Hagor era sdraiato accanto al camino, Astra aveva appoggiato la testa sulla sua spalla e sembrava addormentata; il silenzio era rotto solo dallo scroscio della pioggia che, in quel silenzio Hagor si guardò attorno e si rese conto che la stanza era pulita, i mobili erano lucidati, il tappeto lavato, era come se in realtà la casa non fosse vuota, eppure sapeva benissimo che da quando sua nonna era morta, più nessuno si occupava della villa. La servitù e il maggiordomo erano stati impiegati al palazzo; ma lo studio era pulito, come se qualcuno ci vivesse, e a pensarci bene quando era passato per la cucina, l’aveva trovata pulita. Il gran tavolo era lucido e coperto da una tovaglia di plastica, si domandò chi potesse essere la persona che curava la casa, improvvisamente gli venne in mente, quando era passato per la cucina, la borsa d’Astra non sembrava abbandonata, ma semplicemente appoggiata, in quell’istante gli sorse un dubbio, possibile che lei venisse alla villa regolarmente? E se sì, da quanto tempo? Così le domandò:
"Astra da quanto tempo vieni qua alla villa".
"Da qualche anno, era un giorno come questo, che buffo sembra che questa casa, nei giorni di pioggia riserva sempre delle sorprese. So benissimo che se il proprietario mi becca potrebbe mandarmi via a calci, in fondo sto violando la sua casa, ma prima d’andarmene gli terrei un bel discorso, stanne pur certo".
"Sono curioso, cosa gli diresti". Le domandò Hagor sforzandosi di non ridere, e mettendosi più comodo.
"Beh intanto gli direi che è un bel somaro".
"Però cominciamo bene". Commentò lui.
"Sì gli direi proprio così: lei signore mio è proprio un bel somaro, perché possiede una casa magnifica e la lascia andare in rovina, già la casa da sola vale una fortuna, ma se ci aggiungi gli oggetti preziosi, come ad esempio i fucili sulla rastrelliera sopra al camino, sono certa che in mano ad un esperto potrebbero ancora sparare. Senza contare i quadri, i vasi, i mobili, la tappezzeria e tutto il resto, naturalmente avrei qualcosa da dirgli anche sul giardino, a cominciare dal viale principale, gli alberi devono essere potati, le aiuole ripulite dalle erbacce, la serra ha molti vetri rotti, e tante piante esotiche stanno per morire. Quando ne ho la possibilità io, cerco di sistemare le aiuole, e di fare qualche altro lavoretto, ma più di tanto non posso, non sono un’esperta; ma forse parlo in questo modo perché amo tantissimo questa casa, non credi amore mio?".
"Sì, deve essere così: e hai ragione sono un bel somaro ma ora ci sei tu. È proprio giunta l’ora che reclami la mia casa". Disse Hagor mettendosi seduto, si guardò attorno e si accorse che alcuni libri erano stati restaurati, così le domandò, "Astra, i libri li hai restaurati tu? So che studi da restauratrice".
"No, li ho portati da un esperto, non sono così brava, ma scusa cosa significa che è ora che reclami la tua casa?" Hagor si limitò a sorridere, e lei sussurrò, "Mi dispiace non volevo darti del somaro, come mai tu assomigli al ragazzo del quadro?".
"Era, il mio bisnonno, il padre di mia nonna, che mi ha lasciato questa casa in eredità; e per quanto riguarda d’avermi dato del somaro: ti perdono se mi dai un bacio". Non le lasciò il tempo di rispondergli perché le labbra di Hagor si posarono su quell’Astra. Hagor si alzò e si rivestì, dicendole: "Devo trovare qualcosa per proteggermi dalla pioggia, così potrei arrivare alla baracca delle barche, e prendere i viveri che ci sono".
"Stai parlando di quella casupola che si trova sulla spiaggia?".
"Sì, proprio quella".
"Sei stato tu a costruirla?", Hagor annuì, Astra si rese conto che in quei mesi lei e Hagor non si erano incontrati per puro caso, sorrise al pensiero poi, gli disse: "Non mi sembra il caso che tu vada sotto la pioggia con il rischio di prenderti un malanno, se ti accontenti di qualche panino, ho la mia borsa in cucina".
"Va bene".
Astra sorrise e si diresse verso la cucina, ma si sentiva felice Perché Hagor aveva mantenuto la sua promessa, non le aveva domandato nulla sul fatto che non fosse più pura, certo lei avrebbe potuto inventare mille scuse, ma non voleva mentire a Hagor, e inoltre aveva la certezza che lui se ne sarebbe accorto, no era molto meglio che le cose fossero andate in quel modo. Astra tornò nello studio con la borsa, e trovò Hagor al centro della stanza e scriveva qualcosa su un taccuino, gli si avvicinò porgendogli un panino e gli chiese cosa stesse facendo. Hagor le spiegò che intendeva fare delle modifiche alla stanza, ma non le spiegò i dettagli. Fecero il giro della casa e Hagor continuava a prendere appunti, ma quando entrarono nella camera padronale, Astra si accorse che Hagor aveva una strana espressione sul volto, preoccupata, gli domandò.
"Hagor va tutto bene?".
"Sì, non credi che questa stanza sia bellissima?". Non aspettò la sua risposta e aggiunse: "Ogni volta che vengo in questa villa, è come se tornassi a casa da un lungo viaggio; sì credo proprio che sia giunto per me il momento di trasferirmi qui, anche se ci sono molti lavori di restauro da fare>". Hagor si girò verso di lei e abbracciandola, le disse: "Pensavo che presto avrò bisogno di una padrona di casa, tu conosci qualcuna che faccia al caso mio?".
Astra sentì il cuore arrivargli fino in gola, dovette deglutire un paio di volte, era chiaro che lui si vedeva già proiettato nel futuro, ed era altrettanto chiaro che anche lei faceva parte di quel futuro, con coraggio gli rispose.
"Sì, forse la conosco, ma tu dovrai convincermi, che lei sarà la tua principessa per sempre".
"Beh allora m’impegnerò con tutte le mie energie per convincerti mia principessa". Si chinò e la baciò, e con lentezza la portò verso il letto.
Astra passò una giornata meravigliosa, si lasciava amare e amava con la stessa intensità del temporale di quel giorno; desiderava che la giornata non finisse mai, ma purtroppo finì e con lei il temporale, il sole scaturì dagli scuri della finestra, per un ultimo guizzo della giornata. Astra si alzò e andò aprire le finestre e sospirando disse.
"Guarda amore, è uscito il sole".
"Già", disse sospirando a sua volta Hagor, poi aggiunse: "Sono contento che ci sia il sole, però allo stesso tempo mi né dispiace".
Astra gli sorrise comprendendo benissimo i suoi sentimenti. Accorgendosi che il video telefono di Hagor lampeggiava di nuovo, lo esortò a rispondere, Hagor si alzò e vide sullo schermo il nome di Gorion, sospirò e rispose. Gorion era preoccupato per lui e gli chiese se avesse trovato un riparo per se e per il suo cavallo, Hagor lo tranquillizzò e Gorion gli fece notare che l’ora di cena si stava avvicinando, Hagor un po’ infastidito gli rispose che lo sapeva da se e chiuse la comunicazione. Astra gli fece notare che era stato sgarbato con l’amico, Hagor fu costretto ad ammettere che aveva ragione lei e che ne aveva anche Gorion, nell’affermare che si stava facendo tardi così le disse.
"Gorion ha ragione, e tardi, i tuoi si staranno preoccupando, adesso andiamo nelle scuderie sello i due cavalli e ti accompagno a casa, vieni".
Allungò la mano verso di lei, ma la sua reazione lo colse di sorpresa.
"No", gridò Astra facendolo sussultare.
"Perché no?", guardandola negli occhi si accorse che era spaventata, così le chiese: "Astra di cosa hai paura?".
"Avevi promesso di non fare domande".
"Scusa, io". Hagor non finì la frase perché lei stava piangendo, e lui non riusciva a capirne il motivo.
Astra si rese conto che la domanda di Hagor era per il suo rifiuto, allora cercò di rispondere come meglio poteva.
"Mio padre non deve sapere che ci siamo visti, Hagor, io farò quello che vuoi, ma lui non deve sapere di noi", così dicendo si coprì il viso con le mani.
Hagor le andò vicino e la strinse a se, e le sussurrò.
"Ti prego non piangere, io non volevo farti piangere". Astra non smise di piangere e all’improvviso Hagor si rese conto che piangeva per liberarsi da un peso, e che piangere era il suo modo di sfogarsi, pian piano si avvicinò al letto vi si sedette e la fece sedere sulle sue ginocchia, aspettando che lei esaurisse le lacrime. Astra pianse per allungo attaccata al collo di Hagor, quando si calmò, si rese conto d’essersi comportata senza senso, per lo meno agli occhi di Hagor ma Hagor non fece domande, le passò sul viso il fazzoletto per asciugarle le lacrime e con dolcezza poi le chiese.
Astra, vuoi rivedermi?".
"Sì, certo che lo voglio, e tu?".
"Sì, più di prima, volevo solo essere sicuro che lo desiderassi anche tu".
"Lo desidero con tutto il cuore", e con fare pensieroso gli chiese: "In che modo potremo fissarci appuntamento qui? Sai io vengo tutti i giorni dopo la scuola, e quando è festa, ci vengo da mattina presto, ma tu come farai a comunicarmi che vieni anche tu?".
"Mia sorella ci aiuterà".
"Angelica però non dovrà parlarne con nessuno, che noi c’incontriamo".
"Angelica sa mantenere un segreto, te lo prometto".
"Hagor, e con i tuoi amici come ti comporterai?".
"Sei preoccupata che lo scoprano?", Astra annuì: "Anche loro non diranno nulla, sono fidati, e ogni uno di loro tiene troppo all’amicizia che in questi anni ci siamo costruiti, non parleranno, stai tranquilla, vedrai, tutto andrà bene. Tu hai fiducia in me?", lei annuì, a quel punto Hagor la fece alzare e insieme raggiunsero i due cavalli nelle scuderie, Hagor li sellò entrambi, la aiutò a montare in sella poi le passò il bigliettino con il numero privato della sorella dicendole, "Chiama questa sera, verso le otto io sarò d’Angelica", lei annuì e si allontanò. Hagor mentre la guardava allontanarsi si domandò perché avesse così paura del padre, sospirò e montò a cavallo dirigendosi verso il palazzo reale.
venerdì 17 maggio 2013
UN SOVRANO FRA LE STELLE (VILLA CANTURI 4)
Hagor era sdraiato accanto al camino, Astra aveva appoggiato la testa sulla sua spalla e sembrava addormentata; il silenzio era rotto solo dallo scroscio della pioggia che, in quel silenzio Hagor si guardò attorno e si rese conto che la stanza era pulita, i mobili erano lucidati, il tappeto lavato, era come se in realtà la casa non fosse vuota, eppure sapeva benissimo che da quando sua nonna era morta, più nessuno si occupava della villa. La servitù e il maggiordomo erano stati impiegati al palazzo; ma lo studio era pulito, come se qualcuno ci vivesse, e a pensarci bene quando era passato per la cucina, l’aveva trovata pulita. Il gran tavolo era lucido e coperto da una tovaglia di plastica, si domandò chi potesse essere la persona che curava la casa, improvvisamente gli venne in mente, quando era passato per la cucina, la borsa d’Astra non sembrava abbandonata, ma semplicemente appoggiata, in quell’istante gli sorse un dubbio, possibile che lei venisse alla villa regolarmente? E se sì, da quanto tempo? Così le domandò:
"Astra da quanto tempo vieni qua alla villa".
"Da qualche anno, era un giorno come questo, che buffo sembra che questa casa, nei giorni di pioggia riserva sempre delle sorprese. So benissimo che se il proprietario mi becca potrebbe mandarmi via a calci, in fondo sto violando la sua casa, ma prima d’andarmene gli terrei un bel discorso, stanne pur certo".
"Sono curioso, cosa gli diresti". Le domandò Hagor sforzandosi di non ridere, e mettendosi più comodo.
"Beh intanto gli direi che è un bel somaro".
"Però cominciamo bene". Commentò lui.
"Sì gli direi proprio così: lei signore mio è proprio un bel somaro, perché possiede una casa magnifica e la lascia andare in rovina, già la casa da sola vale una fortuna, ma se ci aggiungi gli oggetti preziosi, come ad esempio i fucili sulla rastrelliera sopra al camino, sono certa che in mano ad un esperto potrebbero ancora sparare. Senza contare i quadri, i vasi, i mobili, la tappezzeria e tutto il resto, naturalmente avrei qualcosa da dirgli anche sul giardino, a cominciare dal viale principale, gli alberi devono essere potati, le aiuole ripulite dalle erbacce, la serra ha molti vetri rotti, e tante piante esotiche stanno per morire. Quando ne ho la possibilità io, cerco di sistemare le aiuole, e di fare qualche altro lavoretto, ma più di tanto non posso, non sono un’esperta; ma forse parlo in questo modo perché amo tantissimo questa casa, non credi amore mio?".
"Sì, deve essere così: e hai ragione sono un bel somaro ma ora ci sei tu. È proprio giunta l’ora che reclami la mia casa". Disse Hagor mettendosi seduto, si guardò attorno e si accorse che alcuni libri erano stati restaurati, così le domandò, "Astra, i libri li hai restaurati tu? So che studi da restauratrice".
"No, li ho portati da un esperto, non sono così brava, ma scusa cosa significa che è ora che reclami la tua casa?" Hagor si limitò a sorridere, e lei sussurrò, "Mi dispiace non volevo darti del somaro, come mai tu assomigli al ragazzo del quadro?".
"Era, il mio bisnonno, il padre di mia nonna, che mi ha lasciato questa casa in eredità; e per quanto riguarda d’avermi dato del somaro: ti perdono se mi dai un bacio". Non le lasciò il tempo di rispondergli perché le labbra di Hagor si posarono su quell’Astra. Hagor si alzò e si rivestì, dicendole: "Devo trovare qualcosa per proteggermi dalla pioggia, così potrei arrivare alla baracca delle barche, e prendere i viveri che ci sono".
"Stai parlando di quella casupola che si trova sulla spiaggia?".
"Sì, proprio quella".
"Sei stato tu a costruirla?", Hagor annuì, Astra si rese conto che in quei mesi lei e Hagor non si erano incontrati per puro caso, sorrise al pensiero poi, gli disse: "Non mi sembra il caso che tu vada sotto la pioggia con il rischio di prenderti un malanno, se ti accontenti di qualche panino, ho la mia borsa in cucina".
"Va bene".
Astra sorrise e si diresse verso la cucina, ma si sentiva felice Perché Hagor aveva mantenuto la sua promessa, non le aveva domandato nulla sul fatto che non fosse più pura, certo lei avrebbe potuto inventare mille scuse, ma non voleva mentire a Hagor, e inoltre aveva la certezza che lui se ne sarebbe accorto, no era molto meglio che le cose fossero andate in quel modo. Astra tornò nello studio con la borsa, e trovò Hagor al centro della stanza e scriveva qualcosa su un taccuino, gli si avvicinò porgendogli un panino e gli chiese cosa stesse facendo. Hagor le spiegò che intendeva fare delle modifiche alla stanza, ma non le spiegò i dettagli. Fecero il giro della casa e Hagor continuava a prendere appunti, ma quando entrarono nella camera padronale, Astra si accorse che Hagor aveva una strana espressione sul volto, preoccupata, gli domandò.
"Hagor va tutto bene?".
"Sì, non credi che questa stanza sia bellissima?". Non aspettò la sua risposta e aggiunse: "Ogni volta che vengo in questa villa, è come se tornassi a casa da un lungo viaggio; sì credo proprio che sia giunto per me il momento di trasferirmi qui, anche se ci sono molti lavori di restauro da fare>". Hagor si girò verso di lei e abbracciandola, le disse: "Pensavo che presto avrò bisogno di una padrona di casa, tu conosci qualcuna che faccia al caso mio?".
Astra sentì il cuore arrivargli fino in gola, dovette deglutire un paio di volte, era chiaro che lui si vedeva già proiettato nel futuro, ed era altrettanto chiaro che anche lei faceva parte di quel futuro, con coraggio gli rispose.
"Sì, forse la conosco, ma tu dovrai convincermi, che lei sarà la tua principessa per sempre".
"Beh allora m’impegnerò con tutte le mie energie per convincerti mia principessa". Si chinò e la baciò, e con lentezza la portò verso il letto.
Astra passò una giornata meravigliosa, si lasciava amare e amava con la stessa intensità del temporale di quel giorno; desiderava che la giornata non finisse mai, ma purtroppo finì e con lei il temporale, il sole scaturì dagli scuri della finestra, per un ultimo guizzo della giornata. Astra si alzò e andò aprire le finestre e sospirando disse.
"Guarda amore, è uscito il sole".
"Già", disse sospirando a sua volta Hagor, poi aggiunse: "Sono contento che ci sia il sole, però allo stesso tempo mi né dispiace".
Astra gli sorrise comprendendo benissimo i suoi sentimenti. Accorgendosi che il video telefono di Hagor lampeggiava di nuovo, lo esortò a rispondere, Hagor si alzò e vide sullo schermo il nome di Gorion, sospirò e rispose. Gorion era preoccupato per lui e gli chiese se avesse trovato un riparo per se e per il suo cavallo, Hagor lo tranquillizzò e Gorion gli fece notare che l’ora di cena si stava avvicinando, Hagor un po’ infastidito gli rispose che lo sapeva da se e chiuse la comunicazione. Astra gli fece notare che era stato sgarbato con l’amico, Hagor fu costretto ad ammettere che aveva ragione lei e che ne aveva anche Gorion, nell’affermare che si stava facendo tardi così le disse.
"Gorion ha ragione, e tardi, i tuoi si staranno preoccupando, adesso andiamo nelle scuderie sello i due cavalli e ti accompagno a casa, vieni".
Allungò la mano verso di lei, ma la sua reazione lo colse di sorpresa.
"No", gridò Astra facendolo sussultare.
"Perché no?", guardandola negli occhi si accorse che era spaventata, così le chiese: "Astra di cosa hai paura?".
"Avevi promesso di non fare domande".
"Scusa, io". Hagor non finì la frase perché lei stava piangendo, e lui non riusciva a capirne il motivo.
Astra si rese conto che la domanda di Hagor era per il suo rifiuto, allora cercò di rispondere come meglio poteva.
"Mio padre non deve sapere che ci siamo visti, Hagor, io farò quello che vuoi, ma lui non deve sapere di noi", così dicendo si coprì il viso con le mani.
Hagor le andò vicino e la strinse a se, e le sussurrò.
"Ti prego non piangere, io non volevo farti piangere". Astra non smise di piangere e all’improvviso Hagor si rese conto che piangeva per liberarsi da un peso, e che piangere era il suo modo di sfogarsi, pian piano si avvicinò al letto vi si sedette e la fece sedere sulle sue ginocchia, aspettando che lei esaurisse le lacrime. Astra pianse per allungo attaccata al collo di Hagor, quando si calmò, si rese conto d’essersi comportata senza senso, per lo meno agli occhi di Hagor ma Hagor non fece domande, le passò sul viso il fazzoletto per asciugarle le lacrime e con dolcezza poi le chiese.
Astra, vuoi rivedermi?".
"Sì, certo che lo voglio, e tu?".
"Sì, più di prima, volevo solo essere sicuro che lo desiderassi anche tu".
"Lo desidero con tutto il cuore", e con fare pensieroso gli chiese: "In che modo potremo fissarci appuntamento qui? Sai io vengo tutti i giorni dopo la scuola, e quando è festa, ci vengo da mattina presto, ma tu come farai a comunicarmi che vieni anche tu?".
"Mia sorella ci aiuterà".
"Angelica però non dovrà parlarne con nessuno, che noi c’incontriamo".
"Angelica sa mantenere un segreto, te lo prometto".
"Hagor, e con i tuoi amici come ti comporterai?".
"Sei preoccupata che lo scoprano?", Astra annuì: "Anche loro non diranno nulla, sono fidati, e ogni uno di loro tiene troppo all’amicizia che in questi anni ci siamo costruiti, non parleranno, stai tranquilla, vedrai, tutto andrà bene. Tu hai fiducia in me?", lei annuì, a quel punto Hagor la fece alzare e insieme raggiunsero i due cavalli nelle scuderie, Hagor li sellò entrambi, la aiutò a montare in sella poi le passò il bigliettino con il numero privato della sorella dicendole, "Chiama questa sera, verso le otto io sarò d’Angelica", lei annuì e si allontanò. Hagor mentre la guardava allontanarsi si domandò perché avesse così paura del padre, sospirò e montò a cavallo dirigendosi verso il palazzo reale.
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