domenica 19 maggio 2013

UN SOVRANO FRA LE STELLE (VILLA CANTURI 5°)

Hagor bussò alla porta della camera della sorella, la quale si stava preparando per la cena: era ormai abitudine della famiglia radunarsi per il pasto serale, Mirian era inflessibile, la cena doveva essere consumata insieme, e ci si doveva cambiare, mettendosi quasi in abito da sera, Angelica aveva scelto un vestito lungo, ma non troppo impegnativo, così sarebbe stata a suo agio e allo stesso tempo la madre sarebbe stata contenta. Angelica quando sentì a bussare era convinta che fosse la nonna di Gorion, e disse ridendo. "Da quando ti sei messa a bussare Virgia? È una novità". "Mah, forse perché io non sono Virgia, e ho l’abitudine di bussare quando entro nelle camere altrui". Angelica si girò e di fronte a lei c’era il suo adorato fratello. Angelica amava entrambi i suoi fratelli, ma per Hagor aveva una certa preferenza; buttò l’orecchino che aveva in mano sul letto e corse ad abbracciarlo. "Hagor stai bene? Ero così preoccupata per te, quando ho visto Sandor e Gorion rientrare senza di te, ho provato subito a chiamarti, ma tu non rispondevi, poi Gorion è riuscito a parlarti così mi sono tranquillizzata, dimmi, dove sei stato?". "Non dovevi preoccuparti per me, lo sai che io riesco sempre a cavarmela, oh quasi, e per quanto riguarda il video telefono, con il temporale non funzionava, e per questo che non rispondevo". Hagor fece n lungo respiro e sua sorella lo guardò di traverso era chiaro che doveva dirle qualcosa. Angelica si era anche resa conto che al fratello era successo qualcosa d’importante, infatti, ora, le stava dicendo: "Senti sorellina io avrei bisogno del tuo aiuto, e poi non riesco a nasconderti la verità", Hagor si fermò per chiudere la porta; Angelica comprese che il fratello doveva parlarle di qualcosa di molto importante, aveva chiuso la porta perché nessuno li disturbasse e soprattutto l’aveva chiamata sorellina, cosa che faceva di rado. Hagor si era seduto sul letto e stava giocherellando con il suo orecchino, Angelica intuì che stava cercando le parole adatte, infatti, Hagor fece un altro respiro profondo ed esordì: "Non è vero che il video telefono non funzionasse, ero io che non rispondevo, non potevo". "Cosa t’impediva di rispondere?". "Bèh io direi chi, tu ricordi questa mattina? Vedi io oggi, tu capisci vero?". No, Angelica non capiva, anzi una cosa l’aveva capita, lui era in difficoltà, e lui non l’era mai, stava per chiedergli di spiegarsi meglio quando il suo video telefono, si mise a emettere una musichetta, fece per prenderlo, ma Hagor fu più veloce e rispose al suo posto, e lei comprese subito chi era apparso sul piccolo schermo, Hagor concluse la sua conversazione con un ciao poi guardò la sorella con un timido sorriso, e lei gli chiese. "Devo dedurre che hai visto Astra?". "Sì". "E che hai passato la giornata con lei?". "Esattamente". "Hagor, tu e lei, insomma avete fatto l’amore?", Angelica era molto imbarazzata e rossa in viso, ma voleva sapere, perché dentro di lei si agitava qualcosa che non riusciva a decifrare, e quella strana sensazione l’aveva soprattutto quando accanto a lei c’era Sandor, ma si rendeva conto di non poter chiedere dettagli al fratello, quindi si accontentò d’ascoltare la risposta del fratello. "Sì, ma non l’o costretta, è stata lei a volerlo, credimi Angelica, però ora non giudicarla, quando due persone provano certi sentimenti, può accadere di", Angelica non lo lasciò finire e gli disse. "No, io non la giudico, se ti ama e ha trovato il coraggio di farlo non vedo perché io dovrei giudicarla, ora spiegami in che consiste il mio aiuto". "Quando ha smesso di piovere e…", Hagor raccontò ciò che era accaduto, ma la sorella sul momento non aveva capito che Astra era terrorizzata dal padre, com-mentando che le sembrava un po’assurdo il suo comportamento, per non aver permesso al fratello di riaccompagnarla a casa, allora Hagor le disse: "Angelica il problema non sta nel fatto che io l’abbia riaccompagnata, oppure no, il vero problema e che è terrorizzata da suo padre. Ho cercato di scoprirne il motivo, ma lei si è messa a piangere, con l’unico risultato che mi sono sentito in colpa; così mentre lei piangeva, ho pensato: (E se chiedessi aiuto ad Angelica?). Angelica se tu ti dimostrassi un po’ più socievole e la frequentassi come fai con Silvia e Lisa, forse per noi sarebbe meno complicato vederci, potresti organizzare qualche gita e invitare anche lei, ti prego Angelica aiutaci". "Ma certo che vi aiuto". Angelica si era seduta accanto al fratello, ed entrambi sentirono il bisogno d’abbracciarsi e si strinse l’una all’altro. Virgia come il solito non bussò alla porta chiusa, spalancandola, rimase stupita nel vedere la scena, ma si riprese in fretta, afferrò il braccio d’Angelica strappandola dell’abbraccio del fratello, del quale però lei non poteva vedere il volto, e domandò gridando: "Che cosa stava accadendo?", ma appena vide il viso di Hagor sussurrò incerta. "Ah sei tu, ma cosa ci fate con la porta chiusa?". Angelica si stava massaggiando il polso, ed era veramente arrabbiata e gridando a propria volta le domandò: "Quando trovi una porta chiusa, non ti hanno insegnato a bussare prima d’aprirla?". "I bambini non devono tenere la porta chiusa". Le grida di Virgia avevano agitato Karnak, che si stava dirigendo verso il salottino dell’aperitivo. Arrivò proprio nel momento in cui la nipote stava dando sfogo alla sua rabbia. Guardò entrambi i nipoti e si accorse che assomigliavano a qualcuno che conosceva ma chi? Lo comprese osservando meglio la nipote: Angelica arricciò il naso, mise il petto i fuori, batte il piede a terra e in fine i suoi occhi erano diventati blu intenso come quelli del fratello, Karnak deglutì e sbirciò il volto di Hagor che stava sorridendo con fare sornione, mentre Angelica stava dicendo. "Ricordati che in questo palazzo vi è solo una bambina, ed è Maria; è ora che la smetta di trattarci come dei bambini, perché non lo siamo più, né io, né Hagor né anche gli altri, prima lo capirai e meglio sarà". Afferrò il braccio del fratello e se lo trascinò dietro dirigendosi verso il salottino dell’aperitivo. Hagor mentre era trascinato via dalla stanza fece segnò del tre verso Virgia, e lei comprese benissimo a cosa si stava riferendo il ragazzo; erano già in tre che le affermavano che non erano più dei bambini. Virgia decise d’accontentarli pensando che alla prima difficoltà sarebbero stati ben contenti d’essere trattati ancora da bambini. Karnak si stava guardando attorno, quella sera la sua famiglia era tutta presente, quando egli pensava ai famigliari, non si riferiva solo a suo figlio, alla nuora o ai tre nipoti, ma anche a Sandor, a Gorion e a Fransuas; ma quella sera si concentrò sul nipote più piccolo, certo chiamarlo così era un eufemismo poiché era già alto come il fratello maggiore, e gli venne da pensare che sarebbe diventato più alto del padre Wiliam. Lo vide prepararsi del vino bianco, cosa che non faceva mai davanti a lui e ai genitori, nei suoi movimenti inoltre vi riconobbe il padre di sua moglie, era così assorbito da quelle sensazioni e da quei pensieri, che ne pronunciò piano il nome. "Thomas". "Hai detto qualcosa papà?", gli chiese Wiliam. "No figliolo". "Scusami mi era sembrato". Karnak aveva gli occhi fissi sul nipote e pensava: (Sì assomiglia a Thomas, anzi sembra la sua copia, che il Dio dell’universo non voglia che abbia anche il suo caratteraccio; ma no in fondo se sono diventato un buon re, lo devo anche a lui, e se Hagor è come Thomas tanto meglio per noi). Karnak era tornato al giorno in cui aveva conosciuto il suocero; suo padre lo aveva mandato nel sud del pianeta per portare dei messaggi ai principi quelle terre e ad accompagnarlo c’era il comandante Thomas Gregori Canturi. All’inizio il loro rapporto non fu facile, soprattutto per colpa dello stesso Karnak, perché spesso ripeteva: “Io sono il principe”, ma un giorno che Canturi era più nervoso del solito, lo disse una volta di troppo. Canturi gli disse che a lui non importava nulla chi diavolo fosse, e che se non la smetteva di comportarsi da presuntuoso, lo avrebbe preso a pugni, Karnak era rimasto senza parole, ma da quel giorno non pronunciò più la frase e il loro rapporto divenne ottimo. Sulla nave c’era anche la figlia di Canturi, Elisabeth, che Karnak aveva conosciuto a una mostra d’arte, la loro amicizia si trasformò in amore, e pochi mesi dopo al loro rientro si sposarono.

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