ADDIO ASTRA
Hagor si stava preparando per festeggiare il suo sedicesimo compleanno, l’anno appena trascorso era stato intenso d’avvenimenti. L’accademia, la casa, Astra, soprattutto lei, anche se in certi momenti faceva molta fatica a comprenderla. In alcuni istanti Astra sembrava spensierata e allegra, come la maggior parte delle ragazze della sua età, ma appena lui accennava al fatto di far sapere a tutti che stavano insieme, lei cominciava a tremare e a piangere disperata affermandogli che nessuno doveva sapere, soprattutto suo padre, Hagor una volta cercò di saperne di più ma lei gli ricordò la sua promessa di non fare domande, così rinunciava. C’era n altro fatto che lo aveva colpito: il comportamento di suo nonno. Improvvisamente il nonno aveva cominciato a trattarlo come uno dei suoi consiglieri, anzi avvolte, lo consultava prima di rivolgersi ai consiglieri, o addirittura non li interpellava nemmeno, seguendo direttamente il consiglio del nipote. Hagor aveva chiesto più volte il perché di tale comportamento, e suo nonno gli aveva risposto che un giovane vede le cose con più chiarezza. Hagor si sentiva come se suo nonno riversasse su di lui le speranze per un futuro equilibrato e di pace per la loro galassia. Avvolte, chiacchieravano per ore e alla fine delle lunghe discussioni, delle quali, l’ultima parola l’aveva sempre Hagor: un giorno però alla fine della discussione Karnak gli disse ridendo, “Sei come il tuo bisnonno Thomas, che voleva sempre aver ragione lui”, poi diventando di colpo serio aggiunse “Il problema che aveva sempre ragione, proprio come te”. Hagor quel giorno era rimasto in silenzio guardando suo nonno che si allontanava.
Sospirò e uscì dalla sua camera e nel corridoio incontrò la sorella e insieme con lei raggiunsero il salone delle feste. Dove il resto del gruppo li stava aspettando, Astra era già arrivata e stava parlando con Silvia, Hagor fu felice di vederla e la invitò a ballare; risero ricordando le parole dell’anno precedente, ma mentre volteggiavano Hagor vide un uomo che li stava osservando, e quando i loro occhi s’incrociarono, Hagor vi lesse un odio profondo, che ricambiò immediatamente, pochi istanti dopo distogliendo lo sguardo dall’uomo disse ad Astra.
"Astra c’è tuo padre".
"Cosa? E dove si trova?".
"È laggiù che parla con mio nonno".
"E ci ha visto?".
"Temo di sì, vuoi che mi allontani?". Hagor la sentì tremare per un momento, poi come se attingesse dalla fonte del coraggio, gli rispose;
"No, sono stanca di nascondermi, sono la tua ragazza e voglio che lo sappiano tutti".
"Ma ne sei sicura?", le domandò lui sorpreso.
"Sì, andiamo a fare una passeggiata", non aspettò la sua risposta e lo trascinò in giardino. Mentre passeggiavano, raggiunsero il gazebo, Astra sentì Hagor irrigidirsi, seguì la direzione del suo sguardo. all’interno del gazebo c’era un’altra coppia intenta a scambiarsi baci e carezze audaci. Anche lei aveva subito riconosciuto la coppia, quindi nel tentativo di calmarlo gli disse: "Hagor non fare nulla", lui la guardò con le sopraciglia aggrottate, "Lo so che è tua sorella, e che ti senti in dovere di proteggerla, ma rifletti un momento, peggioreresti solo le cose se ora vai là e fai una scenata, pensa solo che abbia scelto qualcuno che conosci bene e non uno sconosciuto, ne abbiamo anche parlato ricordi? Insomma lo sai benissimo che Sandor e tua sorella si amano, e ricordati che siamo in debito con lei".
Riflettendoci Hagor comprese che Astra aveva ragione, che i suoi argomenti erano tutti validi, così sospirò e s’incammino all’interno del gazebo. Nel sentire i passi che si avvicinavano Sandor, si allontanò d’Angelica, e quando vide chi si avvicinava impallidì, cercò di spiegarsi ma riuscì a malapena a pronunciare il nome dell’amico, il quale quando gli fu accanto sibilò.
"Falla soffrire e ti giro che non potrai nasconderti in nessun posto, perché io ti troverò".
Sandor rimase pietrificato per qualche istante, poi lentamente si girò verso gli altri tre che ridevano, i suoi occhi incrociarono quelli di Hagor, erano tranquilli e sorridenti, comprese che per l’amico l’argomento era chiuso, ma sapeva anche che ciò che gli aveva detto un momento prima era l’assoluta verità. Pochi istanti dopo furono raggiunti dagli altri, e subito la conversazione si centrò sull’uomo che stava mettendo a ferro e fuoco le terre del sud, fra tutti quello che aveva le idee più desolanti, era Hagor, infatti, affermò.
"Se non lo fermano, distruggerà il pianeta, e con lui l’intera galassia".
"Scusami ma cosa intendi dire fratellino?", gli chiese Angelica.
"Non si accontenterà delle terre del sud, ma cercherà di prendersi il trono della galassia, e questo non sarà un bene", si versò da bere e continuò, "Se i nostri ammiragli non impareranno a capire come ragiona la gente del sud, ci ritroveremmo in un mare di guai, e anche molto seri".
"Tu cosa faresti al loro posto?", gli domandò Gorion.
"Io? Mi comporterei come loro, seguendo le loro regole, gli usi i costumi. Il problema che i nostri ammiragli credono di confrontarsi con persone che seguano le nostre stesse regole, ma non è così: la gente del sud segue delle regole molto crudeli, e i nostri ammiragli non hanno le capacità per affrontarle".
"Stai affermando che sono tutti degli incapaci?". Gli chiese Sandor.
"No, sto solo affermando che sono troppo magnanimi".
"Per me sei troppo tragico Hagor", gli disse Axsterio.
"No, ha ragione lui, vi è anche la possibilità che qualcuno possa sfruttare la situazione a proprio vantaggio"; suggerì Fransuas.
"Vuoi affermare che fra i due litiganti il terzo potrebbe goderne", chiese Astra.
"Esattamente, e non necessariamente deve essere qualcuno della galassia, il terzo incomodo potrebbe venire da un’altra nebulosa a noi conosciuta".
"Ti stai riferendo a re Vega?".
"Sì Hagor, mi riferisco proprio a lui: ha rifiutato ogni aiuto dagli scienziati di tutte le galassie, entro una decina d’anni, il pianeta esploderà, senza tener conto delle conseguenze che comporterà, sulla popolazione, dove andranno gli abitanti di Vega? Pensate anche a quanti meteoriti si formeranno, certo una buona parte brucerà nell’atmosfera dei pianeti, ma la rimanenza ricadrà sui nostri mondi, provate a immaginare ai danni che ci saranno".
Dopo le affermazioni di Fransuas calò il silenzio, ognuno riflette sulle sue argomentazioni, poi Axsterio disse.
"Credo che di questo dovremmo parlare con il nonno".
"Sono d’accordo, ma non questa sera", gli rispose Hagor.
Tutti furono d’accordo e poco dopo Axsterio, Gorion e Fransuas si allontanarono, Hagor e Sandor discussero ancora un po’, Angelica vedendo che i due ragazzi s’intrattenevano a parlare, s’infuso coraggio e fece delle domande molto intime ad Astra, che rimase scossa al punto da non trovare subito le parole per risponderle, Angelica nel vederla turbata, si scusò con lei e di dimenticare ciò che le aveva chiesto. Astra era sì turbata, ma non lo era certo per le sue domande, anche se era sorpresa di sentirle perché lei era convinta che Angelica e Sandor fossero amanti da qualche tempo. Mentre ora scopriva che l’amica era attratta dal desiderio dell’amore, ma n’era anche spaventata e che cercava rassicurazioni da una ragazza della sua età. Ma come poteva rassicurare Angelica? Per Astra il ricordo della sua prima volta era doloroso, guardò Hagor un istante e ricordò le forti emozioni di quel giorno. Le carezze lente, i baci passionali e teneri allo stesso tempo, parole d’amore, sussurrate al suo orecchio da farle venire i brividi, e il desiderio intenso anche quella dolcezza aveva scatenato, allora si dissero che la sua prima volta era avvenuta quel giorno di pioggia alla villa, e così trovò il coraggio di rispondere ad Angelica, che la ringraziò per le sue parole rassicuranti. In quel momento Hagor e Sandor si girarono verso di loro, Hagor le disse che forse era meglio rientrare, prima che suo padre venisse a cercarli, visto che quando si erano guardati, lo sguardo dell’uomo era poco socievole, ma sia Angelica sia Astra gli dissero sia lei si sarebbe fermata a dormire nel palazzo, inoltre Astra alzatasi in piedi lo afferrò per un braccio trascinandolo via.
Astra stava passeggiando al fianco di Hagor, si stavano dirigendo verso la fontana delle rose, ma la sua mente riecheggiava ancora le parole appena pronunciate per rassicurare Angelica, certo aveva mentito affermando che Hagor era stato il primo ma quel giorno aveva davvero provato le emozioni descritte. Alzo lo sguardo su Hagor, si sentiva in colpa per non avergli ancora raccontato la verità su come aveva perso la verginità; ripensò a quella maledetta notte, erano trascorsi quasi tre anni. Ah quel tempo aveva solo quattordicianni: tutto era cominciato quando la sua mamma, era andata ad assistere la madre, sarebbe stato giusto affermare che ansava a controllare che fosse accudita nel modo migliore. Astra ricordava bene le parole che le disse prima di salire in carrozza: “Starò via solo due giorni e una notte, mi raccomando fai la brava e ubbidisci a papà”. Il suo papà, di cui lei si fidava ciecamente, prima di mandarla a scuola le disse: “Ci vediamo questa sera, ricorda che devi far preparare la cena, come fa la mamma, e che la devi sostituire in tutto”, poi si era allontanato a cavallo. Lei naturalmente non aveva capito cosa suo padre intendeva, lei pensava di doversi comportare d’adulta e da padrona da casa, poiché la madre non c’era. Dopo la scuola si fermò un po’ con le amiche, poi salutandole prima del solito era tornata a casa, diede disposizioni per la cena, quando il padre tornò, cenarono e soddisfatto l’uomo le fece i complimenti. Astra si ritirò nella propria stanza, poco dopo suo padre la raggiunse, lei era convinta che fosse andato a darle il bacio della buonanotte, come faceva ogni sera, invece, si tolse la vestaglia e rimase nudo, lei era così sorpresa che non reagì immediatamente, quando lo fece lui, era già sotto le coperte e le ripete, “Devi sostituire tua madre in tutto”. La bocca del padre si appoggiò sulla sua, le infilò una mano fra le gambe e le tolse le mutandine, lei gli domandò cosa stesse facendo, perché le accarezzava l’intimità, ma lui non rispose e la costrinse ad aprire le gambe penetrandola con forza. Astra aveva urlato e lo aveva pregato di smettere, perché le faceva male, ma più lei insisteva più lui vi dava con forza, poi a un tratto suo padre emise un suono, che alle orecchie della ragazza era sinistro, ma finalmente si tolse di dosso e se ne andò soddisfatto. Astra andò in bagno e fece una lunga doccia, si lavò con energia ma continuava a sentirsi sporca, mentre l’acqua le scorreva sul corpo, piangeva. Perché ormai tutti i suoi sogni l’erano stati tolti, come il sogno di trovare un giorno, il principe sul cavallo bianco, ora era tutto finito, ed era così spaventoso; si chiedeva com’era possibile che uomini e donne si toccassero come l’aveva toccata suo padre, e come l’aveva costretta a toccarlo, giurò a se stessa che nessuno l’avrebbe più toccata in quel modo. Una volta tornata in camera cambiò le lenzuola per cancellare ogni traccia di ciò che era accaduto. La mattina non voleva scendere per evitare d’incontrare suo padre, ma lui la mandò a chiamare, facendole sapere che non avrebbe accettato una no come risposta. una volta che si trovò a faccia a faccia, le disse che ciò che era accaduto doveva rimanere un segreto tra loro due, Astra fu d’accordo con lui, ma se si azzardava a toccarla un’altra volta, lei lo avrebbe raccontato a qualcuno. Lui cercò di intimorirla affermando che nessuno le avrebbe creduto, lei allora gli domandò cosa sarebbe successo se invece le avrebbero creduto, dopo un istante, il padre le propose un patto, lui non l’avrebbe più cercata se lei non fosse trovata né un fidanzato né un marito, e lei accettò. Era stato facile a quel tempo accettare e mantenere le condizioni imposte da suo padre, ma inseguito era arrivata Angelica che l’era diventata amica, senza mai chiederle niente del suo strano comportamento, e con Angelica era arrivato anche Hagor, che con la sua tenacia, le aveva fatto sognare di nuovo il principe dei sogni. Ora mentre lo guardava la sua rassomiglianza con il suo bisnonno, era veramente impressionante, a questo punto Astra si chiese, se prima d’innamorarsi di Hagor non si fosse innamorata di Thomas, e quando aveva visto Hagor, non avesse trasferito i suoi sentimenti per Thomas su Hagor, ma a pensarci bene cosa importasse, poiché lei era felice accanto a Hagor. Astra non si era resa conto che ricordando gli eventi di quella terribile notte, aveva cominciato a tremare. E che stava ancora tremando, quando Hagor abbracciandola le domandò.
"Astra amore, che cosa hai?".
"Ti prego amore tienimi stretta a te".
"Sì, senti freddo tesoro?".
"Un poco". Hagor si tolse la giacca e la strinse a se, e fra le sue braccia ad Astra le sembrava che lui potesse proteggerla da ogni cosa e da tutti. Astra si calmò e Hagor la accompagno alla stanza che le avevano riservato e dopo d’averla salutata con un bacio si allontanò. Astra rimase immobile sulla soglia della sua camera poi sentì che il desiderio di stare ancora con lui era più forte che mai. Lo seguì, la porta del salottino era semi aperta, la spinse, e le sembrò di entrare in una stanza dove vi era appena passato un uragano, una matita le finì sotto un piede, la raccolse e la mise su una sedia, chiusa la porta del salottino che dava sul corridoio, entrò nella camera e per poco non scoppio a ridere nel vedere Hagor lottare con la spilla ferma cravatta, chiuse la porta e gli disse.
"Hagor, se ci provassi io?".
"Astra cosa fai qui?", domandò Hagor sorpreso.
"Sono venuta a salvare il mio eroe, che domanda", una volta sfilata la spilla, gli mise le braccia intorno al collo e sulle labbra gli sussurrò: "Visto come sono stata brava? Vuoi vedere come sono altrettanto brava ad aiutarti a spogliarti?".
"Su questo non ho dubbio alcuno, amore mio", le rispose lui.
Molto tempo dopo Astra gli raccontò di ciò che aveva discusso con Angelica, e gli chiese se era arrabbiato per aver mentito alla sorella, sul fatto di non essere il primo, Hagor la rassicurò ancora una volta che a lui non importava, che l’unica cosa che gli importava, era che lei fosse felice con lui, lei gli si strinse contro e i loro corpi ritrovarono la gioia d’amarsi ancora. Astra e Hagor erano di nuovo abbracciati nel silenzio della notte, quando lei gli domandò.
"Hagor quando ti trasferisci alla villa?".
"Tra due di giorni, perché?".
"Posso…", ma non finì la frase.
"Puoi cosa?".
"Venire a vivere con te da subito":
"Astra parli sul serio?".
"Sì".
"Ma cosa diranno i tuoi genitori?".
"Non lo so, e non m’importa, mi dispiace un po’ per mia madre, ma per quanto riguarda quell’uomo, egli per me è già morto da qualche tempo, quindi qualunque cosa dica, non m’importa".
"Astra perdonami, ma io non capisco, si può sapere cosa ti ha fatto tuo padre da indurti a odiarlo tanto?", le chiese Hagor confuso.
Astra comprendeva benissimo le sue perplessità, ma ancora una volta gli disse.
"Hagor ti prego non fare domande, non sono ancora pronta a dirtelo e forse non lo sarò mai, ti prego accontentami".
"Va bene ma ora calmati", le disse Hagor vedendola agitata, poi aggiunse: "Immagino che vorrai tornare a casa, per prendere le tue cose?", lei annuì e Hagor prosegui, "Quando avrai preso la tua roba vieni qua a palazzo, andremmo insieme alla villa, lascerò detto che lascino a tua disposizione la camera di questa sera".
"Farò come dici, ma non preoccuparti: se non mi vedi entro domani sera, perché sarò qui per la colazione del giorno dopo".
"D’accordo amore mio, ma ora dormiamo se non ti dispiace".
Astra come risposta gli diede un bacio dandogli la buonanotte, chiuse gli occhi e si lasciò scivolare nel sonno, pensando che entro due giorni sarebbe stata libera e felice per sempre.
Dopo che Hagor e Astra si erano allontanati, Sandor rimase a fissare il punto in cui i due amici erano scomparsi, era incredulo, quando aveva visto Hagor che si avvicinava al gazzebo, aveva pensato che l’amico reagisse molto male nel vederlo in intimità con Angelica, ma si era limitato ad ammonirlo, Sandor però sapeva bene che la velata minaccia era da prendere seriamente. Era così concentrato che non si accorse che Angelica gli si era avvicinata, si accorse di lei solo quando abbracciandolo, gli disse.
"Sandor, ti amo tanto".
"Anch’io ti amo Angelica".
Si baciò appassionatamente poi Angelica disse a Sandor sorprendendolo.
"Sandor andiamo in camera mia". Sandor la guardò sorpreso, tanto sa non riuscire a parlare, Angelica gli prese la mano e lo portò verso la su stanza da letto. Una volta giunti, Angelica chiuse le porte a chiave e voltandosi gli disse: "Ora sei mio prigioniero".
"Io credevo di esserlo da qualche tempo", le disse sorridendo.
Angelica ricambiò il sorriso, gli si avvicinò e timidamente gli disse.
"Sandor io, non so cosa...", ma Angelica non fini la frase.
"Andra tutto bene", le disse lui rassicurandola, poi le chiese: "Sei sicura di volerlo ora?".
"Sì sono sicura".
"Hai paura?".
"Un poco, ma sono sicura che tu non mi farai male".
"Farti male? No, non potrei mai, e farò solo quello che tu vorrai".
Sandor si rese conto che Angelica era un po’ tesa, la fece sedere sul letto e cominciò ad accarezzarla e a sussurrarle che la amava, lentamente Angelica si rilassò e i timori scomparvero. Per Angelica e per Sandor fu una notte piena d’amore e di passione, il sonno li colse solo quando ormai era sazia l’una dell’altro. Era mattino presto quando Sandor sveglio Angelica, lei si stirò come una gatta, poi gli chiese tirandolo a se.
"Dove stai andando amore mio?".
"Devo raggiungere tuo fratello Hagor e Gorion, oggi abbiamo un esame importante, con questa prova diventeremo comandanti di navetta".
"Sì, ora ricordo".
"Angelica sei felice? Non sei delusa vero?". Le chiese Sandor cambiando discorso.
"È stato bellissimo, e tu sei felice?".
2Immensamente amore mio", rispose Sandor baciandola. Poco dopo Sandor usci dalla camera d’Angelica, andò nella sua stanza si cambio e raggiunse Hagor; lo trovò intento a bere il caffè e a leggere il giornale. Sandor fu felice di essere arrivato per primo, e di trovarlo tranquillo, fino a quel momento era stato in agitazione; sapeva che con molta probabilità suo fratello Gorion aveva sentito le sue stesse emozioni, e che forse le avrebbe raccontate a Hagor. Hagor era tranquillo quindi entrando lo saluto dicendogli.
"Buongiorno, che dice il giornale?>>.
"Bah, le solite cose, dormito bene?".
"Sì, tu?", ma vedendolo preoccupato, gli domandò: "Non sarai preoccupato per l’esame?".
"No, ma per Astra Sì, c’è qualcosa che la tormenta, ma non vuole dirmi di cosa si tratta, questa notte mi ha chiesto quando mi trasferisco alla villa, quando le ho affermato che lo farò fra un paio di giorni mi ha chiesto di venire subito anche lei".
"Cosa? E tu cosa le hai risposto?".
"Che cosa vuoi che le abbia risposto? Le ho detto di sì, era così disperata che non ho avuto il coraggio di dirle di no".
"Capisco".
Hagor guardò l’orologio e gli domandò.
"Sandor dov’è finito tuo fratello?".
"Non saprei".
Sandor e Gorion avevano ormai chiarito la loro situazione e ne avevano fatti partecipe anche gli altri. In quel momento la porta si aprì e apparve Gorion, aveva l’espressione di chi aveva combattuto allungo, guardò Sandor e pensò: (Con che faccia si presenta, e se io dicessi a Hagor quello che ha combinato l’altra notte? Non avrebbe una faccia così tranquilla). Fu strappato dai suoi pensieri da Hagor.
"Che fai entri o esci?".
Gorion entrò e si piazzò davanti a Sandor e con voce tremante gli disse.
"Sandor io ho sentito tutto, come hai potuto?".
"Anch’io quando tu e Lisa vi siete amati ho sentito, ma non ho fatto tutte queste storie>>.
"Sì, ma Lisa non è la sorella del mio migliore amico".
"È vero, ma io amo Angelica, e lei ama me, e anche se voi vi opporrete noi, ci ameremo lo stesso, sono sicuro che Hagor lo capisce benissi">>.
Sandor sia Gorion, si girarono verso di lui, che assistendo alla sena per poco non si metteva a ridere, sospirò e disse.
"Gorion lo sappiamo da qualche tempo che tuo fratello e mia sorella si amano, quindi non possiamo fare altro che accettare ciò che ne consegue, sono sicuro che Sandor renderà felice la nostra Angelica", si alzò e aggiunse: "E con questo l’argomento è chiuso. Vogliamo andare signori".
Non aspettò la risposta degli altri due.
Astra lasciò tardi il palazzo, si era svegliata tra le braccia di Hagor, e aveva fatto colazione con Angelica, ascoltò le confidenze dell’amica poi annunciò la decisione presa con Hagor di vivere insieme, Angelica rimase sorpresa per un istante poi accettò l’idea, tanto più che anche lei già faceva lo stesso con Sandor, ma rimase sorpresa nel sentire la risposta, quando chiese ad Astra, cosa avrebbero detto i suoi genitori una volta annunciata la notizia, infatti, Astra le disse.
"Non lo so, certo lo dirò alla mamma, ma per quanto riguarda mio padre che se impicchi ".
"Astra, io capisco avere un buon rapporto con proprio padre non né facile, io ne so qualcosa, ma è pur sempre tuo padre".
"Angelica vorrei poterti spiegare, ma non sono pronta a farlo, né con te né con Hagor, che amo più della mia vita".
Vedendola a disagio Angelica non insistette, e le chiese.
"Come sei rimasta d’accordo con Hagor?".
"Hagor vuole che lo raggiunga qui a palazzo, perché desidera andare alla villa insieme", poi prendendole le mani aggiunse: "Angelica ma ci pensi entro questa sera sarà libera, non è meraviglioso?".
"Non capisco cosa vuoi dire, ma lo è di sicuro per te, hai detto questa sera?".
"Sì, al massimo domani mattina".
"D’accordo allora ti aspetterò per darti il benvenuto in famiglia".
Si abbracciarono poi Angelica era tornata nella sua stanza e Astra dopo d’essersi vestita tornò a casa, cercò la madre e quando la trovò in giardino, attirò la sua attenzione salutandola.
"Ciao mamma".
"Ciao tesoro, hai già fatto colazione cara?".
"Si con Angelica, mamma dovrei parlati di una cosa importante, puoi rimandare quello che stati facendo per favore".
"Ma certo cara, sediamo sotto il pergolato".
Astra seguì sua madre, si sedettero una accanto all’altra, la ragazza si sentiva un po’ tesa, fece un respiro profondo poi esordì.
"Mamma, questa sera tornerò a palazzo per raggiungere il mio fidanzato, e in seguito insieme con lui ci trasferiremo a casa sua, anzi a casa nostra".
"Non credo d’aver capito, vuoi spiegarti meglio?", le chiese la madre sorpresa.
"Va bene mamma, dunque le cose stanno in questo modo: il principe Hagor ed io ci….". Astra raccontò alla madre com’era arrivata alla decisione d’andare a vivere con Hagor. All’inizio la donna cercò di farle cambiare idea, ma nel vederla così decisa si rassegnò anche perché la giovane le promise che presto lei e Hagor si sarebbero sposati. Acconsenti anche all’ultima richiesta della figlia, anche se non ne capiva il motivo, infatti, Astra le chiese, "Mamma, c’è un’altra cosa che ti chiedo, nel caso che io questa sera non raggiunga il palazzo, prima che papà torni a casa, non dirgli nulla, aspetta che sia io a dirti quando è il momento giusto, prego promettilo?".
"Va bene farò come mi chiedi, anche se non ne capisco il motivo".
"Un giorno ti spiegherò tutto, ma ora devi accontentarti di fidarti di me", le disse Astra dispiaciuta.
"Va bene cara", le rispose la madre abbracciandola.
La madre d’Astra era rimasta a rimuginare tutto il giorno su ciò che la figlia le aveva detto, all’inizio era rimasta sorpresa e pensava ancora che forse la figlia commettesse un errore. Poi in fondo l’idea che presto la ragazza sarebbe stata una principessa le fece cambiare idea; ciò che non comprendeva il perché la ragazza non volesse parlarne con il padre, da molto tempo, Caterina, aveva capito che la figlia era risentita nei confronti del padre, anche se non ne capiva il motivo. Quando il marito tornò, capì subito che c’era qualcosa che la rendeva allegra, le chiese se la figlia era tornata, ascoltato la risposta le domandò cosa la rendesse così vivace, in un primo momento lei pensò di non rispondere poi gli raccontò ogni cosa, ma la reazione dell’uomo la sorprese, appena lei finì di parlare lui si precipitò fuori della stanza e corse in quella della figlia. Era così sorpresa che si riscosse solo quando sentì le grida della figlia, allora si precipitò nella stanza della ragazza e la scena che vide la sconvolse, l’uomo che amava, il padre di sua figlia, stava violando la sua bambina, doveva fermarlo prese il vaso di fiori sul mobile e lo ruppe intesta all’uomo con tutte le sue forze, lui si accasciò sul corpo della ragazza che si liberò del suo peso. Caterina si avvicinò alla figlia e la strinse, quando la ragazza smise di tremare, le sussurrò.
"Mi dispiace mamma io non volevo, ma lui".
"Certo che tu non volevi, e quella che deve dispiacersi sono io che non ho capito, dimmi è la prima volta che lui?".
"No, la seconda, la prima fu…", Astra le raccontò ogni cosa, e ora lei capiva perché la figlia si era isolata, e perché ogni volta che non tornava a casa per una gita, diceva sempre che la sua compagnia era di sole ragazze, e le raccontò delle lunghe giornate passate alla villa, e di com’era cambiato tutto quando nella sua vita era apparso Hagor, e di come lui la facesse sentire libera e felice. Furono interrotte da un gemito proveniente dall’uomo che giaceva sul letto, allora la madre le disse d’andarsene e di fare un bagno caldo, che lei avrebbe sistemato le cose con quel mostro, le affermò che avrebbe chiamato il palazzo per avvisare che lei vi sarebbe andata il giorno dopo, ma Astra le affermò che non importava perché erano già d’accordo in quel modo. Astra aveva di nuovo messo la vestaglia e si stava dirigendo verso una delle camere degli ospiti, quando nella sua mente si fece largo la frase di sua madre, “Domani mattina andrai a palazzo e ti scorderai tutta questa brutta storia”. No lei non sarebbe andata a palazzo, lei non sarebbe andata più in nessun posto, come poteva tornare tra le braccia di Hagor così sporca e mentire su ciò che era accaduto quella sera, non aveva più la forza per ricominciare a vivere come se nulla fosse accaduto. Cambiò direzione, andò in cucina, nessuno la notò, prese un coltellino, piccolo e affilatissimo e tornò indietro, entrò nella prima camera per gli ospiti e andò in bagno, riempita la vasca d’acqua calda, vi si lasciò scivolare dentro. L’acqua calda era piacevole sul suo corpo dolorante, ma non sarebbe bastata a toglierle il sudiciume che l’uomo che lei avrebbe dovuto chiamare padre le aveva lasciato a dosso; prese il coltellino fra le mani, lo guardò per un lungo momento, poi sussurrò.
"Perdonami Hagor amore mio, ma non posso tornare da te così sporca".
Posò il coltellino sul polso e lo premette finché la lama tagliò la pelle e le vene, fece la stessa cosa anche sull’altro polso, immerse le braccia dentro l’acqua e lasciò che la vita le scorresse fuori del corpo.
La madre d’Astra l’aveva guardata mentre usciva dalla stanza, poi si girò e vide che ai piedi del letto c’era la pistola del marito la raccolse e aspettò che l’uomo riprendesse i sensi. Il duca di Rosembergher riprese i sensi e si sfiorò la testa, bagnata e insanguinata, si sentiva confuso, si guardò attorno perplesso cercando di ricordare ciò che stava facendo. Poi tutto gli torno alla mente, chiamò la figlia, ma gli rispose la moglie, dicendogli che la ragazza non era più nella stanza, Rosembergher guardò la moglie sorpreso di trovarla li, poi si rese conto in che condizioni era e cominciò a rivestirsi mentre la moglie gli disse, puntandogli l’arma contro.
"Voglio che tu ora prenda i tuoi stracci e te ne vada, tornerai solo quando io e mia figlia ce ne saremo andate, e ti consiglio di non cercare né me né lei, altrimenti finirai i tuoi luridi giorni in galera".
Rosembergher cercò di persuadere la moglie che lui non aveva fatto nulla e cercò di avvicinarsi, ma lei alzò la pistola e fece partire un colpo che passò molto vicino all’orecchio del marito, a quel punto lui andò a prendere un po’ della sua roba e andò nelle scuderie a prendere il proprio cavallo, e prima d’andarsene le disse.
"Tornerò domattina, spero che per allora tu ti sia schiarita le idee".
"Non contarci maledetto".
Aspettò di vederlo allontanarsi poi lentamente rientrò in casa, si sentiva come se le gamme fossero diventate di cemento e che ogni passo fosse uno sforzo troppo grande per lei, però ora doveva accertarsi che sua figlia si fosse ripresa un po’. La cercò nelle varie camere degli ospiti, ma quando la trovò la scena che si parò davanti, era orribile. Astra era immersa in una vasca d’acqua e sangue, gridò aiuto e finalmente la servitù le andò in soccorso, chiamò il medico che cercò di salvare la ragazza in tutti i modi possibili, ma alla fine si dovette arrendere e disse alla madre della giovane di chiamare un sacerdote e di chiamare anche il principe Hagor, poiché la figlia lo invocava disperatamente.
Hagor, Sandor e Gorion tornati dall’accademia fecero credere ad Angelica, che il loro esame era andato male, e le dichiararono la verità solo quando la videro veramente dispiaciuta. Angelica fece finta di non arrabbiarsi, ma non appena i tre giovani si rilassarono li colpì con un pugno sulla spalla, i tre non se la presero, ma Hagor non fece molto caso alla spiegazione che la sorella diede a Sandor. Nella sua mente, cerano ancora le parole d’Astra quando le aveva chiesto d’andare a vivere insieme; si guardò attorno, ma della ragazza non vi era traccia, eppure la sera prima gli era sembrato che Astra non vedesse l’ora di trasferirsi, poi ricordò che lei le aveva detto “Al massimo sarà per il mattino dopo”, fece un respiro profondo e si disse: “Aspetterò domattina per rivederla”. La mattina arrivò e si sentiva irrequieto, Astra non era ancora arrivata e più il tempo passava e più aveva la sensazione che fosse accaduto qualcosa di brutto, quel suo stato di malessere fu notato dalla sorella e da Gorion, che erano con lui all’interno del gazebo; ma quando i due gli chiesero cosa lo turbasse, egli non seppe cosa rispondere. All’improvviso il video telefono d’Angelica suono, la ragazza rimase sorpresa nel vedere nello schermo la madre d’Astra, la donna, le chiese di poter parlare con suo fratello Hagor e lei passò il comunicatore a Hagor. Hagor si era allontanato di qualche passo dal gazebo, la sua espressione divenne d’angoscia, la voce tremava e rispondeva solo a monosillabi. Solo qualche parola per fare poche domande, poi Hagor chiuse la comunicazione e cominciò a correre verso le scuderie, seguito dalla sorella e da Gorion; davanti alle scuderie c’era un calesse già pronto, Hagor non chiese a chi serviva, vi salì sopra prendendo le redini del cavallo e le fece scoccare sulla schiena dell’animale che subito si mosse trascinandosi dietro il calesse, mentre Angelica e Gorion vi salivano al volo. Hagor lanciò il cavallo a tutta velocità e per due volte rischiò di ribaltare il calesse e i suoi occupanti, una volta giunto davanti alla villa dei Rosembergher, tirò le redini bruscamente che il cavallo s’impennò. Scese dal calesse che si muoveva ancora, e solo la prontezza di Gorion impedì che l’animale riprendesse a correre, appena calesse fu ferma Angelica, seguì il fratello all’interno della casa, lo vide in cima alla scala che parlava con la madre d’Astra, cercò di raggiungerlo, ma lui entrò in una stanza e lei non poté seguirlo, così cominciò la sua attesa e quella degli altri.
Anche il duca era rientrato a casa, nella speranza che la moglie si fosse calmata, la sua mente non comprendeva il comportamento della moglie; quando vide il portone aprirsi si alzò, ma la moglie lo fece sedere di nuovo dicendogli.
"Se ti è cara, la vita è meglio che ti siedi e non ti muova", poi rivolta a Hagor, <martedì 9 luglio 2013
SOVRANO FRA LE STELLE ADDIO ASTRA
ADDIO ASTRA
Hagor si stava preparando per festeggiare il suo sedicesimo compleanno, l’anno appena trascorso era stato intenso d’avvenimenti. L’accademia, la casa, Astra, soprattutto lei, anche se in certi momenti faceva molta fatica a comprenderla. In alcuni istanti Astra sembrava spensierata e allegra, come la maggior parte delle ragazze della sua età, ma appena lui accennava al fatto di far sapere a tutti che stavano insieme, lei cominciava a tremare e a piangere disperata affermandogli che nessuno doveva sapere, soprattutto suo padre, Hagor una volta cercò di saperne di più ma lei gli ricordò la sua promessa di non fare domande, così rinunciava. C’era n altro fatto che lo aveva colpito: il comportamento di suo nonno. Improvvisamente il nonno aveva cominciato a trattarlo come uno dei suoi consiglieri, anzi avvolte, lo consultava prima di rivolgersi ai consiglieri, o addirittura non li interpellava nemmeno, seguendo direttamente il consiglio del nipote. Hagor aveva chiesto più volte il perché di tale comportamento, e suo nonno gli aveva risposto che un giovane vede le cose con più chiarezza. Hagor si sentiva come se suo nonno riversasse su di lui le speranze per un futuro equilibrato e di pace per la loro galassia. Avvolte, chiacchieravano per ore e alla fine delle lunghe discussioni, delle quali, l’ultima parola l’aveva sempre Hagor: un giorno però alla fine della discussione Karnak gli disse ridendo, “Sei come il tuo bisnonno Thomas, che voleva sempre aver ragione lui”, poi diventando di colpo serio aggiunse “Il problema che aveva sempre ragione, proprio come te”. Hagor quel giorno era rimasto in silenzio guardando suo nonno che si allontanava.
Sospirò e uscì dalla sua camera e nel corridoio incontrò la sorella e insieme con lei raggiunsero il salone delle feste. Dove il resto del gruppo li stava aspettando, Astra era già arrivata e stava parlando con Silvia, Hagor fu felice di vederla e la invitò a ballare; risero ricordando le parole dell’anno precedente, ma mentre volteggiavano Hagor vide un uomo che li stava osservando, e quando i loro occhi s’incrociarono, Hagor vi lesse un odio profondo, che ricambiò immediatamente, pochi istanti dopo distogliendo lo sguardo dall’uomo disse ad Astra.
"Astra c’è tuo padre".
"Cosa? E dove si trova?".
"È laggiù che parla con mio nonno".
"E ci ha visto?".
"Temo di sì, vuoi che mi allontani?". Hagor la sentì tremare per un momento, poi come se attingesse dalla fonte del coraggio, gli rispose;
"No, sono stanca di nascondermi, sono la tua ragazza e voglio che lo sappiano tutti".
"Ma ne sei sicura?", le domandò lui sorpreso.
"Sì, andiamo a fare una passeggiata", non aspettò la sua risposta e lo trascinò in giardino. Mentre passeggiavano, raggiunsero il gazebo, Astra sentì Hagor irrigidirsi, seguì la direzione del suo sguardo. all’interno del gazebo c’era un’altra coppia intenta a scambiarsi baci e carezze audaci. Anche lei aveva subito riconosciuto la coppia, quindi nel tentativo di calmarlo gli disse: "Hagor non fare nulla", lui la guardò con le sopraciglia aggrottate, "Lo so che è tua sorella, e che ti senti in dovere di proteggerla, ma rifletti un momento, peggioreresti solo le cose se ora vai là e fai una scenata, pensa solo che abbia scelto qualcuno che conosci bene e non uno sconosciuto, ne abbiamo anche parlato ricordi? Insomma lo sai benissimo che Sandor e tua sorella si amano, e ricordati che siamo in debito con lei".
Riflettendoci Hagor comprese che Astra aveva ragione, che i suoi argomenti erano tutti validi, così sospirò e s’incammino all’interno del gazebo. Nel sentire i passi che si avvicinavano Sandor, si allontanò d’Angelica, e quando vide chi si avvicinava impallidì, cercò di spiegarsi ma riuscì a malapena a pronunciare il nome dell’amico, il quale quando gli fu accanto sibilò.
"Falla soffrire e ti giro che non potrai nasconderti in nessun posto, perché io ti troverò".
Sandor rimase pietrificato per qualche istante, poi lentamente si girò verso gli altri tre che ridevano, i suoi occhi incrociarono quelli di Hagor, erano tranquilli e sorridenti, comprese che per l’amico l’argomento era chiuso, ma sapeva anche che ciò che gli aveva detto un momento prima era l’assoluta verità. Pochi istanti dopo furono raggiunti dagli altri, e subito la conversazione si centrò sull’uomo che stava mettendo a ferro e fuoco le terre del sud, fra tutti quello che aveva le idee più desolanti, era Hagor, infatti, affermò.
"Se non lo fermano, distruggerà il pianeta, e con lui l’intera galassia".
"Scusami ma cosa intendi dire fratellino?", gli chiese Angelica.
"Non si accontenterà delle terre del sud, ma cercherà di prendersi il trono della galassia, e questo non sarà un bene", si versò da bere e continuò, "Se i nostri ammiragli non impareranno a capire come ragiona la gente del sud, ci ritroveremmo in un mare di guai, e anche molto seri".
"Tu cosa faresti al loro posto?", gli domandò Gorion.
"Io? Mi comporterei come loro, seguendo le loro regole, gli usi i costumi. Il problema che i nostri ammiragli credono di confrontarsi con persone che seguano le nostre stesse regole, ma non è così: la gente del sud segue delle regole molto crudeli, e i nostri ammiragli non hanno le capacità per affrontarle".
"Stai affermando che sono tutti degli incapaci?". Gli chiese Sandor.
"No, sto solo affermando che sono troppo magnanimi".
"Per me sei troppo tragico Hagor", gli disse Axsterio.
"No, ha ragione lui, vi è anche la possibilità che qualcuno possa sfruttare la situazione a proprio vantaggio"; suggerì Fransuas.
"Vuoi affermare che fra i due litiganti il terzo potrebbe goderne", chiese Astra.
"Esattamente, e non necessariamente deve essere qualcuno della galassia, il terzo incomodo potrebbe venire da un’altra nebulosa a noi conosciuta".
"Ti stai riferendo a re Vega?".
"Sì Hagor, mi riferisco proprio a lui: ha rifiutato ogni aiuto dagli scienziati di tutte le galassie, entro una decina d’anni, il pianeta esploderà, senza tener conto delle conseguenze che comporterà, sulla popolazione, dove andranno gli abitanti di Vega? Pensate anche a quanti meteoriti si formeranno, certo una buona parte brucerà nell’atmosfera dei pianeti, ma la rimanenza ricadrà sui nostri mondi, provate a immaginare ai danni che ci saranno".
Dopo le affermazioni di Fransuas calò il silenzio, ognuno riflette sulle sue argomentazioni, poi Axsterio disse.
"Credo che di questo dovremmo parlare con il nonno".
"Sono d’accordo, ma non questa sera", gli rispose Hagor.
Tutti furono d’accordo e poco dopo Axsterio, Gorion e Fransuas si allontanarono, Hagor e Sandor discussero ancora un po’, Angelica vedendo che i due ragazzi s’intrattenevano a parlare, s’infuso coraggio e fece delle domande molto intime ad Astra, che rimase scossa al punto da non trovare subito le parole per risponderle, Angelica nel vederla turbata, si scusò con lei e di dimenticare ciò che le aveva chiesto. Astra era sì turbata, ma non lo era certo per le sue domande, anche se era sorpresa di sentirle perché lei era convinta che Angelica e Sandor fossero amanti da qualche tempo. Mentre ora scopriva che l’amica era attratta dal desiderio dell’amore, ma n’era anche spaventata e che cercava rassicurazioni da una ragazza della sua età. Ma come poteva rassicurare Angelica? Per Astra il ricordo della sua prima volta era doloroso, guardò Hagor un istante e ricordò le forti emozioni di quel giorno. Le carezze lente, i baci passionali e teneri allo stesso tempo, parole d’amore, sussurrate al suo orecchio da farle venire i brividi, e il desiderio intenso anche quella dolcezza aveva scatenato, allora si dissero che la sua prima volta era avvenuta quel giorno di pioggia alla villa, e così trovò il coraggio di rispondere ad Angelica, che la ringraziò per le sue parole rassicuranti. In quel momento Hagor e Sandor si girarono verso di loro, Hagor le disse che forse era meglio rientrare, prima che suo padre venisse a cercarli, visto che quando si erano guardati, lo sguardo dell’uomo era poco socievole, ma sia Angelica sia Astra gli dissero sia lei si sarebbe fermata a dormire nel palazzo, inoltre Astra alzatasi in piedi lo afferrò per un braccio trascinandolo via.
Astra stava passeggiando al fianco di Hagor, si stavano dirigendo verso la fontana delle rose, ma la sua mente riecheggiava ancora le parole appena pronunciate per rassicurare Angelica, certo aveva mentito affermando che Hagor era stato il primo ma quel giorno aveva davvero provato le emozioni descritte. Alzo lo sguardo su Hagor, si sentiva in colpa per non avergli ancora raccontato la verità su come aveva perso la verginità; ripensò a quella maledetta notte, erano trascorsi quasi tre anni. Ah quel tempo aveva solo quattordicianni: tutto era cominciato quando la sua mamma, era andata ad assistere la madre, sarebbe stato giusto affermare che ansava a controllare che fosse accudita nel modo migliore. Astra ricordava bene le parole che le disse prima di salire in carrozza: “Starò via solo due giorni e una notte, mi raccomando fai la brava e ubbidisci a papà”. Il suo papà, di cui lei si fidava ciecamente, prima di mandarla a scuola le disse: “Ci vediamo questa sera, ricorda che devi far preparare la cena, come fa la mamma, e che la devi sostituire in tutto”, poi si era allontanato a cavallo. Lei naturalmente non aveva capito cosa suo padre intendeva, lei pensava di doversi comportare d’adulta e da padrona da casa, poiché la madre non c’era. Dopo la scuola si fermò un po’ con le amiche, poi salutandole prima del solito era tornata a casa, diede disposizioni per la cena, quando il padre tornò, cenarono e soddisfatto l’uomo le fece i complimenti. Astra si ritirò nella propria stanza, poco dopo suo padre la raggiunse, lei era convinta che fosse andato a darle il bacio della buonanotte, come faceva ogni sera, invece, si tolse la vestaglia e rimase nudo, lei era così sorpresa che non reagì immediatamente, quando lo fece lui, era già sotto le coperte e le ripete, “Devi sostituire tua madre in tutto”. La bocca del padre si appoggiò sulla sua, le infilò una mano fra le gambe e le tolse le mutandine, lei gli domandò cosa stesse facendo, perché le accarezzava l’intimità, ma lui non rispose e la costrinse ad aprire le gambe penetrandola con forza. Astra aveva urlato e lo aveva pregato di smettere, perché le faceva male, ma più lei insisteva più lui vi dava con forza, poi a un tratto suo padre emise un suono, che alle orecchie della ragazza era sinistro, ma finalmente si tolse di dosso e se ne andò soddisfatto. Astra andò in bagno e fece una lunga doccia, si lavò con energia ma continuava a sentirsi sporca, mentre l’acqua le scorreva sul corpo, piangeva. Perché ormai tutti i suoi sogni l’erano stati tolti, come il sogno di trovare un giorno, il principe sul cavallo bianco, ora era tutto finito, ed era così spaventoso; si chiedeva com’era possibile che uomini e donne si toccassero come l’aveva toccata suo padre, e come l’aveva costretta a toccarlo, giurò a se stessa che nessuno l’avrebbe più toccata in quel modo. Una volta tornata in camera cambiò le lenzuola per cancellare ogni traccia di ciò che era accaduto. La mattina non voleva scendere per evitare d’incontrare suo padre, ma lui la mandò a chiamare, facendole sapere che non avrebbe accettato una no come risposta. una volta che si trovò a faccia a faccia, le disse che ciò che era accaduto doveva rimanere un segreto tra loro due, Astra fu d’accordo con lui, ma se si azzardava a toccarla un’altra volta, lei lo avrebbe raccontato a qualcuno. Lui cercò di intimorirla affermando che nessuno le avrebbe creduto, lei allora gli domandò cosa sarebbe successo se invece le avrebbero creduto, dopo un istante, il padre le propose un patto, lui non l’avrebbe più cercata se lei non fosse trovata né un fidanzato né un marito, e lei accettò. Era stato facile a quel tempo accettare e mantenere le condizioni imposte da suo padre, ma inseguito era arrivata Angelica che l’era diventata amica, senza mai chiederle niente del suo strano comportamento, e con Angelica era arrivato anche Hagor, che con la sua tenacia, le aveva fatto sognare di nuovo il principe dei sogni. Ora mentre lo guardava la sua rassomiglianza con il suo bisnonno, era veramente impressionante, a questo punto Astra si chiese, se prima d’innamorarsi di Hagor non si fosse innamorata di Thomas, e quando aveva visto Hagor, non avesse trasferito i suoi sentimenti per Thomas su Hagor, ma a pensarci bene cosa importasse, poiché lei era felice accanto a Hagor. Astra non si era resa conto che ricordando gli eventi di quella terribile notte, aveva cominciato a tremare. E che stava ancora tremando, quando Hagor abbracciandola le domandò.
"Astra amore, che cosa hai?".
"Ti prego amore tienimi stretta a te".
"Sì, senti freddo tesoro?".
"Un poco". Hagor si tolse la giacca e la strinse a se, e fra le sue braccia ad Astra le sembrava che lui potesse proteggerla da ogni cosa e da tutti. Astra si calmò e Hagor la accompagno alla stanza che le avevano riservato e dopo d’averla salutata con un bacio si allontanò. Astra rimase immobile sulla soglia della sua camera poi sentì che il desiderio di stare ancora con lui era più forte che mai. Lo seguì, la porta del salottino era semi aperta, la spinse, e le sembrò di entrare in una stanza dove vi era appena passato un uragano, una matita le finì sotto un piede, la raccolse e la mise su una sedia, chiusa la porta del salottino che dava sul corridoio, entrò nella camera e per poco non scoppio a ridere nel vedere Hagor lottare con la spilla ferma cravatta, chiuse la porta e gli disse.
"Hagor, se ci provassi io?".
"Astra cosa fai qui?", domandò Hagor sorpreso.
"Sono venuta a salvare il mio eroe, che domanda", una volta sfilata la spilla, gli mise le braccia intorno al collo e sulle labbra gli sussurrò: "Visto come sono stata brava? Vuoi vedere come sono altrettanto brava ad aiutarti a spogliarti?".
"Su questo non ho dubbio alcuno, amore mio", le rispose lui.
Molto tempo dopo Astra gli raccontò di ciò che aveva discusso con Angelica, e gli chiese se era arrabbiato per aver mentito alla sorella, sul fatto di non essere il primo, Hagor la rassicurò ancora una volta che a lui non importava, che l’unica cosa che gli importava, era che lei fosse felice con lui, lei gli si strinse contro e i loro corpi ritrovarono la gioia d’amarsi ancora. Astra e Hagor erano di nuovo abbracciati nel silenzio della notte, quando lei gli domandò.
"Hagor quando ti trasferisci alla villa?".
"Tra due di giorni, perché?".
"Posso…", ma non finì la frase.
"Puoi cosa?".
"Venire a vivere con te da subito":
"Astra parli sul serio?".
"Sì".
"Ma cosa diranno i tuoi genitori?".
"Non lo so, e non m’importa, mi dispiace un po’ per mia madre, ma per quanto riguarda quell’uomo, egli per me è già morto da qualche tempo, quindi qualunque cosa dica, non m’importa".
"Astra perdonami, ma io non capisco, si può sapere cosa ti ha fatto tuo padre da indurti a odiarlo tanto?", le chiese Hagor confuso.
Astra comprendeva benissimo le sue perplessità, ma ancora una volta gli disse.
"Hagor ti prego non fare domande, non sono ancora pronta a dirtelo e forse non lo sarò mai, ti prego accontentami".
"Va bene ma ora calmati", le disse Hagor vedendola agitata, poi aggiunse: "Immagino che vorrai tornare a casa, per prendere le tue cose?", lei annuì e Hagor prosegui, "Quando avrai preso la tua roba vieni qua a palazzo, andremmo insieme alla villa, lascerò detto che lascino a tua disposizione la camera di questa sera".
"Farò come dici, ma non preoccuparti: se non mi vedi entro domani sera, perché sarò qui per la colazione del giorno dopo".
"D’accordo amore mio, ma ora dormiamo se non ti dispiace".
Astra come risposta gli diede un bacio dandogli la buonanotte, chiuse gli occhi e si lasciò scivolare nel sonno, pensando che entro due giorni sarebbe stata libera e felice per sempre.
Dopo che Hagor e Astra si erano allontanati, Sandor rimase a fissare il punto in cui i due amici erano scomparsi, era incredulo, quando aveva visto Hagor che si avvicinava al gazzebo, aveva pensato che l’amico reagisse molto male nel vederlo in intimità con Angelica, ma si era limitato ad ammonirlo, Sandor però sapeva bene che la velata minaccia era da prendere seriamente. Era così concentrato che non si accorse che Angelica gli si era avvicinata, si accorse di lei solo quando abbracciandolo, gli disse.
"Sandor, ti amo tanto".
"Anch’io ti amo Angelica".
Si baciò appassionatamente poi Angelica disse a Sandor sorprendendolo.
"Sandor andiamo in camera mia". Sandor la guardò sorpreso, tanto sa non riuscire a parlare, Angelica gli prese la mano e lo portò verso la su stanza da letto. Una volta giunti, Angelica chiuse le porte a chiave e voltandosi gli disse: "Ora sei mio prigioniero".
"Io credevo di esserlo da qualche tempo", le disse sorridendo.
Angelica ricambiò il sorriso, gli si avvicinò e timidamente gli disse.
"Sandor io, non so cosa...", ma Angelica non fini la frase.
"Andra tutto bene", le disse lui rassicurandola, poi le chiese: "Sei sicura di volerlo ora?".
"Sì sono sicura".
"Hai paura?".
"Un poco, ma sono sicura che tu non mi farai male".
"Farti male? No, non potrei mai, e farò solo quello che tu vorrai".
Sandor si rese conto che Angelica era un po’ tesa, la fece sedere sul letto e cominciò ad accarezzarla e a sussurrarle che la amava, lentamente Angelica si rilassò e i timori scomparvero. Per Angelica e per Sandor fu una notte piena d’amore e di passione, il sonno li colse solo quando ormai era sazia l’una dell’altro. Era mattino presto quando Sandor sveglio Angelica, lei si stirò come una gatta, poi gli chiese tirandolo a se.
"Dove stai andando amore mio?".
"Devo raggiungere tuo fratello Hagor e Gorion, oggi abbiamo un esame importante, con questa prova diventeremo comandanti di navetta".
"Sì, ora ricordo".
"Angelica sei felice? Non sei delusa vero?". Le chiese Sandor cambiando discorso.
"È stato bellissimo, e tu sei felice?".
2Immensamente amore mio", rispose Sandor baciandola. Poco dopo Sandor usci dalla camera d’Angelica, andò nella sua stanza si cambio e raggiunse Hagor; lo trovò intento a bere il caffè e a leggere il giornale. Sandor fu felice di essere arrivato per primo, e di trovarlo tranquillo, fino a quel momento era stato in agitazione; sapeva che con molta probabilità suo fratello Gorion aveva sentito le sue stesse emozioni, e che forse le avrebbe raccontate a Hagor. Hagor era tranquillo quindi entrando lo saluto dicendogli.
"Buongiorno, che dice il giornale?>>.
"Bah, le solite cose, dormito bene?".
"Sì, tu?", ma vedendolo preoccupato, gli domandò: "Non sarai preoccupato per l’esame?".
"No, ma per Astra Sì, c’è qualcosa che la tormenta, ma non vuole dirmi di cosa si tratta, questa notte mi ha chiesto quando mi trasferisco alla villa, quando le ho affermato che lo farò fra un paio di giorni mi ha chiesto di venire subito anche lei".
"Cosa? E tu cosa le hai risposto?".
"Che cosa vuoi che le abbia risposto? Le ho detto di sì, era così disperata che non ho avuto il coraggio di dirle di no".
"Capisco".
Hagor guardò l’orologio e gli domandò.
"Sandor dov’è finito tuo fratello?".
"Non saprei".
Sandor e Gorion avevano ormai chiarito la loro situazione e ne avevano fatti partecipe anche gli altri. In quel momento la porta si aprì e apparve Gorion, aveva l’espressione di chi aveva combattuto allungo, guardò Sandor e pensò: (Con che faccia si presenta, e se io dicessi a Hagor quello che ha combinato l’altra notte? Non avrebbe una faccia così tranquilla). Fu strappato dai suoi pensieri da Hagor.
"Che fai entri o esci?".
Gorion entrò e si piazzò davanti a Sandor e con voce tremante gli disse.
"Sandor io ho sentito tutto, come hai potuto?".
"Anch’io quando tu e Lisa vi siete amati ho sentito, ma non ho fatto tutte queste storie>>.
"Sì, ma Lisa non è la sorella del mio migliore amico".
"È vero, ma io amo Angelica, e lei ama me, e anche se voi vi opporrete noi, ci ameremo lo stesso, sono sicuro che Hagor lo capisce benissi">>.
Sandor sia Gorion, si girarono verso di lui, che assistendo alla sena per poco non si metteva a ridere, sospirò e disse.
"Gorion lo sappiamo da qualche tempo che tuo fratello e mia sorella si amano, quindi non possiamo fare altro che accettare ciò che ne consegue, sono sicuro che Sandor renderà felice la nostra Angelica", si alzò e aggiunse: "E con questo l’argomento è chiuso. Vogliamo andare signori".
Non aspettò la risposta degli altri due.
Astra lasciò tardi il palazzo, si era svegliata tra le braccia di Hagor, e aveva fatto colazione con Angelica, ascoltò le confidenze dell’amica poi annunciò la decisione presa con Hagor di vivere insieme, Angelica rimase sorpresa per un istante poi accettò l’idea, tanto più che anche lei già faceva lo stesso con Sandor, ma rimase sorpresa nel sentire la risposta, quando chiese ad Astra, cosa avrebbero detto i suoi genitori una volta annunciata la notizia, infatti, Astra le disse.
"Non lo so, certo lo dirò alla mamma, ma per quanto riguarda mio padre che se impicchi ".
"Astra, io capisco avere un buon rapporto con proprio padre non né facile, io ne so qualcosa, ma è pur sempre tuo padre".
"Angelica vorrei poterti spiegare, ma non sono pronta a farlo, né con te né con Hagor, che amo più della mia vita".
Vedendola a disagio Angelica non insistette, e le chiese.
"Come sei rimasta d’accordo con Hagor?".
"Hagor vuole che lo raggiunga qui a palazzo, perché desidera andare alla villa insieme", poi prendendole le mani aggiunse: "Angelica ma ci pensi entro questa sera sarà libera, non è meraviglioso?".
"Non capisco cosa vuoi dire, ma lo è di sicuro per te, hai detto questa sera?".
"Sì, al massimo domani mattina".
"D’accordo allora ti aspetterò per darti il benvenuto in famiglia".
Si abbracciarono poi Angelica era tornata nella sua stanza e Astra dopo d’essersi vestita tornò a casa, cercò la madre e quando la trovò in giardino, attirò la sua attenzione salutandola.
"Ciao mamma".
"Ciao tesoro, hai già fatto colazione cara?".
"Si con Angelica, mamma dovrei parlati di una cosa importante, puoi rimandare quello che stati facendo per favore".
"Ma certo cara, sediamo sotto il pergolato".
Astra seguì sua madre, si sedettero una accanto all’altra, la ragazza si sentiva un po’ tesa, fece un respiro profondo poi esordì.
"Mamma, questa sera tornerò a palazzo per raggiungere il mio fidanzato, e in seguito insieme con lui ci trasferiremo a casa sua, anzi a casa nostra".
"Non credo d’aver capito, vuoi spiegarti meglio?", le chiese la madre sorpresa.
"Va bene mamma, dunque le cose stanno in questo modo: il principe Hagor ed io ci….". Astra raccontò alla madre com’era arrivata alla decisione d’andare a vivere con Hagor. All’inizio la donna cercò di farle cambiare idea, ma nel vederla così decisa si rassegnò anche perché la giovane le promise che presto lei e Hagor si sarebbero sposati. Acconsenti anche all’ultima richiesta della figlia, anche se non ne capiva il motivo, infatti, Astra le chiese, "Mamma, c’è un’altra cosa che ti chiedo, nel caso che io questa sera non raggiunga il palazzo, prima che papà torni a casa, non dirgli nulla, aspetta che sia io a dirti quando è il momento giusto, prego promettilo?".
"Va bene farò come mi chiedi, anche se non ne capisco il motivo".
"Un giorno ti spiegherò tutto, ma ora devi accontentarti di fidarti di me", le disse Astra dispiaciuta.
"Va bene cara", le rispose la madre abbracciandola.
La madre d’Astra era rimasta a rimuginare tutto il giorno su ciò che la figlia le aveva detto, all’inizio era rimasta sorpresa e pensava ancora che forse la figlia commettesse un errore. Poi in fondo l’idea che presto la ragazza sarebbe stata una principessa le fece cambiare idea; ciò che non comprendeva il perché la ragazza non volesse parlarne con il padre, da molto tempo, Caterina, aveva capito che la figlia era risentita nei confronti del padre, anche se non ne capiva il motivo. Quando il marito tornò, capì subito che c’era qualcosa che la rendeva allegra, le chiese se la figlia era tornata, ascoltato la risposta le domandò cosa la rendesse così vivace, in un primo momento lei pensò di non rispondere poi gli raccontò ogni cosa, ma la reazione dell’uomo la sorprese, appena lei finì di parlare lui si precipitò fuori della stanza e corse in quella della figlia. Era così sorpresa che si riscosse solo quando sentì le grida della figlia, allora si precipitò nella stanza della ragazza e la scena che vide la sconvolse, l’uomo che amava, il padre di sua figlia, stava violando la sua bambina, doveva fermarlo prese il vaso di fiori sul mobile e lo ruppe intesta all’uomo con tutte le sue forze, lui si accasciò sul corpo della ragazza che si liberò del suo peso. Caterina si avvicinò alla figlia e la strinse, quando la ragazza smise di tremare, le sussurrò.
"Mi dispiace mamma io non volevo, ma lui".
"Certo che tu non volevi, e quella che deve dispiacersi sono io che non ho capito, dimmi è la prima volta che lui?".
"No, la seconda, la prima fu…", Astra le raccontò ogni cosa, e ora lei capiva perché la figlia si era isolata, e perché ogni volta che non tornava a casa per una gita, diceva sempre che la sua compagnia era di sole ragazze, e le raccontò delle lunghe giornate passate alla villa, e di com’era cambiato tutto quando nella sua vita era apparso Hagor, e di come lui la facesse sentire libera e felice. Furono interrotte da un gemito proveniente dall’uomo che giaceva sul letto, allora la madre le disse d’andarsene e di fare un bagno caldo, che lei avrebbe sistemato le cose con quel mostro, le affermò che avrebbe chiamato il palazzo per avvisare che lei vi sarebbe andata il giorno dopo, ma Astra le affermò che non importava perché erano già d’accordo in quel modo. Astra aveva di nuovo messo la vestaglia e si stava dirigendo verso una delle camere degli ospiti, quando nella sua mente si fece largo la frase di sua madre, “Domani mattina andrai a palazzo e ti scorderai tutta questa brutta storia”. No lei non sarebbe andata a palazzo, lei non sarebbe andata più in nessun posto, come poteva tornare tra le braccia di Hagor così sporca e mentire su ciò che era accaduto quella sera, non aveva più la forza per ricominciare a vivere come se nulla fosse accaduto. Cambiò direzione, andò in cucina, nessuno la notò, prese un coltellino, piccolo e affilatissimo e tornò indietro, entrò nella prima camera per gli ospiti e andò in bagno, riempita la vasca d’acqua calda, vi si lasciò scivolare dentro. L’acqua calda era piacevole sul suo corpo dolorante, ma non sarebbe bastata a toglierle il sudiciume che l’uomo che lei avrebbe dovuto chiamare padre le aveva lasciato a dosso; prese il coltellino fra le mani, lo guardò per un lungo momento, poi sussurrò.
"Perdonami Hagor amore mio, ma non posso tornare da te così sporca".
Posò il coltellino sul polso e lo premette finché la lama tagliò la pelle e le vene, fece la stessa cosa anche sull’altro polso, immerse le braccia dentro l’acqua e lasciò che la vita le scorresse fuori del corpo.
La madre d’Astra l’aveva guardata mentre usciva dalla stanza, poi si girò e vide che ai piedi del letto c’era la pistola del marito la raccolse e aspettò che l’uomo riprendesse i sensi. Il duca di Rosembergher riprese i sensi e si sfiorò la testa, bagnata e insanguinata, si sentiva confuso, si guardò attorno perplesso cercando di ricordare ciò che stava facendo. Poi tutto gli torno alla mente, chiamò la figlia, ma gli rispose la moglie, dicendogli che la ragazza non era più nella stanza, Rosembergher guardò la moglie sorpreso di trovarla li, poi si rese conto in che condizioni era e cominciò a rivestirsi mentre la moglie gli disse, puntandogli l’arma contro.
"Voglio che tu ora prenda i tuoi stracci e te ne vada, tornerai solo quando io e mia figlia ce ne saremo andate, e ti consiglio di non cercare né me né lei, altrimenti finirai i tuoi luridi giorni in galera".
Rosembergher cercò di persuadere la moglie che lui non aveva fatto nulla e cercò di avvicinarsi, ma lei alzò la pistola e fece partire un colpo che passò molto vicino all’orecchio del marito, a quel punto lui andò a prendere un po’ della sua roba e andò nelle scuderie a prendere il proprio cavallo, e prima d’andarsene le disse.
"Tornerò domattina, spero che per allora tu ti sia schiarita le idee".
"Non contarci maledetto".
Aspettò di vederlo allontanarsi poi lentamente rientrò in casa, si sentiva come se le gamme fossero diventate di cemento e che ogni passo fosse uno sforzo troppo grande per lei, però ora doveva accertarsi che sua figlia si fosse ripresa un po’. La cercò nelle varie camere degli ospiti, ma quando la trovò la scena che si parò davanti, era orribile. Astra era immersa in una vasca d’acqua e sangue, gridò aiuto e finalmente la servitù le andò in soccorso, chiamò il medico che cercò di salvare la ragazza in tutti i modi possibili, ma alla fine si dovette arrendere e disse alla madre della giovane di chiamare un sacerdote e di chiamare anche il principe Hagor, poiché la figlia lo invocava disperatamente.
Hagor, Sandor e Gorion tornati dall’accademia fecero credere ad Angelica, che il loro esame era andato male, e le dichiararono la verità solo quando la videro veramente dispiaciuta. Angelica fece finta di non arrabbiarsi, ma non appena i tre giovani si rilassarono li colpì con un pugno sulla spalla, i tre non se la presero, ma Hagor non fece molto caso alla spiegazione che la sorella diede a Sandor. Nella sua mente, cerano ancora le parole d’Astra quando le aveva chiesto d’andare a vivere insieme; si guardò attorno, ma della ragazza non vi era traccia, eppure la sera prima gli era sembrato che Astra non vedesse l’ora di trasferirsi, poi ricordò che lei le aveva detto “Al massimo sarà per il mattino dopo”, fece un respiro profondo e si disse: “Aspetterò domattina per rivederla”. La mattina arrivò e si sentiva irrequieto, Astra non era ancora arrivata e più il tempo passava e più aveva la sensazione che fosse accaduto qualcosa di brutto, quel suo stato di malessere fu notato dalla sorella e da Gorion, che erano con lui all’interno del gazebo; ma quando i due gli chiesero cosa lo turbasse, egli non seppe cosa rispondere. All’improvviso il video telefono d’Angelica suono, la ragazza rimase sorpresa nel vedere nello schermo la madre d’Astra, la donna, le chiese di poter parlare con suo fratello Hagor e lei passò il comunicatore a Hagor. Hagor si era allontanato di qualche passo dal gazebo, la sua espressione divenne d’angoscia, la voce tremava e rispondeva solo a monosillabi. Solo qualche parola per fare poche domande, poi Hagor chiuse la comunicazione e cominciò a correre verso le scuderie, seguito dalla sorella e da Gorion; davanti alle scuderie c’era un calesse già pronto, Hagor non chiese a chi serviva, vi salì sopra prendendo le redini del cavallo e le fece scoccare sulla schiena dell’animale che subito si mosse trascinandosi dietro il calesse, mentre Angelica e Gorion vi salivano al volo. Hagor lanciò il cavallo a tutta velocità e per due volte rischiò di ribaltare il calesse e i suoi occupanti, una volta giunto davanti alla villa dei Rosembergher, tirò le redini bruscamente che il cavallo s’impennò. Scese dal calesse che si muoveva ancora, e solo la prontezza di Gorion impedì che l’animale riprendesse a correre, appena calesse fu ferma Angelica, seguì il fratello all’interno della casa, lo vide in cima alla scala che parlava con la madre d’Astra, cercò di raggiungerlo, ma lui entrò in una stanza e lei non poté seguirlo, così cominciò la sua attesa e quella degli altri.
Anche il duca era rientrato a casa, nella speranza che la moglie si fosse calmata, la sua mente non comprendeva il comportamento della moglie; quando vide il portone aprirsi si alzò, ma la moglie lo fece sedere di nuovo dicendogli.
"Se ti è cara, la vita è meglio che ti siedi e non ti muova", poi rivolta a Hagor, <domenica 19 maggio 2013
UN SOVRANO TRA LE STELLE (VILLA CANTURI 6°)
I lavori di restauro cominciarono e Hagor seguiva il loro avanzare personalmente, anche se era occupatissimo con l’accademia, la sua storia d’amore con Astra continuava. Soprattutto con l’aiuto d’Angelica che organizzava sempre qualcosa di nuovo, ma molto spesso Hagor e Astra, passavano il loro tempo nella piccola baia. Dove un tempo sorgeva la rimessa delle barche, al suo posto ora sorgeva un villino, formato da una stanza da letto, dalla sala da pranzo, da una piccola ma funzionale cucina, e in fine da una stanza da bagno. Hagor e Astra, amavano anche andare per musei o a incontri letterari, e per Astra era sempre un’esperienza straordinaria, Hagor sembrava sempre informato su ciò che vedevano o ascoltavano; un giorno Hagor le propose d’andare al museo navale, che si trovava a poca distanza dai cantieri nautici di Semiramide. Astra, credeva d’annoiarsi, ma per non deluderlo accettò; quando furono dentro il museo Hagor, le sembrò un bambino in un negozio di caramelle, ma la cosa che la sorprese di più fu che Hagor conosceva la storia d’ogni nave presente, mentre gliele raccontava a lei, sembrava di poter vivere quelle magiche storie divertendosi molto. Giunsero all’ultimo modellino di nave, ma questa volta Hagor non le raccontò la storia rimanendo in un silenzio mistico, il modellino della nave era quello della leggendaria “Doriana”, che prendeva il nome dalla moglie del suo comandante. Astra rispettò il silenzio di Hagor, e lasciò che esaminasse il modellino a suo piacimento; la nave era posta in una bacheca, al suo interno c’era il modellino intero e sezionato in due parti. Astra si chiese il perché di tanto interesse, e si decise di leggere il cartoncino informativo, sul quale c’era scritto: “Doriana chiamata così dal suo comandante Thomas Gregori Canturi, in onore della moglie Doria". "Con questa gloriosa nave il comandante Canturi, contribuì al mantenimento della pace e della giustizia, nella nostra galassia e…”. Il racconto continuava ma ad Astra, l’era bastato leggere il nome del comandante per capire il comportamento di Hagor. Poco dopo Hagor si avvicino e sussurrando la invitò a uscire, appena si ritrovarono alla luce del sole Hagor riprese a scherzare, quando giunsero nei pressi del sentiero che portava alla spiaggia, la risata d’Astra riempiva l’aria intorno a loro; Hagor legò le redini del cavallo che trainava il calesse vicino al sentiero, ed esplorarono il bosco intorno alla villa. Una varietà di piante, come felci e rose canine, e altri piccoli alberi da frutti come i mirtilli, e fragole selvatiche; Hagor raccolse qualche piccolo frutto e lo porse ad Astra che lo assaggiò trovandoli assai dolci. Da quando il pianeta era stato sul punto d’esplodere, il clima era cambiato, e con lui anche la natura che adattandosi al nuovo clima, aveva mescolato piante e fauna, così fiori e animali che un tempo si trovavano solo in montagna, ora nascevano anche in pianura. I due mentre passeggiavano sentirono scricchiolare sotto i loro piedi della ghiaia, un po’ perplesso Hagor si chinò a esaminare ciò che calpestava si rese conto d’essere su un sentiero. Hagor e Astra lo seguirono e alla fine si trovarono di fronte ad una piccola chiesa; era certo piccina ma era graziosa, ma anche su di lei vi erano i segni del tempo, i muri incrostati, e in diversi punti un’edera selvatica si arrampicava sui muri, e sulle pareti interne, in diversi punti, vi era solo dei buchi, e l’intonaco dipinto era a pezzi sul pavimento. Astra sospirò e Hagor non aveva bisogno di chiederle il perché. In un angolo, subito dietro all’altare, c’era un cancello di ferro battuto, con riccioli e guglie. Hagor lo aprì con estrema cautela, perché i cardini che lo sostenevano erano completamente arrugginiti, una volta aperto il cancello, i due giovani si trovarono su un pianerottolo di una scala che conduceva in una cripta, all’interno della catacomba, vi erano dei sarcofagi di cristallo, dove vi erano rinchiusi i corpi della famiglia Canturi. Nella galassia dell’Aquila, come su tutte le altre, non vi era la tradizione di seppellire i propri morti. Erano inseriti in sarcofagi di cristallo; in realtà erano capsule refrigeranti che mantenevano l’aspetto del defunto al momento del decesso. Certo aveva bisogno di manutenzione per continuare il loro lavoro di conservazione, ma i controlli erano effettuati con una scadenza di cinque anni, anche se avvolte il controllo, era un semplice formalità, perché le capsule avevano un’autonomia di decenni. Naturalmente non tutti si potevano permettere delle cappelle e delle cripte di famiglia all’interno dei propri possedimenti. In zone tranquille delle città sorgevano vaste costruzioni, dove accoglievano i defunti, dando modo i parenti far visita ai loro defunti. Astra guardò allungo Thomas, egli aveva ancora i capelli neri, leggermente striati di bianco, la pelle abbronzata e liscia, quasi priva di rughe, gli occhi erano chiusi, come se dormisse, le labbra angolate come in un sorriso, proprio come nel ritratto nello studio. Hagor le chiese di tornare di sopra e lei annuì, affermandogli che ora sapeva come sarebbe diventato un giorno, il ragazzo ridendo le rispose che sarebbe stato vecchio e rinsecchito, ma Astra non era d’accordo, per lei, lui sarebbe stato bellissimo come l’era ora, Hagor non la contraddisse e insieme con lei raggiunse il sentiero che portava alla spiaggia. Astra raggiunse il villino che si affacciava sul mare, mentre Hagor andò a controllare i lavori alla villa. Hagor quando raggiunse, Astra stava prendendo il sole, completamente nuda; si fermò a contemplarla, Astra credendo che una nuvola coprisse il sole sbuffò.
"Andiamo nuvoletta dispettosa, spostati".
"Veramente non sono una nuvoletta dispettosa, al meno non fino ad ora".
Astra sorrise e alzò le braccia verso di lui, che s’inginocchiò a canto a lei, pochi minuti dopo furono travolti dal loro amore.
Pochi giorni dopo Hagor la portò alla villa per mostrarle i lavori, quasi ultimati. Passarono dalle scuderie, alle quali mancavano solo i finestroni. Hagor la guidò per la casa, e in ogni stanza le spiegava che tipo di lavoro era stato eseguito. In cucina le spiegò che gli impianti di riscaldamento ed elettrici erano stati ricostruiti da nuovo, e che aveva dovuto rimpiazzare una parete degli elettrodomestici, ma ora funzionava tutto alla perfezione. Le mostrò poi i vari salotti e sale, la condusse nello studio e Astra rimase molto sorpresa, la tappezzeria era stata tolta, i muri tinteggiati di bianco, dietro alla scrivania la grande libreria non prendevano più tutta la parete, ma solo il centro e metà della parete superiore, il resto della libreria era stata spostata, infatti, ai lati della scrivania vi era due porte. Hagor le spiegò che il responsabile dei lavori aveva trovato un’altra stanza grande come lo studio, ma che aveva solo una finestra. Lui aveva pensato di tagliarla a metà, la parte con la finestra era diventa una stanza da bagno, mentre quella senza finestra era diventato un piccolo archivio; per fare ciò aveva dovuto spostare una parete della libreria, e di conseguenza anche rimpicciolire la vetrata, naturalmente Hagor aveva sacrificato la parte che rimaneva sempre all’ombra, quella dietro al divano, Astra vide anche che le pesanti tende erano state sostituite da altre più leggere, e di colore bianco. Hagor le prese la mano e aprì la porta a vetri e la portò all’esterno dello studio. Astra era sempre più meravigliata, infatti, ora si trovava su una veranda, che all’occorrenza poteva essere chiusa da panelli di vetri scorrevoli. Dalla veranda si poteva accedere a un piccolo giardino quadrato, con una fontana al centro a forma di nave, dai suoi cannoncini zampillava l’acqua, Hagor le spiegò che presto dal ponte sarebbero nate le rose galleggianti, attorno cerano delle panchine con accanto dei grandi vasi che al loro interno avevano grandi palme per ombreggiare il piccolo giardino, Astra guardò Hagor e gli disse.
"È tutto così meraviglioso".
"E non è tutto, andiamo sopra".
Hagor le mostrò il resto della casa, quando infine entrarono nella camera padronale, i lavori eseguiti erano: la carta da pareti era stata cambiata, con i colori che s’intonava- no allo spesso tappeto, fatto ripulire, strane porte sembravano incastrate nelle pareti, alcune erano scorrevoli, erano quelle dell’armadio a muro, una della stanza da bagno, l’altra dello spogliatoio. Hagor le spiegò che le aveva scoperte per puro caso, il giorno che insieme a Giosef, aveva cominciato a portare i suoi effetti personali. Lui e il proprio maggiordomo controllando la camera avevano trovato le porte sotto lo spesso strato della carta da pareti. una volta rimossa la carta dalle porte, aveva scoperto che le porte erano intagliate negli angoli con figure femminili, le stese figure che erano nel comò, nella tastiera del letto, nei comodini e nella cornice dello specchio, e soprattutto erano di un cedro molto raro, a quel punto Hagor aveva fatto cambiare la carta da pareti, e ora l’effetto era speciale. Astra esamino ogni cosa con attenzione e diede la sua approvazione e mettendogli i braccia al collo gli chiese.
"Mi stavo domandando, se hai ancora bisogno di una padrona di casa?".
"Certo che sì", le rispose lui sorridendo.
"Bene, perché ho convinto una certa persona che si può fidare di te".
"Davvero?".
"Sì, le devo solo dire quando può venire".
"Presto, forse anche prima di quello che lei pensi".
"E da cosa dipende?".
"Dagli esami che darò alla fine del mese.
"Ho capito, le dirò di tenersi pronta".
E mentre Hagor la sollevava e dolcemente la posava sul letto, pensò: (Presto sarò libera d’amare Hagor senza sotterfugi, sì, libera e felice per sempre).
UN SOVRANO FRA LE STELLE (VILLA CANTURI 5°)
Hagor bussò alla porta della camera della sorella, la quale si stava preparando per la cena: era ormai abitudine della famiglia radunarsi per il pasto serale, Mirian era inflessibile, la cena doveva essere consumata insieme, e ci si doveva cambiare, mettendosi quasi in abito da sera, Angelica aveva scelto un vestito lungo, ma non troppo impegnativo, così sarebbe stata a suo agio e allo stesso tempo la madre sarebbe stata contenta. Angelica quando sentì a bussare era convinta che fosse la nonna di Gorion, e disse ridendo.
"Da quando ti sei messa a bussare Virgia? È una novità".
"Mah, forse perché io non sono Virgia, e ho l’abitudine di bussare quando entro nelle camere altrui".
Angelica si girò e di fronte a lei c’era il suo adorato fratello. Angelica amava entrambi i suoi fratelli, ma per Hagor aveva una certa preferenza; buttò l’orecchino che aveva in mano sul letto e corse ad abbracciarlo.
"Hagor stai bene? Ero così preoccupata per te, quando ho visto Sandor e Gorion rientrare senza di te, ho provato subito a chiamarti, ma tu non rispondevi, poi Gorion è riuscito a parlarti così mi sono tranquillizzata, dimmi, dove sei stato?".
"Non dovevi preoccuparti per me, lo sai che io riesco sempre a cavarmela, oh quasi, e per quanto riguarda il video telefono, con il temporale non funzionava, e per questo che non rispondevo". Hagor fece n lungo respiro e sua sorella lo guardò di traverso era chiaro che doveva dirle qualcosa. Angelica si era anche resa conto che al fratello era successo qualcosa d’importante, infatti, ora, le stava dicendo: "Senti sorellina io avrei bisogno del tuo aiuto, e poi non riesco a nasconderti la verità", Hagor si fermò per chiudere la porta; Angelica comprese che il fratello doveva parlarle di qualcosa di molto importante, aveva chiuso la porta perché nessuno li disturbasse e soprattutto l’aveva chiamata sorellina, cosa che faceva di rado. Hagor si era seduto sul letto e stava giocherellando con il suo orecchino, Angelica intuì che stava cercando le parole adatte, infatti, Hagor fece un altro respiro profondo ed esordì: "Non è vero che il video telefono non funzionasse, ero io che non rispondevo, non potevo".
"Cosa t’impediva di rispondere?".
"Bèh io direi chi, tu ricordi questa mattina? Vedi io oggi, tu capisci vero?".
No, Angelica non capiva, anzi una cosa l’aveva capita, lui era in difficoltà, e lui non l’era mai, stava per chiedergli di spiegarsi meglio quando il suo video telefono, si mise a emettere una musichetta, fece per prenderlo, ma Hagor fu più veloce e rispose al suo posto, e lei comprese subito chi era apparso sul piccolo schermo, Hagor concluse la sua conversazione con un ciao poi guardò la sorella con un timido sorriso, e lei gli chiese.
"Devo dedurre che hai visto Astra?".
"Sì".
"E che hai passato la giornata con lei?".
"Esattamente".
"Hagor, tu e lei, insomma avete fatto l’amore?", Angelica era molto imbarazzata e rossa in viso, ma voleva sapere, perché dentro di lei si agitava qualcosa che non riusciva a decifrare, e quella strana sensazione l’aveva soprattutto quando accanto a lei c’era Sandor, ma si rendeva conto di non poter chiedere dettagli al fratello, quindi si accontentò d’ascoltare la risposta del fratello.
"Sì, ma non l’o costretta, è stata lei a volerlo, credimi Angelica, però ora non giudicarla, quando due persone provano certi sentimenti, può accadere di", Angelica non lo lasciò finire e gli disse.
"No, io non la giudico, se ti ama e ha trovato il coraggio di farlo non vedo perché io dovrei giudicarla, ora spiegami in che consiste il mio aiuto".
"Quando ha smesso di piovere e…", Hagor raccontò ciò che era accaduto, ma la sorella sul momento non aveva capito che Astra era terrorizzata dal padre, com-mentando che le sembrava un po’assurdo il suo comportamento, per non aver permesso al fratello di riaccompagnarla a casa, allora Hagor le disse: "Angelica il problema non sta nel fatto che io l’abbia riaccompagnata, oppure no, il vero problema e che è terrorizzata da suo padre. Ho cercato di scoprirne il motivo, ma lei si è messa a piangere, con l’unico risultato che mi sono sentito in colpa; così mentre lei piangeva, ho pensato: (E se chiedessi aiuto ad Angelica?). Angelica se tu ti dimostrassi un po’ più socievole e la frequentassi come fai con Silvia e Lisa, forse per noi sarebbe meno complicato vederci, potresti organizzare qualche gita e invitare anche lei, ti prego Angelica aiutaci".
"Ma certo che vi aiuto".
Angelica si era seduta accanto al fratello, ed entrambi sentirono il bisogno d’abbracciarsi e si strinse l’una all’altro. Virgia come il solito non bussò alla porta chiusa, spalancandola, rimase stupita nel vedere la scena, ma si riprese in fretta, afferrò il braccio d’Angelica strappandola dell’abbraccio del fratello, del quale però lei non poteva vedere il volto, e domandò gridando:
"Che cosa stava accadendo?", ma appena vide il viso di Hagor sussurrò incerta.
"Ah sei tu, ma cosa ci fate con la porta chiusa?".
Angelica si stava massaggiando il polso, ed era veramente arrabbiata e gridando a propria volta le domandò:
"Quando trovi una porta chiusa, non ti hanno insegnato a bussare prima d’aprirla?".
"I bambini non devono tenere la porta chiusa".
Le grida di Virgia avevano agitato Karnak, che si stava dirigendo verso il salottino dell’aperitivo. Arrivò proprio nel momento in cui la nipote stava dando sfogo alla sua rabbia. Guardò entrambi i nipoti e si accorse che assomigliavano a qualcuno che conosceva ma chi? Lo comprese osservando meglio la nipote: Angelica arricciò il naso, mise il petto i fuori, batte il piede a terra e in fine i suoi occhi erano diventati blu intenso come quelli del fratello, Karnak deglutì e sbirciò il volto di Hagor che stava sorridendo con fare sornione, mentre Angelica stava dicendo.
"Ricordati che in questo palazzo vi è solo una bambina, ed è Maria; è ora che la smetta di trattarci come dei bambini, perché non lo siamo più, né io, né Hagor né anche gli altri, prima lo capirai e meglio sarà".
Afferrò il braccio del fratello e se lo trascinò dietro dirigendosi verso il salottino dell’aperitivo. Hagor mentre era trascinato via dalla stanza fece segnò del tre verso Virgia, e lei comprese benissimo a cosa si stava riferendo il ragazzo; erano già in tre che le affermavano che non erano più dei bambini. Virgia decise d’accontentarli pensando che alla prima difficoltà sarebbero stati ben contenti d’essere trattati ancora da bambini.
Karnak si stava guardando attorno, quella sera la sua famiglia era tutta presente, quando egli pensava ai famigliari, non si riferiva solo a suo figlio, alla nuora o ai tre nipoti, ma anche a Sandor, a Gorion e a Fransuas; ma quella sera si concentrò sul nipote più piccolo, certo chiamarlo così era un eufemismo poiché era già alto come il fratello maggiore, e gli venne da pensare che sarebbe diventato più alto del padre Wiliam. Lo vide prepararsi del vino bianco, cosa che non faceva mai davanti a lui e ai genitori, nei suoi movimenti inoltre vi riconobbe il padre di sua moglie, era così assorbito da quelle sensazioni e da quei pensieri, che ne pronunciò piano il nome.
"Thomas".
"Hai detto qualcosa papà?", gli chiese Wiliam.
"No figliolo".
"Scusami mi era sembrato".
Karnak aveva gli occhi fissi sul nipote e pensava: (Sì assomiglia a Thomas, anzi sembra la sua copia, che il Dio dell’universo non voglia che abbia anche il suo caratteraccio; ma no in fondo se sono diventato un buon re, lo devo anche a lui, e se Hagor è come Thomas tanto meglio per noi). Karnak era tornato al giorno in cui aveva conosciuto il suocero; suo padre lo aveva mandato nel sud del pianeta per portare dei messaggi ai principi quelle terre e ad accompagnarlo c’era il comandante Thomas Gregori Canturi. All’inizio il loro rapporto non fu facile, soprattutto per colpa dello stesso Karnak, perché spesso ripeteva: “Io sono il principe”, ma un giorno che Canturi era più nervoso del solito, lo disse una volta di troppo. Canturi gli disse che a lui non importava nulla chi diavolo fosse, e che se non la smetteva di comportarsi da presuntuoso, lo avrebbe preso a pugni, Karnak era rimasto senza parole, ma da quel giorno non pronunciò più la frase e il loro rapporto divenne ottimo. Sulla nave c’era anche la figlia di Canturi, Elisabeth, che Karnak aveva conosciuto a una mostra d’arte, la loro amicizia si trasformò in amore, e pochi mesi dopo al loro rientro si sposarono.
venerdì 17 maggio 2013
UN SOVRANO FRA LE STELLE (VILLA CANTURI 4)
Hagor era sdraiato accanto al camino, Astra aveva appoggiato la testa sulla sua spalla e sembrava addormentata; il silenzio era rotto solo dallo scroscio della pioggia che, in quel silenzio Hagor si guardò attorno e si rese conto che la stanza era pulita, i mobili erano lucidati, il tappeto lavato, era come se in realtà la casa non fosse vuota, eppure sapeva benissimo che da quando sua nonna era morta, più nessuno si occupava della villa. La servitù e il maggiordomo erano stati impiegati al palazzo; ma lo studio era pulito, come se qualcuno ci vivesse, e a pensarci bene quando era passato per la cucina, l’aveva trovata pulita. Il gran tavolo era lucido e coperto da una tovaglia di plastica, si domandò chi potesse essere la persona che curava la casa, improvvisamente gli venne in mente, quando era passato per la cucina, la borsa d’Astra non sembrava abbandonata, ma semplicemente appoggiata, in quell’istante gli sorse un dubbio, possibile che lei venisse alla villa regolarmente? E se sì, da quanto tempo? Così le domandò:
"Astra da quanto tempo vieni qua alla villa".
"Da qualche anno, era un giorno come questo, che buffo sembra che questa casa, nei giorni di pioggia riserva sempre delle sorprese. So benissimo che se il proprietario mi becca potrebbe mandarmi via a calci, in fondo sto violando la sua casa, ma prima d’andarmene gli terrei un bel discorso, stanne pur certo".
"Sono curioso, cosa gli diresti". Le domandò Hagor sforzandosi di non ridere, e mettendosi più comodo.
"Beh intanto gli direi che è un bel somaro".
"Però cominciamo bene". Commentò lui.
"Sì gli direi proprio così: lei signore mio è proprio un bel somaro, perché possiede una casa magnifica e la lascia andare in rovina, già la casa da sola vale una fortuna, ma se ci aggiungi gli oggetti preziosi, come ad esempio i fucili sulla rastrelliera sopra al camino, sono certa che in mano ad un esperto potrebbero ancora sparare. Senza contare i quadri, i vasi, i mobili, la tappezzeria e tutto il resto, naturalmente avrei qualcosa da dirgli anche sul giardino, a cominciare dal viale principale, gli alberi devono essere potati, le aiuole ripulite dalle erbacce, la serra ha molti vetri rotti, e tante piante esotiche stanno per morire. Quando ne ho la possibilità io, cerco di sistemare le aiuole, e di fare qualche altro lavoretto, ma più di tanto non posso, non sono un’esperta; ma forse parlo in questo modo perché amo tantissimo questa casa, non credi amore mio?".
"Sì, deve essere così: e hai ragione sono un bel somaro ma ora ci sei tu. È proprio giunta l’ora che reclami la mia casa". Disse Hagor mettendosi seduto, si guardò attorno e si accorse che alcuni libri erano stati restaurati, così le domandò, "Astra, i libri li hai restaurati tu? So che studi da restauratrice".
"No, li ho portati da un esperto, non sono così brava, ma scusa cosa significa che è ora che reclami la tua casa?" Hagor si limitò a sorridere, e lei sussurrò, "Mi dispiace non volevo darti del somaro, come mai tu assomigli al ragazzo del quadro?".
"Era, il mio bisnonno, il padre di mia nonna, che mi ha lasciato questa casa in eredità; e per quanto riguarda d’avermi dato del somaro: ti perdono se mi dai un bacio". Non le lasciò il tempo di rispondergli perché le labbra di Hagor si posarono su quell’Astra. Hagor si alzò e si rivestì, dicendole: "Devo trovare qualcosa per proteggermi dalla pioggia, così potrei arrivare alla baracca delle barche, e prendere i viveri che ci sono".
"Stai parlando di quella casupola che si trova sulla spiaggia?".
"Sì, proprio quella".
"Sei stato tu a costruirla?", Hagor annuì, Astra si rese conto che in quei mesi lei e Hagor non si erano incontrati per puro caso, sorrise al pensiero poi, gli disse: "Non mi sembra il caso che tu vada sotto la pioggia con il rischio di prenderti un malanno, se ti accontenti di qualche panino, ho la mia borsa in cucina".
"Va bene".
Astra sorrise e si diresse verso la cucina, ma si sentiva felice Perché Hagor aveva mantenuto la sua promessa, non le aveva domandato nulla sul fatto che non fosse più pura, certo lei avrebbe potuto inventare mille scuse, ma non voleva mentire a Hagor, e inoltre aveva la certezza che lui se ne sarebbe accorto, no era molto meglio che le cose fossero andate in quel modo. Astra tornò nello studio con la borsa, e trovò Hagor al centro della stanza e scriveva qualcosa su un taccuino, gli si avvicinò porgendogli un panino e gli chiese cosa stesse facendo. Hagor le spiegò che intendeva fare delle modifiche alla stanza, ma non le spiegò i dettagli. Fecero il giro della casa e Hagor continuava a prendere appunti, ma quando entrarono nella camera padronale, Astra si accorse che Hagor aveva una strana espressione sul volto, preoccupata, gli domandò.
"Hagor va tutto bene?".
"Sì, non credi che questa stanza sia bellissima?". Non aspettò la sua risposta e aggiunse: "Ogni volta che vengo in questa villa, è come se tornassi a casa da un lungo viaggio; sì credo proprio che sia giunto per me il momento di trasferirmi qui, anche se ci sono molti lavori di restauro da fare>". Hagor si girò verso di lei e abbracciandola, le disse: "Pensavo che presto avrò bisogno di una padrona di casa, tu conosci qualcuna che faccia al caso mio?".
Astra sentì il cuore arrivargli fino in gola, dovette deglutire un paio di volte, era chiaro che lui si vedeva già proiettato nel futuro, ed era altrettanto chiaro che anche lei faceva parte di quel futuro, con coraggio gli rispose.
"Sì, forse la conosco, ma tu dovrai convincermi, che lei sarà la tua principessa per sempre".
"Beh allora m’impegnerò con tutte le mie energie per convincerti mia principessa". Si chinò e la baciò, e con lentezza la portò verso il letto.
Astra passò una giornata meravigliosa, si lasciava amare e amava con la stessa intensità del temporale di quel giorno; desiderava che la giornata non finisse mai, ma purtroppo finì e con lei il temporale, il sole scaturì dagli scuri della finestra, per un ultimo guizzo della giornata. Astra si alzò e andò aprire le finestre e sospirando disse.
"Guarda amore, è uscito il sole".
"Già", disse sospirando a sua volta Hagor, poi aggiunse: "Sono contento che ci sia il sole, però allo stesso tempo mi né dispiace".
Astra gli sorrise comprendendo benissimo i suoi sentimenti. Accorgendosi che il video telefono di Hagor lampeggiava di nuovo, lo esortò a rispondere, Hagor si alzò e vide sullo schermo il nome di Gorion, sospirò e rispose. Gorion era preoccupato per lui e gli chiese se avesse trovato un riparo per se e per il suo cavallo, Hagor lo tranquillizzò e Gorion gli fece notare che l’ora di cena si stava avvicinando, Hagor un po’ infastidito gli rispose che lo sapeva da se e chiuse la comunicazione. Astra gli fece notare che era stato sgarbato con l’amico, Hagor fu costretto ad ammettere che aveva ragione lei e che ne aveva anche Gorion, nell’affermare che si stava facendo tardi così le disse.
"Gorion ha ragione, e tardi, i tuoi si staranno preoccupando, adesso andiamo nelle scuderie sello i due cavalli e ti accompagno a casa, vieni".
Allungò la mano verso di lei, ma la sua reazione lo colse di sorpresa.
"No", gridò Astra facendolo sussultare.
"Perché no?", guardandola negli occhi si accorse che era spaventata, così le chiese: "Astra di cosa hai paura?".
"Avevi promesso di non fare domande".
"Scusa, io". Hagor non finì la frase perché lei stava piangendo, e lui non riusciva a capirne il motivo.
Astra si rese conto che la domanda di Hagor era per il suo rifiuto, allora cercò di rispondere come meglio poteva.
"Mio padre non deve sapere che ci siamo visti, Hagor, io farò quello che vuoi, ma lui non deve sapere di noi", così dicendo si coprì il viso con le mani.
Hagor le andò vicino e la strinse a se, e le sussurrò.
"Ti prego non piangere, io non volevo farti piangere". Astra non smise di piangere e all’improvviso Hagor si rese conto che piangeva per liberarsi da un peso, e che piangere era il suo modo di sfogarsi, pian piano si avvicinò al letto vi si sedette e la fece sedere sulle sue ginocchia, aspettando che lei esaurisse le lacrime. Astra pianse per allungo attaccata al collo di Hagor, quando si calmò, si rese conto d’essersi comportata senza senso, per lo meno agli occhi di Hagor ma Hagor non fece domande, le passò sul viso il fazzoletto per asciugarle le lacrime e con dolcezza poi le chiese.
Astra, vuoi rivedermi?".
"Sì, certo che lo voglio, e tu?".
"Sì, più di prima, volevo solo essere sicuro che lo desiderassi anche tu".
"Lo desidero con tutto il cuore", e con fare pensieroso gli chiese: "In che modo potremo fissarci appuntamento qui? Sai io vengo tutti i giorni dopo la scuola, e quando è festa, ci vengo da mattina presto, ma tu come farai a comunicarmi che vieni anche tu?".
"Mia sorella ci aiuterà".
"Angelica però non dovrà parlarne con nessuno, che noi c’incontriamo".
"Angelica sa mantenere un segreto, te lo prometto".
"Hagor, e con i tuoi amici come ti comporterai?".
"Sei preoccupata che lo scoprano?", Astra annuì: "Anche loro non diranno nulla, sono fidati, e ogni uno di loro tiene troppo all’amicizia che in questi anni ci siamo costruiti, non parleranno, stai tranquilla, vedrai, tutto andrà bene. Tu hai fiducia in me?", lei annuì, a quel punto Hagor la fece alzare e insieme raggiunsero i due cavalli nelle scuderie, Hagor li sellò entrambi, la aiutò a montare in sella poi le passò il bigliettino con il numero privato della sorella dicendole, "Chiama questa sera, verso le otto io sarò d’Angelica", lei annuì e si allontanò. Hagor mentre la guardava allontanarsi si domandò perché avesse così paura del padre, sospirò e montò a cavallo dirigendosi verso il palazzo reale.
UN SOVRANO FRA LE STELLE (VILLA CANTURI 3)
Astra riprese i sensi, e si guardò attorno confusa, e si domandò cosa ci facesse sdraiata sul divano, cercò di ricordare, era in piedi davanti alla scrivania e stava fissando il quadro, poi c’era stato un lampo, il ragazzo che stava fissando l’era apparso, si era sentita sfiorare, e poi più niente. Ancora un po’ confusa si accorse che nella stanza la luce era aumentata, e un dolce tepore aveva invaso la stanza. Guardò verso il caminetto, vide le fiamme danzare, e per la prima volta, comprese che non era sola, per un istante pensò che il ragazzo fosse diventato reale, scosse il capo dandosi della sciocca, tornò a guardare lo sconosciuto, ma proprio in quell’istante comprese a chi assomigliavano i due del ritratto, sentì il cuore batterle forte, sussurrò il nome del ragazzo che amava.
"Hagor?".
Hagor si girò verso di lei e sorridendo le disse.
"Finalmente ti sei ripresa, lo sai che mi hai fatto prendere un bello spavento?".
"Ah io ti ho spaventato! E allora tu che mi hai fatto prendere un colpo".
Astra mentre parlava aveva assunto un’espressione un po’ offesa. Hagor pensò che forse avesse ragione lei, dopotutto. Si avvicinò e inginocchiandosi, le disse mestamente.
"Mi dispiace duchessina Astra, d’averla spaventata, mi può perdonare?". Hagor le chiese perdono anche congiungendo anche le mani.
Astra lo guardò e non poteva credere d’aver ai propri piedi il suo principe, pensò che molte ragazze avrebbero voluto essere al suo posto, si diede della sciocca, incrociò lo sguardo di Hagor e vi lesse una punta di divertimento, sorrise prendendogli il viso fra le mani, e gli disse.
"Sei na canaglia, ma ti perdono lo stesso". Si piegò verso di lui e lo baciò.
Hagor non si aspettava d’essere baciato e per un istante non seppe che fare, poi lentamente le circondò la vita con le braccia, e la fece scivolare dal divano, poco dopo lui sopra di lei. Il bacio era così intenso che nessuno dei due sembrava voler prendere fiato: Hagor mise la mano sotto la camicetta di Astra, le sue dita accarezzavano la sua pelle morbida e vellutata, ma a quel punto si accorse che stava esagerando, e arrossendo le domandò scusa. Astra per qualche secondo non capì il motivo delle sue scuse, quando le comprese le sembrò che il cuore fosse impazzito dalla gioia. Si strinse a lui e lo baciò, e gli sussurrò.
"Hagor amami".
Hagor la guardò sorpreso; chiuse le palpebre, un istante, poi le chiese timidamente:
"Astra, stai dicendo che…?".
"Sì, voglio amarti ed essere amata da te, ma ti chiedo solo una cosa: non farmi alcuna domanda, amami e basta, giuralo", dopo qualche istante Hagor annuì, ma lei gli disse, "Giuralo solennemente".
"Giuro solennemente che non ti chiederò nulla, qualunque cosa accada".
Astra sorrise e lo abbracciò; entrambi cercarono le labbra dell’altro, e poco dopo Hagor era sdraiato sopra di lei, ed entrambi diventarono sempre più audaci. Astra non avrebbe mai immaginato di desiderare d’essere accarezzata in quel modo, dopo a quanto l’era capitato. Hagor la sfiorava con delicatezza e ogni volta che lei s’irrigidiva, si fermava finché non la sentiva rilassare di nuovo. Hagor all’inizio pensava d’essere impacciato, e invece con sua gran sorpresa si accorse d’essere disinvolto, gli sembrava d’aver sempre fatto l’amore, eppure era la prima volta che stava con una ragazza, non comprendeva il perché di quella sensazione, ma allo stesso tempo n’era felice. In quel modo non avrebbe deluso Astra; quello che, però lo sorprese di più fu nel momento in cui i loro corpi si unirono, Hagor si aspettava una certa resistenza, certo era vero che era la sua prima esperienza, ma sapeva cosa accadeva quando un ragazzo entrava nel corpo di una ragazza, Hagor aveva dato per scontato che anche per Astra fosse la prima volta; avrebbe voluto chiederle con chi era stata, ma ricordò il suo giuramento. Astra probabilmente, era stata corteggiata da qualcuno che non gli importava poi molto dei sentimenti della ragazza, quasi certamente, le aveva fatto credere d’essere innamorato di lei, portandola a concedersi, poi ottenuto quello che voleva, le dichiarò la verità, e per questo Astra non si era più lasciata avvicinare da nessuno, fino la sera del suo compleanno. Certo quella notte si era lasciata andare, ma poi, per la paura d’essere nuovamente delusa, aveva cercato di tenerlo lontano da lei, e soltanto per puro caso ora erano insieme, e poi pensò che lei avrebbe potuto pensare che alla fine anche lui, ottenuto quello che voleva se ne sarebbe andato, no, lui non lo avrebbe mai fatto, lui lo amava, e chinandosi su di lei per baciarla, le sussurrò sulle labbra.
"Astra ti amo, resterò sempre con te".
Astra si limitò a rispondere al suo bacio, poi Hagor non ebbe più il tempo di pensare, perché in quel momento il proprio corpo era mosso dal desiderio, anche Astra era ormai preda della passione. In quel momento Hagor e Astra, si sentirono trascinati da un vortice di sensi impazziti; le mani di Astra iniziarono a scorrere sempre più velocemente sulla schiena di Hagor, poi un grido soffocato d’entrambi, con ultimo sussulto dei loro corpi il vortice dei sensi fini. Indugiarono abbracciati per qualche istante poi Hagor, si spostò, liberandola dal suo peso, lei si rannicchiò contro di lui; restarono così finché lei non rabbrividì, Hagor si alzò aggiunse della legna al fuoco, andò a prendere la coperta e vi si avvolse insieme con lei. Rimasero abbracciati in silenzio per qualche momento, entrambi immersi nei propri pensieri. Astra non osava parlare per paura che lui le rimproverasse di non essere stato il primo, Hagor invece pensava a tutt’altro, si domandava com’era possibile che fosse certo su cosa fare nei momenti in cui aveva sentito Astra irrigidirsi. Com’era riuscito a tranquillizzarla, poco prima che la passione li travolgesse, davanti agli occhi di Hagor, erano apparsi i volti d’altre ragazze, era uno di quei deja vu, che avvolte lo sorprendeva, in altre circostanze lo avrebbe lasciato confuso e smarrito, ma questa volta era felice d’averlo avuto. Astra però cominciava a soffrire di quel silenzio, se davvero lui era rimasto risentito del fatto, di non essere il suo primo uomo, lo doveva sapere, s’infuse coraggio e gli domandò.
"Hagor, sei deluso?".
"No, e tu sei delusa?".
"No, sono felice", Astra sentendosi un po’ incerta, gli chiese: "Hagor sei certo che vada tutto bene?".
"Sì, vedrai amore mio, io non sprecherò il tuo bellissimo dono".
Astra lo guardò, era così emozionata, e abbracciandolo forte, socchiuse le labbra e gli sussurrò prima di baciarlo.
"Ti amo tanto Hagor".
Hagor avrebbe voluto risponderle che anche lui la amava, ma lei gli si strinse forte, e il vortice dei sensi ricominciò. Astra, mentre lasciava che il suo corpo si unisse a quello di Hagor, odiò ancora di più l’uomo che le aveva rubato l’innocenza e la purezza, ma in quella casa che era stata per anni il suo rifugio, avrebbe amato Hagor per sempre.
UN SOVRANO FRA LE STELLE (VILLA CANTURI 2°)
Hagor rimase deluso quando Angelica gli dichiarò che non aveva alcun messaggio da parte di Astra, si era diretto verso il porto in compagnia di Sandor e Gorion, i quali imparavano molto in fretta ciò che insegnava Neb. Hagor qualche volta lo aiutava, ma quel giorno non riusciva a concentrarsi su ciò che Neb gli chiedeva, i suoi pensieri erano tutti per Astra. Hagor, non riusciva a capire il perché del suo silenzio; eppure gli aveva affermato che anche lei provava qualcosa per lui, certo non gli aveva assicurato che lo amava, ma il suo comportamento era stato esplicito, e poi gli aveva promesso che si sarebbero rivisti, allora perché quel silenzio? Era così immerso nei suoi pensieri che non sentì Neb che lo chiamava impazientito.
"Insomma scimmiotto, mi sembra che tu non mi stia ascoltando". Neb gli aveva dato quel sopranome perché il giovane si sapeva arrampicare sull’albero di maestra più velocemente di una scimmia.
Hagor lo guardò perplesso come se il pover’uomo gli chiedesse chissà quale impresa.
Eppure Neb gli chiedeva solo di mostrare agli altri due un semplicissimo nodo. Hagor guardò Neb e la corda che aveva in mano, la passo all’uomo dicendogli.
"Mi dispiace, ma non riesco a concentrarmi, forse fareste molto meglio senza di me".
Senza aspettare la risposta di Neb sbarcò dalla nave e andò alle scuderie del porto per prendere Antares, il suo magnifico purosangue, lanciandolo al galoppo sulla spiaggia. Lo mantenne a quell’andatura per un bel tratto, poi lentamente lo portò al piccolo trotto e infine a passo, per gratificare l’animale gli diede dei piccoli colpetti sul collo accompagnati da parole d’apprezzamento, Antares gradì entrambe le cose. All’improvviso dal mare si levò un forte vento carico d’umidità, Hagor guardò i grossi nuvoloni che avanzavano verso la riva. Antares si agitò sotto di lui: era chiaro che l’animale aveva sentito l’odore della pioggia, e se c’era una cosa che Antares odiava, era la pioggia; qualche anno prima, Hagor e il suo cavallo, mentre tornavano dalla città, furono colti da una pioggia fortissima, quando arrivarono alle scuderie del palazzo reale, erano fradici, da quel momento Antares sentiva l’odore della pioggia, anche se era molto lontana, si agitava e si rifiutava addirittura di uscire dalle scuderie.
Hagor sapeva che presto il temporale sarebbe scoppiato con molta violenza. E sapeva pure che presto non sarebbe più riuscito a tenere a freno il suo cavallo, doveva trovare una soluzione. Si guardò attorno, e riconobbe la spiaggia, in teoria non era molto lontano dal palazzo, ma sapeva che non sarebbe riuscito a raggiungere le scuderie, così prese la decisione di rifugiarsi nella vecchia villa dove andava da bambino, e mentre si avviava sul sentiero che lo portava alla villa, si ricordò dell’ultima volta che c’era stato con sua nonna e la loro conversazione. A quel tempo Hagor aveva circa otto o nove anni e aveva accompagnato sua nonna nella vecchia casa, dove era cresciuta da bambina: sua nonna Elisabhet vi andava spesso per accertarsi che la casa non subisse danni dopo la morte del padre, l’ammiraglio Thomas Gregori Canturi. Hagor quando vide la casa ne rimase stregato, nonostante che fosse molto giovane, dentro di lui aveva sentito come se la casa fosse una sua parte, e che lui stesso fosse un frammento della casa; ogni angolo dell’abitazione per lui era famigliare, come se in passato avesse vissuto in quella casa. Egli oggetti li sentiva suoi. Hagor era corso dalla nonna e le disse: “Nonna quando sarò grande io verrò a vivere qui”, poi aveva aggiunto vedendo la nonna sorpresa, “Sempre che tu voglia nonnina”. Sua nonna lo aveva guardato negli occhi, e vi aveva letto la determinazione di non ricevere una no come risposta, era così intensa l’espressione del nipotino che le tremò il cuore: a Elisabeth quella determinazione ricordò un altro membro della sua famiglia, il padre Thomas, e guardando meglio il nipotino si accorse che assomigliava moltissimo a suo padre. Elisabeth indugiò ancora un istante sul viso del nipotino poi gli aveva risposto: “Certo caro che poi”. A Hagor gli si erano illuminati gli occhi, e per essere ancora più sicuro le chiese, “Davvero posso nonna?”, e sua nonna “Sì, è una promessa, caro”, Hagor però voleva la certezza assoluta le disse: “Perché una promessa, è una promessa, giusto nonna?”, e sua nonna confermò dicendo, “Esattamente piccolo mio”. Sua nonna appena tornata a palazzo, aggiunse una postilla al suo testamento, in cui esprimeva la propria volontà di lasciare la casa paterna al terzo gemito di suo figlio Wiliam. Hagor fu riportato al presente dal nitrire d’Antares; lo incoraggio e sospinse per qualche metro sul sentiero, poco dopo la pista s’immise nel cortile davanti alle scuderie della villa, Antares non aspettò che Hagor lo guidasse al loro interno, aumentò l’andatura e vi entrò, poiché il grande portone era aperto, e si fermò solo quando fu al centro dello stanzone, felice di non bagnarsi. Hagor smontò e andò a chiudere il portone, si guardò attorno e si rese conto che le scuderie aveva un gran bisogno d’essere ripulite. L’odore della muffa e dell’umidità ora che aveva chiuso il portone stava diventando insopportabile, aprì alcuni finestroni per mantenere arieggiato lo stanzone, quando finì, si accorse che nella scuderia c’era un altro cavallo, una splendida puledra, dal manto marrone e dagli occhi color nocciola, che lo guardavano con curiosità; Hagor si avvicinarono e le accarezzò il collo sussurrandole dolci parole per mantenerla calma, comprese che qualcun altro aveva cercato rifugio lì per evitare il temporale. Si accorse che la cavalla era sellata d’amazzone, fece scorrere la mano sulla morbida pelle della sella, sfiorando le iniziali incise, sentì il cuore accelerare il battito. Le iniziali erano A. C. R. e stavano per Astra Caterina Rosembergher, respirò profondamente per ritrovare la calma, poi liberò i due animali dai finimenti e dalle selle, e si diresse all’interno della casa. Percorse, un lungo corridoio e si trovò nella cucina, sul gran tavolo, la borsa della ragazza, ma di lei non c’era traccia, uscì dalla cucina e poco dopo si trovò nella grand’entrata della villa, appesi alle pareti vi erano quadri che raffiguravano alcuni lati della casa e il bosco circostante, la piccola baia da cui Hagor era arrivato. Nell’entrata vi erano alcuni tavolini con centri ricamati e pizzi intagliati con vasi sopra, alcune porte scolpite finemente, davano sulle stanze della casa di fronte alla porta d’ingresso vi era la scala che portava al piano superiore. Hagor si guardò attorno e vide che la porta dello studio era aperta, vi entrò e vide Astra al centro della stanza che fissava il quadro appeso dietro alla scrivania, la chiamò, ma non ottenne risposta, si avvicinò, vi si mise di fronte, in quel momento Astra percepì la sua presenza, ma lo guardò come se davanti a lei ci fosse un fantasma, per la paura fece alcuni passi indietro sussurrando:
"Ti prego non farmi del male, io volevo solo che la tua casa torni al suo antico splendore, ti prego credimi". Astra mentre pronunciava la frase mise il piede male e perse l’equilibrio, Hagor subito la afferrò, ma lei nel sentirsi toccare urlò e perse i sensi. Hagor si sentì in colpa, per averla spaventata, la adagiò sul divano, cercò una coperta per coprirla, accese il camino e aspettò fino che lei riprendesse i sensi.
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