato per lui, ma come il suo bisnonno non sopportava quell’aria di sufficienza accompagnata alla parola “principe”; quindi lo guardò negli occhi e gli rispose, che quante volte salisse e scendesse dalla sua nave, erano affari suoi. E anche se sembrava, uno straccione ubriaco non lo era, e con molta probabilità il fatto di essere vestito in quel modo avrebbe salvato la vita a tutti loro, poi rivolgendosi a Karnak lo invitò a raggiungerlo nella sua cabina due ore dopo.
Axsterio e Karnak avevano assistito alla scena, il primo pensò bene di allontanarsi, il secondo decise che forse era giunto il momento di parlare con Wiliam del suo atteggiamento lontano e distaccato nei riguardi dei figli e fargli capire che non aveva più dei bambini, al meno i primi tre non lo erano più, quindi cercando di rimanere calmo, cercò di attirare l’attenzione del figlio ma Wiliam si girò verso di lui e arrabbiato gli disse.
"Contento? Hai visto cosa hai ottenuto dandogli il comando di una nave? Si crede già adulto, e invece e solo un bambino che gioca a fare il comandante. La gente di qui poi, come degli idioti hanno solo peggiorato le cose", Axsterio, anche se si era allontanato, stava osservando la scena e si accorse subito che suo nonno si stava arrabbiando, a Karnak, infatti, aveva cominciato a tremare la gamba destra, l’unico che non se n’era accorto era Wiliam. Cercando di rimanere calmo Karnak gli disse:
"Tuo figlio non gioca a fare il comandante: tuo figlio è il comandante. Io non ho fatto proprio niente, se Hagor è al comando della nave, è solo perché era il migliore del suo corso; e inoltre ti do un consiglio, non trattare mai più Hagor in quel modo davanti ai suoi uomini: tuo figlio non ha fatto una marachella da bambino disubbidiente, e se è stato fuori tutta la notte e si è vestito a quel modo avrà avuto le sue buone ragioni. E temo che le scopriremo molto presto".
Wiliam non badò all’ultima frase pronunciata dal padre, e urlando di nuovo gli disse:
"Stammi a sentire, io sono suo padre e lo tratto come mi pare, tu sei solo il nonno e dovresti occuparti di viziare lui e gli altri nipoti, e dovresti lasciare il compito di educarli a me e alla loro madre".
Karnak strinse gli occhi: Wiliam questa volta aveva veramente esagerato, come si permetteva di affermare che lui doveva solo viziare i nipoti, che per quasi vent’anni lo aveva sostituito completamente; no questa volta non sarebbe stato zitto, avrebbe detto al figlio ciò che pensava da qualche tempo sul suo comportamento, quindi gli disse:
"Ma come osi dirmi di non occuparmi della loro educazione, quando sono vent’anni che lo faccio. Tu dici di essere il padre, e dimmi quando lo avresti capito? Stanotte forse? Credi che appellarsi a padre sia solo preoccuparsi se per una notte uno dei tuoi figli non rientra a dormire, quando ormai sono degli adulti fatti. No caro mio essere padre significa seguirli fin da quando sono in fasce, ma tu questo non lo sai, perché hai sempre lasciato a me questo compito. Tu non ci sei mai quando hanno bisogno di te, tu ti sei perso ogni gioia e ogni dolore che li ha colpiti. Wiliam c’è un’altra cosa che devo dirti è ora che cresci e diventi un uomo", finì Karnak furente.
Wiliam era rimasto talmente sorpreso per la reazione del padre che per un momento non riuscì a parlare poi, sussurrò:
"Padre stai dicendo forse che non amo i miei figli?".
Il tono quieto di Wiliam fece calmare in parte Karnak che rispose.
"No, so benissimo che li ami, ma li ami senza dimostrarlo non serve, un figlio ha bisogno del calore del genitore, ha bisogno di essere consolato se soffre, ha bisogno di sapere che gioisce con lui se è felice, e ha bisogno di sapere che suo padre sia dalla sua parte, anche se crede che sbagli, ma tu hai i tuoi figli non lo hai dimostrato; io vorrei tanto sapere cosa ti tiene lontano da loro?".
"Non so come spiegarlo, quando Mirian mi ha detto di aspettare un bambino ero felice, lo sono stato per tutte le quattro volte, quando è nato Axsterio e Miriam mi ha detto di prenderlo in braccio avrei voluto farlo ma quando stavo per farlo lo visto cosi piccolo e indifeso che ho avuto paura di toccarlo, è stato così anche per gli altri tre. Pensa padre ho invidiato i miei figli perché hanno avuto il coraggio di prendere Maria fra le braccia appena nata, in seguito ho avuto paura di sbagliare, nessuno mi ha spiegato cosa dovevo fare".
Karnak comprese quanto poco conoscesse il figlio, si chiese in cosa avesse sbagliato con lui, eppure gli sembrava di averlo amato e educato allo stesso modo dei nipoti, sospirò e disse.
"Credi che a me lo abbiano insegnato? Wiliam non è una cosa che s’insegna, ma si comprende sul campo, e sbagliare fa parte della vita, ma tu puoi ancora avere l’occasione di provarci ancora, Maria è piccola e sono sicuro che con un po’ d’impegno da parte tua possa ancora conquistare il suo cuore, per quanto riguarda gli altri puoi provare a capire che uomini e che danna sono diventati".
"Tu credi che sia ancora possibile padre?".
"Sì, con un po’ d’impegno da parte tua".
"Padre parlami di loro, vuoi?".
"D’accordo, ma andiamo nella mia cabina".
Wiliam segui il padre, quando lo lasciò comprese quante cose, si era perso in quegli anni, si diresse verso la cabina di Hagor e una volta entrato lo trovò profondamente addormento. Hagor si era gettato sul letto senza vestiti dopo la doccia e Wiliam ammirò le fattezze del corpo del figlio pensando che il padre aveva ragione nel dire che era ormai un uomo. Il giovane si agitò nel sonno mormorando qualcosa, ma Wiliam non comprese cosa diceva, nel guardarlo sentì l’impulso di accarezzarlo e dentro di se pensò: (Ti voglio bene bambino mio, e mi dispiace di non saperlo dimostrare come vorrei o come vorresti tu). Wiliam, poi prese una coperta e copri il figlio, lasciandolo dormire, per andare a parlare con il figlio maggiore.
Hagor si sveglio in preda agli incubi: la nave data alle fiamme, il suo equipaggio sterminato e i suoi cari giacevano morti ai suoi piedi, mentre lui era trascinato via per essere torturato e ucciso. Smarrito, si guardò attorno, poi realizzò d’essere ancora nella sua cabina, sulla sua nave, ricordò d’aver detto a Karnak di raggiungerlo dopo paio d’ore dal suo rientro e ricordò anche la discussione con il padre, fece una smorfia, guardò l’orologio sul comodino, segnava l’ora di pranzo, si alzò di scatto era sicuro d’averla puntata per le dieci. Improvvisamente si rese conto che nella stanza vi era stato qualcuno, si chiese chi e perché non si fosse svegliato, la risposta che si diede fu: che con molta probabilità l’uomo che era entrato per lui non era un pericolo. Sospirò una volta vestito raggiunse la stanza principale della cabina, prese l’uva dalla fruttiera e cominciò a mangiare e a pensare come annunciare a suo nonno e agli altri come Rasut attaccava le navi e soprattutto convincerli ad attaccare la nave mandata per distruggerli per primi. Sentì a bussare e pensò che fosse suo nonno ma era il padre, pensò di non avere alcuna voglia di discutere, ma a sorpresa suo padre si scusò per il comportamento della mattina, affermandogli che a parlare era stata solo la preoccupazione, Hagor era così sorpreso che per un istante non seppe che dire, poi gli affermò che forse avevano esagerato entrambi, uno per la preoccupazione e l’altro per la stanchezza, quindi era molto meglio finire lì la discussione. Il padre fu d’accordo e in quel momento furono raggiunti da Axsterio e da Karnak.
Hagor li fece accomodare ed esordì
"Ho scoperto in che modo Rasut attaccato le navi che hai mandato in aiuto ai vari principati", calò il silenzio poi Karnak gli chiese:
"Davvero? E come lo hai scoperto?".
"Questa notte è attraccata una nave in porto, e alcuni dei suoi marinai sono entrati nel locale, dove mi ero recato; poiché io e i miei ufficiali indossavamo abiti locali, ci hanno scambiato per marinai dell’isola, per un po’ li ho lasciati bere da soli, in modo che abbassassero la guardia. A quel punto ho offerto loro da bere: e loro gentilmente mi hanno invitato al loro tavolo, io gli ho lasciato credere che fossi dalla parte di Rasut, e poiché la birra li aveva resi, loquaci mi hanno raccontato ogni cosa".
"Avanti dici come fanno ad attaccare le nostre navi", l’invito a proseguire Karnak.
"D’accordo, usano la tribù dei Badin", Hagor spiegò che la parola “Badin” significava bambino; la tribù era chiamata così perché gli adulti non superavano mai il metro e cinquanta d’altezza. I Badin erano, una delle tribù più bellicose della zona, si poteva affermare con tranquillità che erano molto spietati con i loro nemici. Gli uomini di Rasut, li convincevano a combattere per loro con la promessa, che una volta salito definitivamente al potere Rasut li avrebbe resi i signori di tutte le terre confinanti la loro, ma la promessa che più allettava i Badin era la possibilità di uccidere impunemente chi volevano. Naturalmente Hagor spiegò che i comandanti, una volta fatti salire sulle loro navi li facevano vestire come se fossero dei bambini, e una volta avvistata la nave nemica, chiamavano il comandante affermando che avevano abbordo dei bambini ammalati, e di aver finito le medicine, a quel punto il comandante impietosito lasciava avvicinare la nave. Hagor concluse dicendo: "Il resto lo capite anche da soli".
"È spaventoso", sussurrò Wiliam.
"Sì papà lo è, ma c’è un’altra cosa che devo dirvi".
"Immagino che non ci piacerà ciò che devi dirci, non è così ragazzo mio".
"Sì nonno è così".
"Lo immaginavo. Su Hagor non tenerci sulle spine", finì Karnak.
"Il comandante della nave attraccata questa notte in porto ha l’ordine di attaccarci quando saremo in alto mare". Calò il silenzio, Wiliam stava già pensando di chiamare la capitale e farsi venire a prendere con il resto della famiglia ma Hagor non aveva finito con le sorprese, dopo d’aver confermato che sulla nave ci sarebbero stati i Badin, disse; "Sentite, ora sappiamo come agiscono, e potremmo sfruttarlo a nostro vantaggio".
"In che modo?", chiese Axsterio.
"Attaccando noi per primi", rispose Hagor.
"Spiegati meglio", l’invitò Axsterio.
"Nel momento in cui il comandante della nave comincerà a parlare per impietosirmi, io lo prenderò a cannonate", rispose Hagor sorridendo.
Axsterio guardò il fratello negli occhi, capì che egli aveva già preso la sua decisione e che l’avrebbe messa in atto, anche se loro non erano d’accordo, si alzò e cominciò ad andare avanti e indietro; pensò quanto era cambiato il fratello negli ultimi mesi, sicuro di se e soprattutto prendeva decisioni senza farsi consigliare da Karnak, insomma era diventato un uomo. Axsterio sapeva che era giunto il momento di prendere una decisione da uomo o forse da futuro re, anche se prima di lui sarebbe salito al trono suo padre, si fermò e guardando il fratello minore gli disse:
"Va bene attacchiamo prima noi".
Karnak girò la testa verso di lui, sorpreso di sentirlo parlare in quel modo, certo non era rimasto sorpreso di sentirlo proporlo da Hagor, ma che Axsterio fosse d’accordo con il fratello lo aveva sorpreso non poco, li guardò entrambi e vi lesse la determinazione di portare a termine il piano di Hagor. S’infuse coraggio e chiese.
"D’accordo ammette pure che attacchiamo prima noi, ma attacchiamo solo per distruggere la nave nemica? Inoltre ci vorrà un piano".
"Nonno, pensi davvero che ti proporrei di attaccare per primi senza un piano?".
"Un momento, state davvero pensando di attaccare prima noi?", domandò Wiliam sconvolto.
"Sì papà, è ora che i sovrani di questa galassia, mostrino a tutti chi sono", rispose Axsterio.
"Ma potremmo farci venire a prendere, e comunicare l’informazione a qualche ammiraglio", suggerì Wiliam.
Hagor accavallò le gambe facendo una smorfia, mentre Axsterio gli rispose.
"No, quest’informazione l’abbiamo cercata da quando siamo partiti e ora che l’abbiamo, la sfrutteremo noi. Inoltre se facciamo come dici il popolo, penserà che chi li governi sono solo dei vigliacchi, che non li sanno proteggere. No papà, saremo noi a sfruttare ciò che sappiamo".
"I ragazzi hanno ragione Wiliam, non possiamo aspettare, Hagor esponi il tuo piano".
Hagor invitò i tre a seguirlo vicino al tavolo tipografico, mostrò loro, dove la nave nemica avrebbe incrociato la sua rotta con la loro. Karnak gli domandò come mai si sarebbero incontrati solo cinque giorni più tardi dalla loro partenza da Scharon, Hagor rispose che prima il comandante doveva andare a prendere i Badin, quindi loro avevano tutto il tempo di prepararsi per contrastarli; Wiliam non tentò più di persuadere i suoi famigliari e si lasciò trascinare dal piano. Hagor sapeva che suo padre non era un combattente da corpo a corpo, quindi gli domandò se tirava ancora con il fucile a raggio, Wiliam rispose che qualche volta lo faceva ancora, ma che la sua media non era più a cento per cento, Hagor gli domandò quanti bersagli in movimento prendesse su dieci, una volta ascoltata la risposta, gli disse che da quel momento si sarebbe esercitato per raggiungere il massimo, poiché ne sbagliava molto pochi. Ora che la decisione era stata presa Axsterio informò il fratello che aveva iscritto entrambi alla gara del pettinino, che si sarebbe svolto il giorno dopo, Hagor stava per protestare ma Axsterio lo fece tacere sul nascere, dicendogli:
"La gara di domani per Asia e Yasmina è molto importante, potranno mettere impaglio i loro pettinino, quello che portavano il giorno della festa, Asia vuole che sia io ad averlo, mentre Yasmina…".
"Vuole che lo abbia io", concluse Hagor.
"Già, ma tu dovrai vincere, perché il pettinino di Yasmina, sarà messo sul pennone più alto, essendo la figlia del principe, e so per certo che il fratello maggiore di Asia lo vuole per se".
"Ho capito Axsterio", disse Hagor pensieroso, poi sorridendo aggiunse, "Ma sì, divertiamoci finché non ripartiamo".
"Sapevo che saresti stato d’accordo fratellino".
Karnak sorrise, sapendo che la prova del giorno dopo aveva un significato assai più importante di un semplice divertimento, sapeva che i due giovani lo sapevano, ma chissà come l’avrebbero presa i padri delle due ragazzine. Guardò Axsterio che stava finendo di spiegare il regolamento al fratello e fu orgoglioso di sapere che Axsterio era già in grado di prendere decisioni importati per il bene del popolo, e per la prima volta pensò di nominarlo suo diretto successore, al posto del padre.
giovedì 13 marzo 2014
UN SOVRANO FRA LE STELLE (LA CERIMOGNA DEL PUGNALE
LA CERIMONIA DEL PUGNALE
La costa frastagliata dell’ultimo regno, emerse dalla nebbiolina azzurra che la avvolgeva, la sabbia bianchissima, e le verdi colline scendevano verso il mare, formando un incantevole panorama. Hagor lo stava ammirando, e nonostante tutto che fosse la prima volta che lo vedeva aveva la sensazione di averlo già visto in passato, e di aver trascorso molto tempo su quella grande isola. Anche Karnak stava guardando la costa, e nella sua mente i ricordi si affollavano: su quella terra aveva imparato ad amare sua moglie, e a rispettare il suocero come se fosse un altro padre, pensò che se il tempo glielo avrebbe permesso avrebbe rivisitato i luoghi a lui più cari. Karnak e Hagor erano uno accanto a altro e sospirarono all’idea di trovarsi nel regno di Scharon. Entrambi si girano uno verso l’altro sorridendo, poi Hagor chiese.
"Nonno, questo è l’ultimo regno che visiteremo?".
"Sì, poi torneremo a casa".
"E quanto tempo conti di fermarti".
"Non so, possiedi nostalgia di casa?".
"Un po’, te lo chiedo perché vorrei controllare lo scafo della nave".
"Temi che qualche mangi legno sia riuscito a penetrare nel legno dello scafo?".
"Sì, so che è un po’ da matto, soprattutto perché la nave è appena uscita dai cantieri navali di Semiramide, ma…".
"Ma è meglio essere sicuri".
"Sì nonno".
Hagor però cambiò discorso, chiedendo a suo nonno cosa pensasse di Aset Rasut, Karnak gli rispose di essere molto perplesso, nessuno non aveva mai visto questo fantomatico signore, e che i suoi ordini erano eseguiti attraverso dei generali, ma che nessuno sapeva bene chi fossero e come agivano. Hagor allora raccontò a Karnak delle sue indagini, affermandogli che però non avevano portato a nulla, Axsterio e Wiliam si unirono alla discussione ma Wiliam minimizzava dicendo che il padre e i figli erano troppo severi nel tirare le loro conclusioni, inoltre non si spiegava perché il padre prendesse in considerazioni ciò che i due nipoti gli dicevano. Certo uno si stava dimostrando un buon comandante, ma presto si sarebbe stancato di quel gioco.
Hagor si scusò e diede il cambio al timoniere, Axsterio gli si mise accanto, Hagor virò di pochi gradi e l’apertura del canale naturale si aprì danti a loro. Il canale era formato da due faraglioni, la loro larghezza e altezza era di seicento metri. Hagor fece passare la nave nel centro esatto, sapeva che se fosse passato troppo vicino a uno dei due colossi di roccia, la sua nave avrebbe rischiato di essere trascinata da una delle forti correnti che scorrevano nelle vicinanze dei faraglioni. Appena la nave oltrepassò le due rocce Hagor ordinò di ammainare le vele. Il pericolo era passato e Hagor si rilassò perché ormai la nave era entrata nelle acque chete di una laguna, dove un piccolo scoglio emergeva. La nave sembrò quasi fermarsi accanto allo scoglio, Axsterio notò due fanciulle e sorridendo disse al fratello.
"Guarda fratellino ci sono due sirene sullo scoglio".
Hagor guardò nella direzione che Axsterio gli indicava, e vide le due fanciulle, erano molto graziose e ricambiarono il suo sorriso, poi lui e il fratello le salutarono mentre ordinava di portare i motori della nave a impulso tre, la nave sobbalzò in avanti superando lo scoglio, pochi minuti dopo il veliero attraccò nel porto di Scharon e Hagor e i suoi ricevettero il benvenuto da signore del luogo.
Yasmina e Asia stavano percorrendo il lungo corridoio che portava alla sala del trono, e le loro risate riempivano il palazzo. Yasmina era la figlia più piccola del principe Nadir Dragi. Asia invece era la figlia del suo consigliere e amico d’infanzia, Malyk Kandal. Le due bambine erano nate lo stesso giorno, alla stessa ora emettendo il loro primo vagito nello stesso momento: questo aveva fatto sì che i due genitori decidessero di farle crescere come sorelle. Le due ragazzine si compensavano: Yasmina era la più sfacciata e la più birichina e trascinava sempre Asia nelle sue marachelle; Asia invece era timida assennata ed equilibrata.
Giunte davanti alla porta della stanza del trono si fermarono per darsi un po’ di contegno, poi Yasmina fece cenno ai due uomini di guardia di aprire la porta per farle passare, quando furono davanti ai due genitori, congiunsero le mani e dissero.
"Cari padri ci hanno forse chiamato?".
Nadir rispose per entrambi spiegandoli motivo della loro convocazione. Nadir mostrò alle due ragazzine un pugnale di bellezza straordinaria, l’impugnatura e il fodero erano d’oro, con piccoli rubini incastonati qua e là, la lama era doppia e di un acciaio finissimo. Nadir spiegò che il pugnale era stato consegnato a suo padre dal nobile Transet, col compito di custodirlo finché non fosse tornato a prenderlo. Naturalmente Nadir aggiunse che il padre in seguito gli aveva lasciato il compito di custodirlo fino al ritorno di Transet, e ora il momento era giunto, spiegò che insieme al loro amato re viaggiava un giovane che nell’aspetto assomigliava a Transet, quindi se il giovane fosse stato davvero il nobile Transet, avrebbe richiesto il pugnale. Asia a quel punto domandò a Nadir.
"Nobile zio, perché avete scelto noi per restituire quest’oggetto prezioso?".
"Vedi mia cara Asia, solo mani pure possono toccare questo pugnale, e dimmi mia cara, chi meglio di due vergini può farlo? Voi siete pure nel corpo e nei pensieri, quindi più che adatte. Ora basta parlare dovete esercitarvi per quando lo consegnerete al giovane Transet".
Cosi Yasmina e Asia cominciarono a esercitarsi cercando di imparare tutto il cerimoniale, alla fine del terzo giorno Nadir decise che erano pronte.
Il gran giorno era arrivato, e Yasmina e Asia erano molto eccitate, i loro padri per l’occasione avevano fatto confezionare due abiti da cerimonia. Yasmina quel giorno decise che voleva vedere la nave che trasportava il re e, la sua famiglia, così convinse Asia andare allo scoglio; si preparano legando i capelli in una lunga treccia, piegarono i due vestiti e li misero in una borsa, andarono allo scoglio. Giunte allo scoglio misero al sicuro la borsa si tolsero i vestiti e salirono sul masso e si misero nell’attesa della nave. All’improvviso la nave apparve nell’imboccatura del canale naturale, passando tra i due faraglioni sembrava così minuscola, ma appena la nave fu accanto allo scoglio, alle due ragazzine sembrò gigantesca e strana, completamente diversa dalle navi che conoscevano. Yasmina era molto emozionata, una voce portata dal vento le aveva fatto vibrare il cuore, guardò Asia, ma la sua amica stava ancora guardando la nave come rapita. Per un attimo la nave sembrò fermarsi davanti allo scoglio, le due ragazzine esaminarono affondo i volti dell’equipaggio, ma alla fine si fermarono sul volto del timoniere e del ragazzo che era in piedi accanto a lui. A un tratto il giovane in piedi si piegò verso quello al timone e gli sussurrò qualcosa, il ragazzo si girò verso di loro e sorrise, ancora una volta Yasmina senti il cuore a sobbalzare; poi i due giovani le salutarono e loro risposero raggianti, il ragazzo al timone invitò ad accendere i motori e la nave scatto in avanti. Yasmina e Asia si guardarono, i loro occhi brillavano e alla fine in coro dissero.
"Hai visto com’è bello?", si misero a ridere, poi Asia disse: "Hai visto i suoi occhi verdi? Non sembrano due smeraldi?".
"Sì è vero", disse Yasmina ben felice che la sua amica parlasse del ragazzo in piedi, poi aggiunse: "Mentre l’altro ha le profondità marine negli occhi, e la sua voce è bellissima".
Già, ma adesso è meglio andare" rispose Asia ben felice di sapere che Yasmina parlava del ragazzo al timone.
Nadir guardava avvicinarsi la nave che trasportava i suoi ospiti illustri, ma di sua figlia e di Asia non c’era traccia, borbottò qualcosa e Malyk gli disse di calmarsi che presto le due birbantelle si sarebbero unite a loro. Non aveva ancora finito la frase che Asia e Yasmina comparvero, Nadir le avvicino e con fare minaccioso domandò, dove fossero state; Yasmina preferì dichiarare la verità al padre, perché sapeva, la punizione sarebbe stata severa se avesse mentito, così gli disse che erano andate allo scoglio per vedere la nave del re, poiché sull’isola non accadeva mai niente d’interessante. Nadir accettò la spiegazione della figlia e le disse che avrebbe perdonato lei e Asia se non avessero fatto errori nella consegna del pugnale, le due ragazzine annuirono, ma non ci fu più tempo per altro, la nave del re approdò.
Yasmina e Asia erano dietro alla fila delle loro famiglie, per vedere cosa accadeva davanti a loro ogni tanto si piegavano di lato: Yasmina sentì il cuore battergli forte quando vide il giovane dagli occhi blu dare il comando d’abbassare la passerella, accanto a lui c’era l’altro giovane e davanti c’erano due persone, uno sembrava molto vecchio, l’altro invece aveva l’età di suo padre.
Hagor e Axsterio dalla loro posizione potevano vedere oltre lo schieramento delle famiglie di Nadir e dei suoi dignitari, quindi videro le due ragazzine che si piegavano di lato per vedere ciò che accadeva, Hagor sussurrò al fratello sorridendo.
"Hai visto ci sono le nostre sirene la giù?".
"Già, sono proprio carine, non trovi fratellino?".
"Si lo sono", rispose Hagor.
Nadir cominciò a parlare con Karnak, e il saluto che i due si scambiarono, fu lungo ed elaborato, poi ognuno presentò la propria famiglia, Nadir presentò il suo consigliere più fidato e anche gli altri dignitari, in fine ci fu lo scambio dei doni; tutti pensavano ormai che il cerimoniale di benvenuto fosse finito ma Nadir congiunse le mani e guardando Hagor disse a Karnak.
"Mio nobile sovrano, permettimi di eseguire un ultimo ordine di mio padre".
"Esegui pure mio nobile amico, ma prima che tu proceda, posso chiederti quale fu l’ordine ricevuto dal tuo nobile padre?".
"Mio nobile sovrano, quando tu venisti in questo regno per la prima volta, eri accompagnato dal nobile Transet, egli lasciò in custodia a mio padre un oggetto molto prezioso, dichiarando inoltre che sarebbe tornato a prenderlo quando il popolo di queste terre sarebbe stato in pericolo. Ora queste terre lo sono, e anche se sappiamo che l’uomo che ti accompagnava allora è morto, noi abbiamo la certezza che il suo spirito si trova nel giovane che ti accompagna e che si trova alle tue spalle. Mio nobile sovrano, com’è possibile ciò?".
"Mio nobile amico, il giovane che è alle mie spalle non solo è mio nipote, ma anche il pronipote del nobile Transet. Tu ricorderai che con me e Transet, viaggiava una giovane donna, ebbene quella donna era la figlia del nobile Transet, poco tempo dopo al nostro rientro a casa ci siamo sposati, la nostra vita fu poi completata dalla nascita di mio figlio, che ti ho presentato poco fa, inseguito divenuto adulto anch’egli, si è sposato e avuto dei figli, e come avrai capito uno di loro e il giovane alle mie spalle".
"Comprendo mio nobile sovrano. Ora permettimi di poter parlare con lui direttamente".
"E sia Nadir".
Hagor sospirò quando Nadir fece la sua richiesta a Karnak, era convinto di ricevere l’ennesimo omaggio, quindi si preparo al rito di ringraziamento, ma questa volta si sorprese del modo in cui gli fu offerto, e dovette anche concentrarsi su ciò che diceva Nadir.
"Ben tornato mio signore, questa terra ti aspettava per renderti di nuovo omaggio, la tua gente ti onora per aver risposto alle sue preghiere".
"Io ti ringrazio mio nobile Nadir, ma per me non è ancora giunto il momento di rispondere alle preghiere di queste genti, e tu sai il perché", rispose Hagor sorprendendosi di ciò che diceva.
"Hai ragione mio signore; ma tu non me lo hai ancora chiesto ufficialmente, mio signore", rispose Nadir.
"Ebbene mio nobile amico, te lo chiedo ora, restituiscimi ciò che lasciai in custodia a tuo padre".
"Perdona la mia sfacciataggine mio signore, ma tu ricordi com’era l’oggetto che lasciasti a mio padre?".
Nadir voleva essere certo di chi aveva davanti, per un momento l’aria si fece tesa; tutti erano in ansia per la risposta che avrebbe dato Hagor ma, Hagor rispose:
"Mio nobile Nadir, lasciai a tuo padre un pugnale dalla lama doppia, con l’impugnatura e il fodero d’oro e rubini".
Nadir non disse nulla si limitò a sorridere, fece un leggero inchino e chiamo le due fanciulle; Axsterio guardò il fratello, avrebbe voluto chiedergli come sapesse del pugnale, ma non ebbe il tempo perché Nadir disse a Hagor:
"Mio nobile signore, lascia che le mani di queste due fanciulle, pure nel corpo e nei pensieri, ti porgono l’oggetto da te richiesto".
"Che le loro mani pure mi porgono l’oggetto". Hagor era confuso e si chiedeva come sapesse del pugnale, cercò di non pensarci e si concentro sui movimenti delle due fanciulle. Asia e Yasmina avanzarono verso Hagor, che le ammirò nel loro abito tradizionale. L’abito era formato dai pantaloni bianchi ricamati in oro sui lati, da una tunica lunga e bianca, ricamata come i pantaloni, tenuta stretta alla vita da una fascia, che poi attraversava il petto delle due giovani e passava in un’asola per poi ricadere dietro alla schiena, la lunga treccia di capelli fermata in cima da dei pettini con dei fiori bianchi, scendeva lungo la schiena e dava l’unico tocco di colore scuro all’abito. Asia arrivata a pochi passi da Hagor alzò il cuscino, Yasmina al suo fianco prese il pugnale e il fodero e tenendo le mani in alto, in modo che tutti vedessero cosa stesse per fare; Yasmina mise il pugnale nel fodero, poi lo sdraio sul palmo delle sue mani, alzandole verso Hagor. Hagor non aveva mai visto un’arma così bella, forse solo la sua spada “L’Occhio del Diavolo” poteva essere paragonata al pugnale, che quelle mani delicate gli offrivano, ma non fece trapelare nessun’emozione, lentamente alzò una mano per brandire il pugnale dalle mani delicate della ragazzina. Yasmina con la coda dell’occhio cercava di guardarlo, sentì le dita del giovane sfiorarle il palmo delle mani, alzò gli occhi verso di lui e il loro sguardo s’incrociò, Hagor le sorrise, e lei sentì il cuore batterle forte nel petto, e un intenso calore le pervase il viso, abbassò di nuovo lo sguardo, e appena ebbe le mani libere le congiunse cominciò a indietreggiare insieme Asia portandosi a pochi passi più indietro di Nadir. Hagor alzò il pugnale sopra la testa, lo sfoderò e la lama lampeggio al sole, poi lo rifodero dicendo a voce alta in modo che tutti sentissero:
"Ora la “Zanna del Diavolo” e tornata nelle mie mani come sua sorella “Occhio del Diavolo”". Hagor dopo d’aver detto ciò si mise il pugnale sul fianco, nello stesso momento, la folla gridò di gioia sventolando fazzoletti bianchi e migliaia di palloncini spiccavano il volo verso il cielo.
Axsterio e Wiliam chiesero a Hagor come facesse a saper come si chiamava il pugnale e com’era, Hagor ripose che non lo sapeva, sapeva solo che nel momento in cui Nadir era cominciato a parlare, tutto l’era tornato alla mente; l’unico che non sembrava preoccupato per le sue risposte era Karnak ma Hagor sapeva il perché.
Yasmina e Asia aspettarono che Hagor e Axsterio finissero di parlare, poi si misero al loro fianco e Yasmina prendendo la mano di Hagor disse:
"Vieni mio principe, la mia amica ed io vogliamo mostrare a te e a tuo fratello il palazzo e la terra dove viviamo", e così dicendo s’incamminarono per le strade di Scharon.
sabato 8 febbraio 2014
UN SOVRANO FRA LE STELLE (LE TERRE DEL SUD
LE TERRE DEL SUD
Hagor aveva studiato affondo le carte nautiche del bisnonno, e ora si muoveva con sicurezza in quelle acque, dando l’impressione d’averle sempre solcate. Thomas aveva inoltre lasciato anche un diario, dove erano descritte le leggi e i modi di agire e di pensare della gente del sud; per evitare che Axsterio si cacciasse in qualche guaio, gli fece leggere il diario, quando, però lo passò al padre, costui si rifiutò dicendogli che erano solo un mucchio di sciocchezze, Hagor non aveva insistito, domandò a suo nonno se desiderava leggerlo e Karnak non rifiutò, anzi fu ben felice di rinfrescare la sua memoria. Ciò nonostante che avesse riletto il diario del suocero, a Karnak gli sfuggi una delle regole più fondamentali, di non permettere a qualcuno di interromperlo, quando era in compagnia dell’ospite di turno. Karnak quando aveva raggiunto il primo principato e cominciarono gli incontri con il signore del luogo, desiderò avere al suo fianco sia il figlio e sia i nipoti; Hagor e Asterio parlavano esclusivamente se erano interpellati dal nonno, che all’inizio s’irritava per il loro silenzio, ma poi riflettendo comprese che i due giovani si stavano comportando secondo al codice preteso in quelle terre, ma nonostante che avesse capito ciò, lasciava che Wiliam lo interrompesse di continuo. Un giorno però uno dei principi gli disse apertamente.
"Mio nobile sovrano, posso farti i complimenti per l’educazione dei tuoi giovani nipoti? E permettimi di affermare che il loro padre dovrebbe andare a scuola da loro".
Karnak vi rimase molto male, cosa intendeva il suo ospite? Che aveva forse un figlio maleducato? Eppure Wiliam non si era mai rivolto agli ospiti in malo modo, sospirò e decise di parlarne con Hagor. Hagor ascoltò la lamentela di suo nonno e sorridendo gli disse:
"Mi meraviglia molto che qualcuno non te lo abbia fatto notare prima, nonno".
"Spiegati maglio".
"È presto detto: il fatto che papà t’interrompa sempre senza essere interpellato da te, ti sminuisce davanti al nostro ospite, ricordi la prima volta che hai chiesto la mia opinione e quella di mio fratello?". Karnak rimase in silenzio, poi annuì e Hagor continuò "Non risposi in quel modo solo per un capriccio come suppose mio padre, ma per non offendere il nostro ospite, e per fargli capire che io e mio fratello eravamo sottomessi alla tua volontà". Karnak cercò di protestare, ma Hagor continuò, "Si lo so che tu ci consideri tuoi pari, ma qui in questi luoghi, noi siamo solo i tuoi giovani nipoti, che devono imparare da te, che sei il nostro amato nonno e re. E purtroppo questo vale anche per papà, lui e il figlio del re e deve imparare a rispettare il padre e il suo sovrano, finendo, nonno se non fari star zitto papà perderai il rispetto di questa gente, che ti riterrà un sovrano inetto, poiché come padre non ti fai rispettare dal tuo stesso figlio".
Discussero ancora allungo di come la gente del sud interpretava gli atteggiamenti di Wiliam e della gente del nord, sia Karnak e sia Hagor pensavano, fosse ora che qualcuno spiegasse a quella gente che non vi era popolo del sud o del nord, ma che vi fosse un solo popolo governato da un unico re e solo dalle leggi emanate da lui e i suoi consiglieri.
Per Karnak fu una vera impresa a far capire al figlio che i suoi interventi non richiesti, stavano portando verso il fallimento il loro viaggio, ma al fine Wiliam non intervenne più senza che il padre lo interpellasse, e gli incontri di Karnak procedettero più speditamente.
Hagor non appena era libero dagli incontri con i principi, andava esplorare i principati, con lui c’erano sempre il fratello e i tre ufficiali della sua nave. Hagor non si limitava a esplorare l’interno dei regni, ma andava anche nei villaggi, frequentando i bazar e i locali, ma soprattutto quando calava, la notte andava nelle locande di cattiva reputazione. Una notte mentre tornavano alla nave Asterio gli chiese.
"Hagor, sei sempre dell’idea che frequentando dei locali d’infido ordine, scopriremo qualcosa sui metodi di Rasut?".
"Sì, alla fine arriveremo nel locale giusto, e forse ci saranno degli uomini di Rasut, e forse commetteranno un errore e noi saremo presenti per coglierlo".
"Mi auguro che sia presto", commentò Axsterio.
Nel silenzio che si era creato con l’ultima affermazione di Axsterio, si sentiva solo il rumore di passi lenti e trascinati, il gruppo di Hagor si girò verso quei passi e videro un uomo ormai vecchio che avanzava: l’uomo era vestito quasi di stracci, e che per reggersi in piedi usava un bastone tutto ritorto, mormorava una litania incompressibile, e la sua voce era cosi bassi che a stento lui stesso la sentiva. A un tratto il bastone gli scivolò e lui cadde a terra. Hagor fu il primo ad arrivare per aiutarlo, l’uomo cominciò a ringraziarlo e a sussurrare scuse per il disturbo datogli, ma quando i suoi occhi si posarono sul volto di Hagor, li sgranò e scivolando di nuovo a terra in ginocchio gli disse gridando di gioia.
"Mio signore, mio signore, sei tornato".
"Sono tornato? Credo che tu mi scambi per un altro, mio pover’uomo".
"Oh no, io non mi sbaglio, tu sei il mio signore Transet, e sei qui per portare di nuovo la pace e giustizia, in queste terre".
Hagor rimase in silenzio per un istante, avrebbe voluto dire a quell’uomo che lo stava guardando, quasi con adorazione, che l’uomo da lui nominato era morto ormai da qualche tempo, ma sapeva che da qualche parte, dentro di lui, c’era qualcosa che gli faceva pensare che l’uomo avesse ragione, ma ciò nonostante gli rispose.
"Vecchio, l’uomo di cui parli, è morto, quasi diciassette anni fa".
"Oh mio signore, forse il tuo aspetto e quello di un giovane, ma io so che il tuo spirito è ancora saldo come l’era molti anni fa. Ora sei tornato e tutto tornerà come un tempo, io ne sono certo".
"Vecchio, la tua certezza non è la mia, ma se il destino chiamerà, io sarò pronto. Ora va a casa a riposarti, e lasciami tornare alla mia nave", gli rispose Hagor un po’ irritato.
Hagor non disse più una parola, dopo d’essersi allontanato dall’uomo, ma l’incontro lo aveva turbato, dentro di lui sapeva che l’uomo aveva ragione, ma non lo ammise. Ma la voce che Transet era tornato, si sparse presto nei regni, e se prima l’accoglienza che ricevevano, era calda, ora era diventata festosa. Hagor si sentiva imbarazzo, ogni volta che giungeva in un regno dopo d’aver ricevuto Karnak con tutti gli onori, si concentravano su di lui. Cosa che dava molto fastidio al giovane, ritenendo che quegli onori non gli aspettassero, ma la gente ormai non lo vedeva più solo come il nipote del re, ma un suo pari, e molto spesso negli incontri i principi lo invitava a esprimere il suo giudizio senza aspettare che lo facesse Karnak. E quando Hagor esprimeva la sua opinione, era ascoltata con molta attenzione e molto spesso approvata. Wiliam era sbalordito da quell’atteggiamento, mentre Axsterio non comprendeva ancora cosa la gente si aspettasse dal fratello, l’unico che aveva compreso tutto era Karnak, lui sapeva che la gente aveva visto ciò che lui aveva notato e negato allo stesso tempo: in Hagor era rinchiuso lo spirito di Thomas Gregori Canturi, detto anche “Transet”.
domenica 2 febbraio 2014
(UN SOVRANO FRA LE STELLE--GRAZIE AURORA
GRAZIE AURORA
Angelica aveva organizzato una cena, prenotando nel locale preferito dalla famiglia, desiderava che la sera prima della partenza dei suoi cari fosse speciale, con suo sommo piacere avevano accettato tutti, inoltre aveva invitato anche una sua nuova amica di nome Aurora. Era l’unica figlia di una conoscente di sua madre, e nonostante che la ragazza fosse più grande di lei, Angelica aveva legato subito, quando le fece l’invito, la giovane aveva subito accettato. La carrozza si fermò accanto alla passerella del Falco, Karnak, Sandor Angelica e Aurora salirono a bordo, ma sulla nave regnava il silenzio, se l’equipaggio non fosse stato riunito sul ponte, la nave sembrava deserta, tutti stavano guardando su verso la cima dell’albero di maestra, Karnak si guardò su, ma non riconobbe i due che si stavano arrampicando, si guardò attorno e avvicinandosi all’uomo che sembrava essere un ufficiale, gli domandò.
"Mi scusi sto cercando il comandante è a bordo?".
Neb girò il capo verso di lui e lo guardò perplesso, poi lentamente capì che aveva davanti sussurrando rispose.
"Si vostra maestà".
"Immagino che sia nella sua cabina", Karnak s’incamminò verso la cabina di Hagor ma Neb lo fermò dicendogli:
"No, non è nella sua cabina".
"E allora dov’è".
Neb stava per rispondere quando Angelica disperata si attaccò al suo braccio e gli disse.
"Nonno, fallo scendere, io ho paura".
Karnak alzò gli occhi e finalmente riconobbe il nipote, sbiancò quando lo vide camminare sulla trave, Neb gli impedì di chiamarlo suggerì a Sandor d’impedire ad Angelica di gridare, a un tratto l’uomo che si trovava sulla trave opposta a quella di Hagor perse l’equilibrio e urlando cadde in acqua, il ragazzo tornò in dietro e percorse la trave dell’altro uomo e si tuffò riemergendo poco dopo con l’uomo che respirava a fatica. Gli altri marinai accorsero e aiutarono Hagor a issare l’uomo sul molo, anche Angelica corse e tutta trafelata domandò al fratello.
"Hagor stai bene?".
"Certo sorellina".
"Hagor, che ti è saltato in mente di salire la su?", domandò Karnak.
Hagor comprese che se avesse dichiarato la verità, suo nonno si sarebbe arrabbiato molto, così gli rispose che doveva controllare una cosa importante. Angelica lo squadrò e gli chiese se fosse proprio necessario che salisse lui la su, Hagor stava per rispondere quando Sandor s’intromise per dargli una mano, affermando che qualche volta un comandante deve agire di persona, e Hagor confermò la sua affermazione, Angelica e Karnak dovettero accettare la spiegazione dei due giovani, poi Hagor si ritirò nella sua cabina per cambiarsi.
Hagor quando si diresse verso la sua cabina per poco non andò a sbattere contro Aurora, in quell’istante sentì il suo corpo reagire, non credeva che un giorno riavrebbe potuto desiderare di nuovo una donna, n’era così sorpreso che non provò nemmeno a respingere quelle straordinarie sensazioni.
Aurora era rimasta affascinata dalla gara che si stava svolgendo, il giovane che stava gareggiando l’aveva intrigata dal primo momento, come tutti provò un lungo brivido quando lui si tuffò per salvare l’uomo che era caduto in acqua. Aveva seguito Angelica, stentò a seguire la conversazione dei due, ma quando fu abbastanza vicino al ragazzo, riconobbe il fratello minore d’Angelica, e quando Hagor si girò, verso di lei provò una forte emozione, ma senza rendersene conto lei aveva esaminato il corpo di Hagor. Forte muscoloso ben proporzionato, arrossì all’idea di poter stare fra le sue braccia, e desiderò che la baciasse, persino di fare l’amore con lui, quei pensieri la sconvolsero era la prima volta che desiderava fare l’amore con qualcuno, possibile che quello che Angelica le aveva detto fosse vero? Si domandò mentre seguiva con lo sguardo Hagor, quanto avrebbe voluto essere con lui.
Aurora era venuta a trovare sua madre, ma si era stabilita nella casa di suo marito; l’uomo benché fosse d’aspetto giovanile, era più vecchio di lei di venti anni. Nessuno certo l’aveva obbligata, ma in un certo senso era stata influenzata da sua madre, che fin da piccola le ripeteva, che per una donna era molto meglio sposare un uomo più vecchio: inoltre sua madre le aveva ripetuto così tante volte che l’amore non esisteva, che il desiderio dei sensi e tutte le emozioni che la gente affermava di provare erano solo delle belle invenzioni da giornaletti rosa, che alla fine lei vi aveva creduto. Quando l’amico del padre, le chiese di sposarlo, lei aveva accettato; l’uomo naturalmente si era innamorato di lei a prima vista, ma per Aurora non era stato così, lei seguiva solo ciò che l’era stato inculcato. Per Aurora la prima notte di nozze era stata un po’ come una pratica d’accantonare, nonostante che fosse la prima volta che stava con un uomo, non provò nulla di straordinario, in seguito non si era mai sottratta ai suoi doveri matrimoniali, ma non mostrava mai passione in quei momenti. Il marito perplesso, cominciò a pensare che fosse frigida, e pensò che forse sarebbe stato meglio per lei allontanarsi un po’ da lui, anche perché in quel periodo lui aveva bisogno di allontanarsi dal pianeta per alcuni affari importanti, e non poteva portala con lui, così l’aveva mandata nella loro casa a Semiramide. Una volta arrivata a Semiramide, sua madre l’aveva introdotta a corte, poiché, la madre d’Aurora era un’amica della principessa Mirian, una volta giunta a palazzo la giovane aveva conosciuto Angelica ed erano diventate amiche. Andavano d’accordo su molti argomenti: come letteratura, arte, scienza, ma quando parlavano dell’amore, le cose non andavano molto bene, Angelica parlava dell’amore con un’espressione sognate, mentre lei affermava che la giovane amica s’illudeva di prova ciò che diceva. Angelica dopo d’aver ripetuto le sue idee, decise, per dimostrarle che aveva ragione di invitarla alla cena di commiato per la partenza dei membri maschili della famiglia, Aurora aveva accettato volentieri, per non passare l’ennesima sera da sola. Aurora una volta giunta alla nave e salita a bordo aveva seguito lo sguardo dei marinai, e rimase affascinata dalla gara che vi stava svolgendo. Esaminò i due avversari, e nell’osservare il giovane che si arrampicava, provò un lungo brivido; quando l’avversario del giovane cadde, urlò spaventata, ma subito dopo provò ammirazione per l’audacia del giovane che si era tuffato per salvare l’uomo, quando il giovane riemerso trascinandosi dietro l’uomo caduto in mare lei e Angelica lo raggiunsero, in quel momento lo riconobbe, Hagor, il fratello minore d’Angelica. Aurora provò delle emozioni mai provate, senti il cuore sobbalzare e un lungo brivido le trapassò l’anima, e la riempì di calore, non sapeva che cosa era né perché provasse quella sensazione, ma ne assaporò ogni istante, e quando Hagor le passò accanto per tornare a bordo avrebbe voluto seguirlo, non ne capiva il motivo, ma lo avrebbe fatto molto volentieri.
Hagor aveva lanciato uno sguardo veloce nella direzione d’Aurora, e in lui in quell’istante si risvegliarono sensazioni, che credeva non gli appartenessero più, dopo la morte d’Astra. Ora invece, mentre era sotto la doccia, pensava alla ragazza in compagnia della sorella, si sentiva felice e colpevole allo stesso tempo, l’amore per Astra era ancora ben presente in lui, ma il suo corpo sembrava volerlo ignorare, ogni fibra del suo corpo desiderava poter toccare il corpo di quella ragazza; fu in quel preciso momento che comprese d’essere ancora vivo, e che era veramente pronto per incontrare forse di nuovo l’amore. Hagor quando raggiunse gli altri si sentiva più sereno, porse il braccio ad Aurora e cominciò a chiacchierare con lei. Vedendo che la ragazza non si tirava indietro, cominciò a corteggiarla, naturalmente non trascuro i suoi famigliari, e poiché il locale scelto d’Angelica aveva una pista da ballo, invitò a ballare tutte le donne presenti al tavolo, ma tenne per ultima Aurora. Quando arrivarono al centro della pista da ballo Hagor, afferrò Aurora per la vita e la fece aderire al suo corpo, Aurora gli ristrinse contro facendo aderire la sua guancia contro quella di lui; Hagor posò le sue labbra contro il suo orecchio, le socchiuse e il suo respiro caldo le sfiorò l’orecchio. Aurora provò un lungo brivido: il fremito continuò anche quando le labbra di Hagor, quasi sfiorarono le sue, desiderò che la baciasse, ma il bacio da lei desiderato non venne, la musica cambiò e Hagor con voce rauca le disse.
"Andiamocene?". Lei annui, tornati al tavolo e recuperato lo scialle e la borsa, s’inventarono una scusa, affermando che Aurora non si sentiva bene, Hagor disse agli altri che l’avrebbe accompagnata, e che si sarebbero rivisti l’indomani sulla nave. Usciti dal locale Hagor fermo una carrozza e una volta che furono l’uno accanto all’altra, sussurro: "Sì?", lei gli rispose con un altro sì, non cerano bisogno d’altre parole. Hagor la attirò verso di lui e fece aderire le sue labbra a quelle d’Aurora, il bacio fu così voluttuoso che non si accorsero d’essersi fermati finché il conducente non bussò allo sportello della carrozza, scesero in fretta ed entrarono in casa Aurora fra un bacio e l’atro portò Hagor verso la sua camera, una volta entrati e richiusa la porta, Aurora perse, la nozione del tempo e della realtà. Aurora in quel momento stava conoscendo il delirio dei sensi, e le emozioni di cui la madre negava l’esistenza; quando il delirio finì e la realtà riprese il suo equilibrio, respirava con affanno, mentre la sua mente aveva un unico pensiero: ciò che aveva appena vissuto era incredibile, ripensò alle parole d’Angelica e comprese che la giovane amica aveva regione. Hagor in quel momento era combattuto tra sentirsi colpevole d’aver tradito Astra e la gioia di sentirsi di nuovo vivo. Astra era stata, il suo primo amore, e quando lei era morta, aveva pensato che non avrebbe mai desiderato un’altra donna, perché quella parte era morta con lei, ma ora si accorgeva che era solo rimasta assopita, pronta a risvegliarsi con una forza irresistibile. Inoltre si accorse che pensare ad’Astra non era più doloroso, comprese che il dolore era stato sostituito da una dolce malinconia, causata dai ricordi, la rabbia, però era ancora lì, ben rinchiusa nella sua mente e nel cuore. I pensieri di Hagor furono interrotti da un movimento d’Aurora, la osservò un istante, era così diversa d’Astra, i capelli erano castani chiari, gli occhi grigio perla, e il viso leggermente appuntito; Aurora si girò verso di lui e sorrise, lui ricambiò il sorriso e infine le chiese.
"Va tutto bene Aurora?".
"Sì, e tu stai bene?".
"Sì, va tutto bene".
"Hagor, chissà cosa pensi ora di me?", domandò con un sussurro lei.
"Non penso nulla".
"Davvero?", lui annuì, "Ne sono contenta, sai è la prima volta che mi comporto in questo modo, voglio dire", ma non finì la frase.
"Aurora, non giustificarti, non con me al meno", le disse lui.
"Chissà a quante donne lo hai già detto, oltre a me?".
"Ti sbagli, tu sei la prima cui lo dico". Hagor fece una pausa poi aggiunse: "Dopo la morte della mia ragazza, tu sei la prima donna che", ma non finì la frase.
Aurora comprese di dover cambiare discorso, parlarono ancora un po’ poi il desiderio li prese di nuovo e si unirono. La luce del sole entrò dalla finestra illuminando la stanza, l’aria profumava di nuovo, e Aurora assaporò quel profumo, sentendosi felice. Anche se pensava che la notte appena trascorsa era stata solo un sogno, ma il corpo cui era abbracciata emanava un calore e un profumo da inebriarla, come aveva fatto per tutta la notte, aprì gli occhi, il suo sguardo percorse il corpo dell’uomo che le stava accanto procurandole un lungo brivido che la scosse tutta. Si alzò per chiudere le tende, pensando a quanto era felice, ma proprio nel momento in cui stava per chiudere, ricordò che il suo compagno avrebbe dovuto prendere il mare quella mattina, e che con molta probabilità avrebbe dovuto essere sulla nave, lo chiamò mentre tornava verso il letto; Hagor non gli rispose, lei torno a chiamarlo e a scuoterlo dicendogli:
"Hagor, tesoro, svegliati è tardi", Aurora rimase un attimo, sorpresa, lo aveva chiamato tesoro, l’era venuto naturale, sentì il cuore batterle forte, era dunque questo l’amore? Un’emozione così forte da lasciare senza respiro? Guardò ancora un istante Hagor felice e allo stesso tempo triste, perché lo aveva avuto e perso nello stesso istante, sospirò chiamandolo ancora, "Dai Hagor devi svegliarti, su è tardi".
Hagor prese il cuscino e lo mise in testa dicendole:
"Lasciami dormire ancora un po’, non me lo merito forse?".
Aurora s’indignò e rimproverandolo gli disse.
"Mascalzone alzati immediatamente, e smettila di fare il bambino, altrimenti vedi che cosa ti faccio".
Hagor la afferrò e facendola roteare su se stessa le disse.
"Sentiamo cosa vorresti farmi? Baciarmi forse?".
Hagor non le diede modo di rispondere perché si chinò su di lei e la baciò; quando il bacio finì lei, sussurro:
"Oh Hagor vorrei che tu rimanga ancora con me, ma devi andare".
"Hai ragione, è tardi, ma non volevo andarmene prima d’averti ringraziato".
"Perché mi ringrazi? Io non capisco".
"Per avermi ricordato di essere ancora vivo", terminò Hagor baciandola di nuovo.
Aurora ora era sola, piangeva silenziosamente, com’era stato crudele il destino, le aveva concesso d’incontrare l’amore, ma allo stesso tempo glielo aveva portato via: nel momento stesso che Hagor le aveva detto grazie, lei aveva capito che lui non l’avrebbe mai amata come lei lo amava. Lasciò che le lacrime si esaurissero poi si alzò per andare da lui a dargli l’ultimo saluto.
Aurora aveva ragione, era veramente tardi, pensò Hagor mentre la carrozza si fermava davanti alla passerella della sua nave, tra poco il nonno e gli altri sarebbero arrivati e lui era ancora in abito da sera. Scambiò qualche parola con uno dei marinai poi si diresse verso la sua cabina, in quel momento la figura massiccia di Dev Norton gli si parò davanti; Hagor si era dimenticato di lui, ma fu pronto a chiedergli:
"Come sta signor Norton?".
"Bene signore, grazie a lei".
"Mi fa piacere".
"Comandante volevo informarla che gli armamenti sono in piena efficienza".
"La ringrazio, devo dedurre che lei parte con noi signor Norton?".
"Sì, sempre che lei sia d’accordo, signore?".
"Non vedo alcun motivo per non esserlo, signor Norton".
"Allora siamo d’accordo, e comandante mi chiami semplicemente Dev, la prego".
"Siamo d’accordo Dev".
Hagor strinse la mano all’uomo, ebbe appena il tempo di cambiarsi d’abito e di bere una tazza di caffè, che gli fu annunciato l’arrivo dei passeggeri. Con Karnak, Wiliam e Axsterio, naturalmente c’erano anche il resto della famiglia, e gli amici. Maria appena lo vide fece di tutto per farsi prendere in braccio, Hagor non si fece di certo pregare, poi si mise a parlare con sua madre, la loro conversazione durò parecchio; Hagor voleva risolvere il problema di Gorion e di Sandor, causato da Virgia, non che il problema che la donna causava a sua sorella Angelica. Miriam rimase sorpresa dalle rivelazioni di Hagor, ma sapeva che il figlio non le stava raccontando delle bugie, e alla fine gli promise che avrebbe chiarito tutto con Virgia. Hagor fu soddisfatto e lasciò la madre in compagnia del padre, salutò Sandor e Gorion, senza però accennare il fatto d’aver parlato di loro con la madre, salutò la sorella e in fine salutò Aurora, stava ancora parlando con lei quando suo nonno avvicinatosi, gli disse.
"Hagor, non ti sembra ora di salpare?".
"Sì nonno, hai ragione".
Hagor invitò i visitatori a scendere, Maria fece qualche capriccio perché non voleva lasciarlo, ma alla fine Hagor con l’aiuto di Sandor riuscì a convincerla ad andare con Mirian. Una volta scesi tutti, la voce di Hagor cambiò tono diventando autoritaria nell’ordinare d’accendere i motori e di mandarli indietro tutta, lentamente la nave presa, il largo puntando verso sud.
venerdì 31 gennaio 2014
(UN SOVRANO FRA LE STELLE FINALMENTE AL COMANDO D'UNA NAVE
FINALMENTE AL COMANDO D’UNA NAVE
Hagor si stabilì definitivamente alla villa, si buttò nello studio e nel lavoro, poiché aveva superato brillantemente l’esame da comandante di vascello spaziale, ora poteva mantenersi da solo, spesso ingaggiato per portare qualche cargo da un pianeta all’altro, spesso come copilota aveva Sandor o Gorion, che anche loro avevano superato lo stesso esame. Hagor e i suoi amici si dimostrarono dei comandanti efficaci e soprattutto puntuali nelle consegne, tanto che nei sei mesi che seguirono le proposte di lavoro, furono molte e i tre giovani ebbero poco tempo libero. Gli ammiragli dell’accademia dopo un’attenta riflessione decisero che Hagor e i suoi amici fossero pronti per sostenere l’esame per diventare comandante di vela: però quel giorno ci fu un incidente di poco conto, però soltanto Hagor riuscì a superare l’esame, Sandor e Gorion dovettero aspettare qualche mese in più. Hagor, nonostante i vari impegni si manteneva informato di come andavano le cose nelle terre del sud e di com’era affrontato il problema della galassia di Vega. Un giorno che tornava a casa dal porto trovò suo nonno nello studio che lo aspettava. Mirian aveva insistito perché Karnak andasse a trovare Hagor alla villa, all’inizio lui aveva fatto un po’ di resistenza ma poi alla fine si era lasciato convincere. Però una volta giunto aveva scoperto che il nipote non c’era, Giosef gli affermò che il giovane sarebbe rientrato al più presto, per un momento era stato sul punto d’andarsene, ma poi i ricordi lo costrinsero a rimanere; Karnak spinto dalla nostalgia fece il giro della casa e ritrovò le stesse sensazioni di quando veniva a trovare Thomas, l’unica cosa che mancava era il profumo del sigaro che Thomas fumava. Karnak quando entrò nello studio provò l’emozione più forte, in quella stanza aveva chiesto la mano della sua Elisabhet, sorrise ripensando all’atteggiamento del suocero, ma c’era una cosa che Karnak non aveva mai confessato a nessuno, lui quell’uomo dal carattere forte e deciso lo amava profondamente, come ora non ammetteva d’amare con altrettanta profondità il nipote. Per la verità c’era un’altra cosa che Karnak non aveva ancora ammesso nemmeno con se stesso, l’estrema assomiglianza di Hagor con il suo bisnonno ma ora che stava osservando il quadro incastonato nella libreria cominciò a pensarci, ma poi sussurrò.
"Non puoi esserti reincarnato in lui, è assurdo", ma mentre pronunciava quella frase, non si era accorto del nipote che gli era arrivato alle spalle, e sussultò quando il ragazzo gli disse.
"Nonno adesso credi in queste cose, come la reincarnazione?".
"Bah, cosa vuoi che ti dica, ogni volta che ti guardo mi sembra d’avere davanti il tuo bisnonno". Hagor sorrise con tolleranza, scosse il capo, preparò due bicchieri di brandy poi gli chiese:
"Sei venuto qua per parlarmi di queste sciocchezze, o hai argomenti più seri da propormi". Karnak lo guardò mentre si sedeva alla scrivania, e i movimenti del ragazzo gli fecero un certo effetto, in quel momento comprese d’aver ragione, in suo nipote c’era l’impronta di Thomas, avrebbe tanto voluto sapere come l’uomo fosse riuscito nell’impresa, ma sapeva che alla sua domanda non c’era risposta, quindi sospirò decidendo di non tornare più sull’argomento quindi esordì.
"D’accordo lasciamo stare queste sciocchezze, in realtà sono venuto ha parlati di un paio di questioni", mentre parlava Karnak prese il drappo di velluto rosso che si trovava sul divano e aggiunse: "Prima voglio donarti questo".
"Di cosa si tratta nonno?", chiese Hagor perplesso.
"Guardaci", Hagor si alzò e si diresse verso di lui, prese il drappo e lo srotolò, all’interno vi trovò una spada, quando Hagor la impugnò Karnak, disse: "Santo cielo la tua mano sembra nata per impugnarla".
La spada era di un acciaio molto fine, l’elsa era d’oro e in cima aveva uno splendido rubino che scintillò alla luce del sole. Hagor la maneggiò con la massima cura, la fece vibrare un paio di volte come se stesse dando delle stoccate, la fece roteare, Karnak dal canto suo pensava che nessuna mano più esperta di quella fosse degna d’impugnare la mitica, “Occhio del Diavolo”. Hagor fini le sue prove e gli disse.
"Leggera, maneggevole equilibrata, veramente una grande spada, ma non posso accettarla, non ne sono degno".
"No al contrario, nessuno è più degno di te, e sono sicuro che la penserebbero in questo modo anche tua nonna e il tuo bisnonno. Devi sapere che il tuo bisnonno, sperava di passarla un giorno a tuo padre ma Wiliam non ha mai manifestato interesse per la scherma, così la ripose nel suo drappo e vi è rimasta fino a oggi. Elisabhet il giorno della tua nascita ebbe il presentimento che un giorno tu l’avresti impugnata con onore. Sai io non credo molto ai presentimenti e alle coincidenze, ma comincio a pensare che un fondo di verità ci sia, perché il giorno che sei nato, anzi nello stesso momento in cui nascevi il tuo bisnonno è morto, in seguito tua madre ci ha raccontato che poco prima d’avere le doglie lui le aveva toccato il ventre".
"E in questo modo il suo spirito è entrato in me? Non ti sembra una cosa un po’ assurda?".
"Forse sì, ma quando si tratta di Thomas", Karnak sospirò poi continuò,"Thomas ha vissuto molto allungo nelle terre del sud, e credo che alla fine avesse cominciato a credere nelle leggende di quei luoghi, come ad esempio la leggenda che narra che due spiriti possono unirsi per poi diventarne un solo".
"Sì ho sentito parlare di questa e d’altre leggende, molte sono riportate in alcuni libri che letto, alcune sono riportate anche sul diario della Doriana".
"Mh, ma in quel diario non c’è proprio tutto, tua nonna aveva tenuto sì i diari di suo padre, ma aveva anche tenuto anche i diari personali di suo nonno e di tutti i membri della famiglia Canturi, pensa che fra loro ci né uno che potrebbe appartenere al capo stipite della famiglia, ho pensato di portarteli, perché tu possa leggerli, sempre se l’idea ti piaccia".
"Hai fatto bene nonno, li leggerò volentieri, ma mi chiedevo, che dirà papà quando saprà della spada?".
"Come ti ho detto non si è mai interessato della spada, e poi è affar mio, l’Occhio del Diavolo ora è tua ragazzo mio".
"Occhio del Diavolo? Immagino per via del rubino?".
"Imparte sì, ma soprattutto perché il tuo bisnonno era chiamato “Transet", che nella nostra lingua antica, significa demonio o diavolo".
"Capisco".
Karnak, gli prese la spada dalle mani poi gli disse di sedersi perché aveva bisogno di parlare di una cosa importante; tornò a parlare del diario del capo stipite della famiglia Canturi, e della promessa che aveva fatto sia alla moglie e sia al padre di quest’ultima, sapeva che il nipote avrebbe pensato che fosse impazzito, ma alla fine gli avrebbe creduto. Karnak gli affermò che nel momento in cui sua madre stava per scegliere il nome, sua nonna era entrata e l’aveva supplicata di chiamarlo Hagor, Mirian aveva acconsentito, ma Karnak aveva voluto sapere il perché di quell’insistenza, e la moglie gli aveva affermato che era tutto scritto nel diario del capostipite della famiglia Canturi, e di farlo leggere a Hagor quando sarebbe stato pronto a seguire il suo destino. Ora Karnak pensava che Hagor fosse pronto, quindi gli aveva portato il diario insieme con gli altri, e che fosse altrettanto pronto a leggere ciò che vi era scritto, quindi lo estrasse dalla bacheca e lo allungò a Hagor. Hagor prese il diario e con molta delicatezza lo posò sulla scrivania, lo aprì alla pagina contrassegnata dal segnalibro; il diario era scritto da due calligrafie molto eleganti, e i luoghi descritti non appartenevano al pianeta Flyd, Hagor sospirò e cominciò a leggere.
“14 LUGLIO 1677"
Dopo una terribile battaglia, dove abbiamo perso molti uomini. Sono salito a bordo della Folgore, in quel momento mi hanno informato che mio padre era rimasto gravemente ferito alle gambe, e che il medico di bordo si apprestava ad amputarle entrambe. Mi precipitai nell’alloggio di mio padre e la scena che mi si presentò era agghiacciante, avrei voluto impedire al medico di rendere invalido mio padre, ma sapevo che per averlo ancora con me dovevo lasciarlo fare. Proprio nel momento in cui il medico si apprestava a fare, il suo macabro lavoro apparve un uomo che ne comandava molti altri. Gli uomini che erano apparsi immobilizzarono chiunque fosse presente, uno di loro si chinò su mio padre lo esaminò con molta cura, soprattutto le gambe, poi si rivolse all’uomo che lo comandava e gli disse: “Maestà, sarà un’impresa abbastanza dura, ma posso salvargli entrambe le gambe, ma non qui naturalmente”. “L’uomo annuì, si piegò verso mio padre e lo rassicurò. Ciò che mi sorprese che l’uomo assomigliava moltissimo a mio padre: aveva i capelli neri ondulati, occhi blu, profondo mare, naso in su, e la sua voce era calda e profonda, e le labbra carnose, e il suo sorriso era irresistibile. Dopo d’aver rassicurato mio padre ordinò di farlo risalire a bordo. E con mia gran sorpresa, mi trovai in una stanza bianca, vi erano degli uomini che ci stavano aspettando che subito si unirono all’uomo che aveva esaminato mio padre. Mio padre fu portato in un’altra stanza, e in quel luogo mi fu detto che presto le ferite di mio padre sarebbero guarite. Pochi istanti dopo entrò una donna bellissima, aveva i capelli color dell’oro, gli occhi che sembravano due laghetti di montagna, essa parlò con l’uomo che comandava, non compresi ciò che si dissero, ma sentì la donna chiamarlo Hagor, quando egli si girò verso di me ebbi la certezza che mio padre sarebbe presto guarito, e…”.
Hagor smise di leggere chiuse il diario, guardò la copertina, e lesse la scritta “Diario di bordo della Folgore scritto da Herry e Thomas Canturi”. Hagor trovò buffa la coincidenza, se non ci fosse stata la data e il nome della nave sembrava scritta proprio dal suo bisnonno e dal trisnonno. Hagor rimase in silenzio e si alzò andando alla porta finestra, per un lungo momento guardò lo zampillare dell’acqua che fuori usciva dai cannoncini della fontana a forma di nave, le rose pendule gia ricadevano in mezzo all’acqua, finì il brandy poi chiese.
"Sta parlando di me, non è così?".
"Sì, ma non vuoi sapere come continua la storia?".
"No, non adesso comunque".
"Non vuoi sapere chi è la donna citata, e perché ti chiamano “maestà”?".
"No. Devo ammettere che sapere che andrò nel passato mi sconvolge un po’, ma non è solo per questo che non voglio sapere, se sapessi chi è quella donna e come sono finito insieme ah lei, non mi godrei ciò che il destino ha in serbo per me, nonno ora penserai che sia un vigliacco?".
"No, non penso che tu sia un vigliacco, ma solo molto saggio". Disse Karnak mentre metteva via il diario, quando si girò di nuovo verso di lui, gli disse: "Ragazzo mio sono venuto qua anche per proporti un viaggio".
"E dove vorresti andare nonno?".
"Nelle terre del sud; tu conosci quanto me la situazione che c’è la giù, le richieste dei principi stanno diventando sempre più pressanti, per ciò ho deciso di partire per andare a parlare con loro, so a cosa stai pensando. “era ora”, ma pensavo che riuscissero a cavarsela da soli, e che i comandanti e gli ammiragli che ho già mandato vi riuscissero al meno loro, ma come avevi previsto hanno fallito tutti, ora però mi devi spiegarmi come facevi a saperlo? Poiché n’eri così sicuro?".
Hagor si era seduto sul divano, e aveva ascoltato con attenzione, e ora era pronto a ripetere ciò che da mesi stava dicendo ai suoi fratelli.
"Perché nessuno dei comandanti e degli ammiragli, ragiona come la gente del sud. Tu sai che in quelle terre ci sono delle regole non scritte che influenzano il loro comportamento, gli uomini che hai mandato tu, sono uomini capaci sicuramente, ma non in quei luoghi, secondo me ci vorrebbe un uomo che faccia sue quelle regole, quindi che le osservi come sue, comportandosi senza scrupoli di sorta, che in certi momenti diventi spietato ineguale misura di Rasut, capisci cosa voglio dire nonno?".
"Sì, ma chi sa se esiste un uomo così?", Hagor lo guardò e sorrise, e Karnak tremò all’idea che quell’uomo potesse essere il nipote, scacciò subito l’idea dalla mente, e riprese a parlare, poiché la sua era una domanda ipotetica, " Allora vieni con me?".
"Mi pare ovvio>".
"Devo avvertirti che con noi verranno anche tuo padre e Axsterio".
"Per me va bene".
"A proposito, spero che la tua fama di comandante sia vera e che non ci affondi prima di partire, ci terrei molto a morire nel mio letto, e non infondo al mare".
"Affondare? Scusa cosa intendi dire nonno?", Karnak si limitò a sorridere e Hagor capì e sul suo volto comparve un luminoso sorriso, si alzò di scatto e lo abbracciò con una tale forza che Karnak si sentì sollevare da terra. Karnak non lo vedeva così eccitato da tanto tempo e si rimproverò per non averci pensato prima a organizzare quel viaggio, ma dovette concentrarsi su ciò che Hagor gli chiese: "Nonno con che nave partiamo?".
"Con, il Falco del Mare".
"Il Falco del Mare", ripete Hagor eccitato all’idea di comandare una nave come quella, cominciò andare avanti e indietro, citando tutte le qualità della nave, poi voltandosi di nuovo verso Karnak gli chiese: "Nonno sono già il comandante oh...".
"Poi salire a bordo quando vuoi, anche perché c’è da vararla, e da trovare l’equipaggio, e non è compito del comandante fare entrambe le cose? anche se per l’equipaggio forse ci vorrà del tempo, poiché sei al tuo primo comando".
"Si è così, ma non preoccuparti, dammi una data e per quella data io sarò pronto".
"Quindici giorni sono sufficienti?", azzardò Karnak.
"Più che sufficienti, anzi pensavo anche meno", si alzò e aggiunse, "Ti fermi a pranzo vero? Poi andiamo al porto insieme ok?", ma non gli lasciò il tempo di rispondere perché era già uscito dalla stanza.
Hagor, non aveva sbagliato di molto quando aveva detto a suo nonno, che per trovare l’equipaggio alla nave, non avrebbe fatto fatica, non appena si sparse la voce che il comandante Flyd stava per salpare, molti marinai si misero in fila per firmare il contratto. Hagor nei due anni d’accademia si era fatto voler bene, nonostante che qualche volta fosse molto esigente, quando gli insegnati lo mettevano al comando della nave scuola, perciò i marinai che collaboravano con l’accademia rinunciarono a quel lavoro per imbarcarsi con lui, persino alcuni sotto ufficiali rinunciarono alle proposte d’ingaggio, fra questi anche Maxs Cambel, ufficiale alle comunicazioni. Karnak rimase sorpreso dalla quantità di persone che si presentò, ma allo stesso tempo ne fu orgoglioso, quando la sera lui e Hagor lasciarono il porto, l’equipaggio era stato assunto completamente, mancava solo il primo ufficiale e l’ufficiale addetto agli armamenti. Karnak era così preso dalla loro conversazione che si stupì quando Hagor gli passò le redini del suo cavallo, perplesso domando dove stesse andando, Hagor rispose che per il primo ufficiale aveva in mente una persona specifica e che sperava di poterlo ingaggiare entro sera. Karnak lo vide entrare in una casa con un piccolo giardino, ne uscì poco dopo accompagnato da una giovane, i due si salutarono, poco dopo Hagor e Karnak erano tornati a casa.
Il mattino seguente quando Hagor salì a bordo gli venne incontro Maxs, parlarono un po’ poi Hagor si ritirò nella sua cabina, e prego Maxs non appena il primo ufficiale fosse arrivato di mandarglielo, ma senza dirgli chi fosse il comandante, aveva fatto la stessa richiesta alla ragazza con cui aveva parlato la sera prima.
Neb Carson guardò la splendida nave ancora da varare, sospirò pensando che fosse finita nelle mani di un novellino, e non aveva nessuna voglia di stare sotto a un moccioso spocchioso, che con molta probabilità voleva sempre aver ragione. Non riusciva a capire perché sua figlia avesse insistito tanto perché andasse a quel colloquio, aveva una gran voglia di tornare indietro, poi pensò che ormai era li, tanto valeva parlare con il giovane comandante, per lo più poteva sempre dirgli di no. Salì la scaletta e a riceverlo fu Maxs il quale gli annunciò che il comandante era già a bordo e che lo stava aspettando, mentre si avviava verso la porta della cabina del comandante, pensò che il giovane non solo sarebbe stato saccente ma anche pignolo, nel vederlo assumere quell’espressione mesta a Maxs venne da ridere, pochi istanti dopo Neb era entrato nell’alloggio del comandante. Neb chiuse la porta dietro di se e si guardò attorno, l’alloggio del comandante non rispecchiava il nuovo stile che andava per la maggiore, ma aveva qualcosa di famigliare. Neb ebbe la sensazione di essere già stato dentro quell’alloggio, quando era molto giovane; vari mobili erano in mogano e profumavano d’olio, fece scorrere lo sguardo e all’improvviso sentì il cuore battere all’impazzata, non era solo una sensazione, lui era già stato davvero li, quello era l’arredamento dell’alloggio del suo comandante. Si sentì confuso com’era, possibile che quel giovane comandante lo possedesse? Si stava ancora facendo la domanda quando una voce calda e profonda gli disse.
"Finalmente, cominciavo a pensare di dover venire a prenderti", per poco a Neb venne un colpo, davanti a lui c’era il suo vecchio comandante, che gli sorrideva, era così bianco che il giovane preoccupato, le chiese: "Neb che cosa hai, non ti senti bene?". Neb non riusciva a parlare Hagor lo fece sedere e gli diede qualcosa di forte da bere poi sorridendo gli disse: "Non pensavo di farti quest’effetto, d’accordo che sono quasi due anni che non ci vediamo, ma sono così cambiato?".
"Scimmiotto, sei proprio tu?".
"Sì, sono proprio io, chi pensavi che fossi? Un fantasma".
"Già, tu assomigli tanto al mio vecchio comandante, il comandante Canturi". Neb tornò indietro nel tempo, quando lui poco più di un ragazzino si era imbarcato come mozzo sull’ultima nave comandata dall’ammiraglio Canturi, essendo uno dei più giovani entrò nelle grazie del comandante,e al ritorno lo tratto come un figlio, ma quando l’uomo si ammalò fu costretto ad abbandonare la casa del suo mecenate, naturalmente grazie alle sue referenze, trovò subito ingaggi, sia come ufficiale, e sia come costruttore di navi. Hagor gli sorrise e gli disse.
"Ti svelo un segreto, il comandante Canturi era il mio bisnonno".
"Adesso capisco da chi hai ereditato la passione per il mare".
"Già, ci sono voluti quasi cinque anni per arrivare al comando di una nave, ma ci sono riuscito".
"Sì, ci sei riuscito, ora potrai navigare su tutti i mari del pianeta".
"E anche di più, perché io navigherò su tutti i mari della nostra galassia", rise Hagor, poi divenne serio e cambiò discorso, "Neb, allora accetti di diventare il mio secondo?".
"Sì certo, dove devo firmare?".
Hagor sorrise e gli mostrò il contratto, Neb lo lesse e lo firmò, a quel punto Hagor gli disse.
"Neb, il primo incarico che ti affido e di trovare un bravo ufficiale agli armamenti, poi voglio che ti accerti che siamo approvvigionati come sì deve".
"D’accordo comandante, c’è altro?".
"No, quando arriveranno i rimorchiatori e i carri motorizzati per il varo chiamatemi"
"Bene signore", disse Neb uscendo e felice per aver accettato l’ingaggio.
Hagor fu chiamato, qualche ora più tarda, con un respiro profondo diede le disposizioni per il varo della nave. Era stata appena completata la prima procedura quando fu raggiunto dai suoi fratelli e amici, Sandor e Gorion si offrirono di dargli una mano, per Angelica e Silvia fu molto emozionante, anche se tutto si svolse con estrema lentezza, ma quando la nave toccò, l’acqua ci fu un boato di voci gioiose, Hagor mostrò la nave ai suoi fratelli e amici poi quando lo se ne andarono scrisse la prima pagina del diario di bordo. Hagor pranzò a palazzo, e promise che una volta che lui e Axsterio fossero tornati avrebbe organizzato una crociera insieme con loro, quando tornò alla nave Neb, chiese di incontrarlo e gli annunciò che aveva trovato l’ufficiale agli armamenti, il suo nome era Davide Norton chiamato da tutti Dev, ma mentre parlava, torceva il capello a tal punto che Hagor pensò: (Per fortuna che quel capello non parla, altrimenti urlerebbe), provando pena per il capello, gli chiese.
"Neb, che cosa ti ha fato il tuo cappello?".
"Vedi, Dev è una brava persona, ma ha un gran difetto, si crede il miglior scalatore d’alberi maestri e il più coraggioso degli uomini".
"E questa cosa, che centra con il fatto d’ingaggiarlo?".
"Tu, sei molto giovane, e lui non accetterà mai di stare sotto il tuo comando".
"Problemi suoi, vorrà dire che ne cercheremo un altro d’ufficiale agli armamenti".
"Hagor, comandante, non c’è nessuno che conosca il suo mestiere migliore di lui".
"Allora cosa suggerisci?".
"Suggerisco che lei lo sfidi, dimostrando che non ha paura di nulla; potrebbe sfidarlo a chi arriva per primo in cima all’albero di maestra, e una volta arrivati in cima gettarsi in acqua2.
"Neb ti rendi conto che è rischioso?".
"Sì signore".
Hagor riflette, e pensò che una sfida gli sarebbe piaciuta quindi accetto, domandò a Neb quando l’uomo sarebbe arrivato, e Neb gli affermò che sarebbe giunto nel tardo pomeriggio del giorno dopo, Hagor ne fu felice perché così avrebbe avuto un po’ di tempo da dedicare alla sorellina. Hagor, come si era imposto, dedicò la mattina alla sorellina, Maria aveva un anno e mezzo e già camminava e pronunciava già qualche parola. Hagor stava giocando con lei quando Gorion gli chiese se avesse qualche minuto per lui, Hagor annuì, e Gorion esordì.
"In quest’ultimo periodo ho riflettuto molto, e credo che tu abbia fatto bene a lasciare il palazzo, Hagor, io non c’è la faccio più".
"A fare cosa, non ce la fai più?".
"A vivere qui, è terribile che io lo dica, perché io considero il palazzo, la mia casa, e i suoi abitanti, la mia famiglia, ma per Virgia".
"Che cosa ha fatto questa volta?".
"L’atro giorno io stavo….", Gorion spiegò come Virgia lo aveva trattato quando lo aveva sentito chiamare Karnak nonno. Naturalmente a Karnak non aveva dato fastidio che il ragazzo lo avesse chiamato in quel modo, ma Virgia si era infuriata trattandolo come un bambino stupido. Karnak naturalmente si era infuriato e l’aveva mandata via, ma lei una volta che il ragazzo fu solo tornò alla carica, e questa volta Gorion gli aveva affermato che lei non aveva nessun diritto di trattarlo male poiché lei era solo una tata, certo lei aveva cercato di negare ma lui non l’aveva più ascoltata. Gorion gli disse anche che ogni volta che lui e Sandor si fermavano a discutere lei s’intrometteva, era evidente che la donna sapesse la verità su di loro. Hagor s’informò cosa avessero intenzione di fare lui e Sandor nei confronti del loro padre, ma il giovane gli affermò che non avevano deciso nulla, ma ciò che poi diede più fastidio a Hagor fu quando Gorion lo informò che dal giorno del suo compleanno Virgia trattava male Angelica, chiamandola anche in modo volgare, anche davanti a Maria. Hagor chiese come si comportava con Axsterio e Fransuas, Gorion spiegò che con loro era meno pressante, ma li infastidiva lo stesso, Hagor gli affermò che se lo ritenevano potevano trasferirsi a casa sua, ma doveva trovare un modo da tenere a bada la vecchia tata senza essere presente, salutò Gorion affermandogli che aspettava lui e gli altri alla nave, per poi andare a cena.
Hagor nel pomeriggio raggiunse la nave, passando per la spiaggia, nel frattempo Neb stava mostrando la nave a Dev, il quale gli disse severamente.
"Neb, è veramente una gran bella nave, peccato che sia affidata a un novellino".
"Io se fossi in te non mi farei sentire, su questa nave il comandante è molto amato e stimato", replico Neb, Dev stava per rispondergli, quando la loro attenzione fu attirata da un cavallo che sembrava volare sulla spiaggia, aggrappato al suo collo il cavaliere vestito di nero, animale e cavallerizzo sembravano un essere solo, Neb annunciò: "Sta arrivando il comandante".
"Neb, quello sarebbe il comandante di questa nave?".
"Sì, non ti ricorda qualcuno?".
Hagor con un balzo salì sul pontile e si diresse verso le scuderie, quando salì a bordo, aveva uno dei suoi mitici sorrisi; mentre Hagor li raggiungeva Dev, lo squadrò e cominciò a borbottare, tanto che Neb gli domandò.
"Sì può sapere che hai da borbottare?".
"Ma è un ragazzino, si piscerà ancora a letto".
"Ti torno a ripetere di non farti sentire".
"Chi è stato quell’incapace che gli ha dato i gradi?".
"Era, il migliore del suo corso, e poi l’istruito io, e non è tutto, ha anche le stesse capacità del nostro vecchio comandante".
"Ma fammi il piacere di Canturi c’è né stato un solo".
Neb stava per rispondergli quando Hagor lo precedette allungando la mano a Dev.
"Neb questo è il signor Norton di cui mi hai parlato ieri?".
"Sì comandante, l’ufficiale agli armamenti".
Dev prese prontamente la mano di Hagor, gli venne anche la brillante idea di stringerla con forza ma Hagor non si lasciò intimidire e ricambiò la stretta continuando a sorridere tranquillamente, ritirarono la mano nello stesso momento, quella piccola battaglia era finita in parità ma Dev irritato per non aver vinto il piccolo scontro, disse a Neb.
"Neb ci conosce da molto tempo, e l’amicizia che ho per te è grande, ma se credi che mi farò comandare da uno sbarbatello che per soffiarsi il naso ha ancora bisogno della mamma, ti sbagli".
Era quello che Neb e Hagor stavano aspettando, e Neb fece finta di scusarsi per l’isolenza di Dev, quindi disse.
"Mi dispiace comandante, ma si vede che invecchiando è diventato anche insolente, Dev ti sembra il modo di parlare?".
"È uno sbarbatello", sbuffò Dev, Neb stava per replicare ma Hagor disse.
"Lascia stare Neb, forse se gli dimostrasi che so fare quello che sa fare lui, non penserà più che abbia bisogno della mamma per soffiarmi il naso".
Dev lo squadrò e capì che Hagor gli aveva lanciato una sfida e sogghignando chiese:
"Mi stai sfidando sbarbatello?".
"Esattamente fanfarone".
"D’accordo, a chi arriva in cima all’albero di maestra".
"D’accordo, e una volta arrivati si percorre la trave di traversa, e ci si getta in mare, vince chi ritorna per primo sul ponte", aggiunse Hagor.
"Ancora meglio, sbarbatello".
"Bene è deciso, naturalmente è sottinteso che se vinco io tu domani parti con noi".
"Naturale, ma tanto so che vincerò io, perché l’unico che mi batteva sempre è morto".
"Ah sì, e chi era costui?", chiese sogghignando Hagor.
"Il comandante Thomas Canturi"
Hagor sogghignò in un modo tale che a Neb venne la voglia di fermarli, ma ormai era troppo tardi i due si erano già preparati, scalzi e rimasti solo con i calzoni aspettavano il suo via. Hagor e Dev si scambiarono di nuovo qualche battuta poi a Neb non resto che dare il via. Neb conosceva bene le capacità di entrambi, esperti nella scalata, e in tutto ciò che comprendeva la gara, l’unico vantaggio di Hagor era la sua giovinezza. Alzò gli occhi e li vide alla pari, ma poi Hagor scattò e superò Dev Hagor quando raggiunse la trave che doveva attraversare, guardò, dove fosse il suo avversario, lo vide in difficoltà e gli affermò che per lui la gara poteva anche fermarsi in quel momento ma Dev gli rispose seccato che non si arrendeva. Hagor allora cominciò a percorrere la trave, era arrivato a metà quando sentì un grido e un tonfo in mare; Dev era scivolato, e per certi versi era stato fortunato, perché era finito in mare. Hagor non ebbe dubbi tornò indietro, attraverso la trave che doveva, percorre l’avversario e si tuffò e qualche istante dopo riemerse con Dev.
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