Hagor rimase deluso quando Angelica gli dichiarò che non aveva alcun messaggio da parte di Astra, si era diretto verso il porto in compagnia di Sandor e Gorion, i quali imparavano molto in fretta ciò che insegnava Neb. Hagor qualche volta lo aiutava, ma quel giorno non riusciva a concentrarsi su ciò che Neb gli chiedeva, i suoi pensieri erano tutti per Astra. Hagor, non riusciva a capire il perché del suo silenzio; eppure gli aveva affermato che anche lei provava qualcosa per lui, certo non gli aveva assicurato che lo amava, ma il suo comportamento era stato esplicito, e poi gli aveva promesso che si sarebbero rivisti, allora perché quel silenzio? Era così immerso nei suoi pensieri che non sentì Neb che lo chiamava impazientito.
"Insomma scimmiotto, mi sembra che tu non mi stia ascoltando". Neb gli aveva dato quel sopranome perché il giovane si sapeva arrampicare sull’albero di maestra più velocemente di una scimmia.
Hagor lo guardò perplesso come se il pover’uomo gli chiedesse chissà quale impresa.
Eppure Neb gli chiedeva solo di mostrare agli altri due un semplicissimo nodo. Hagor guardò Neb e la corda che aveva in mano, la passo all’uomo dicendogli.
"Mi dispiace, ma non riesco a concentrarmi, forse fareste molto meglio senza di me".
Senza aspettare la risposta di Neb sbarcò dalla nave e andò alle scuderie del porto per prendere Antares, il suo magnifico purosangue, lanciandolo al galoppo sulla spiaggia. Lo mantenne a quell’andatura per un bel tratto, poi lentamente lo portò al piccolo trotto e infine a passo, per gratificare l’animale gli diede dei piccoli colpetti sul collo accompagnati da parole d’apprezzamento, Antares gradì entrambe le cose. All’improvviso dal mare si levò un forte vento carico d’umidità, Hagor guardò i grossi nuvoloni che avanzavano verso la riva. Antares si agitò sotto di lui: era chiaro che l’animale aveva sentito l’odore della pioggia, e se c’era una cosa che Antares odiava, era la pioggia; qualche anno prima, Hagor e il suo cavallo, mentre tornavano dalla città, furono colti da una pioggia fortissima, quando arrivarono alle scuderie del palazzo reale, erano fradici, da quel momento Antares sentiva l’odore della pioggia, anche se era molto lontana, si agitava e si rifiutava addirittura di uscire dalle scuderie.
Hagor sapeva che presto il temporale sarebbe scoppiato con molta violenza. E sapeva pure che presto non sarebbe più riuscito a tenere a freno il suo cavallo, doveva trovare una soluzione. Si guardò attorno, e riconobbe la spiaggia, in teoria non era molto lontano dal palazzo, ma sapeva che non sarebbe riuscito a raggiungere le scuderie, così prese la decisione di rifugiarsi nella vecchia villa dove andava da bambino, e mentre si avviava sul sentiero che lo portava alla villa, si ricordò dell’ultima volta che c’era stato con sua nonna e la loro conversazione. A quel tempo Hagor aveva circa otto o nove anni e aveva accompagnato sua nonna nella vecchia casa, dove era cresciuta da bambina: sua nonna Elisabhet vi andava spesso per accertarsi che la casa non subisse danni dopo la morte del padre, l’ammiraglio Thomas Gregori Canturi. Hagor quando vide la casa ne rimase stregato, nonostante che fosse molto giovane, dentro di lui aveva sentito come se la casa fosse una sua parte, e che lui stesso fosse un frammento della casa; ogni angolo dell’abitazione per lui era famigliare, come se in passato avesse vissuto in quella casa. Egli oggetti li sentiva suoi. Hagor era corso dalla nonna e le disse: “Nonna quando sarò grande io verrò a vivere qui”, poi aveva aggiunto vedendo la nonna sorpresa, “Sempre che tu voglia nonnina”. Sua nonna lo aveva guardato negli occhi, e vi aveva letto la determinazione di non ricevere una no come risposta, era così intensa l’espressione del nipotino che le tremò il cuore: a Elisabeth quella determinazione ricordò un altro membro della sua famiglia, il padre Thomas, e guardando meglio il nipotino si accorse che assomigliava moltissimo a suo padre. Elisabeth indugiò ancora un istante sul viso del nipotino poi gli aveva risposto: “Certo caro che poi”. A Hagor gli si erano illuminati gli occhi, e per essere ancora più sicuro le chiese, “Davvero posso nonna?”, e sua nonna “Sì, è una promessa, caro”, Hagor però voleva la certezza assoluta le disse: “Perché una promessa, è una promessa, giusto nonna?”, e sua nonna confermò dicendo, “Esattamente piccolo mio”. Sua nonna appena tornata a palazzo, aggiunse una postilla al suo testamento, in cui esprimeva la propria volontà di lasciare la casa paterna al terzo gemito di suo figlio Wiliam. Hagor fu riportato al presente dal nitrire d’Antares; lo incoraggio e sospinse per qualche metro sul sentiero, poco dopo la pista s’immise nel cortile davanti alle scuderie della villa, Antares non aspettò che Hagor lo guidasse al loro interno, aumentò l’andatura e vi entrò, poiché il grande portone era aperto, e si fermò solo quando fu al centro dello stanzone, felice di non bagnarsi. Hagor smontò e andò a chiudere il portone, si guardò attorno e si rese conto che le scuderie aveva un gran bisogno d’essere ripulite. L’odore della muffa e dell’umidità ora che aveva chiuso il portone stava diventando insopportabile, aprì alcuni finestroni per mantenere arieggiato lo stanzone, quando finì, si accorse che nella scuderia c’era un altro cavallo, una splendida puledra, dal manto marrone e dagli occhi color nocciola, che lo guardavano con curiosità; Hagor si avvicinarono e le accarezzò il collo sussurrandole dolci parole per mantenerla calma, comprese che qualcun altro aveva cercato rifugio lì per evitare il temporale. Si accorse che la cavalla era sellata d’amazzone, fece scorrere la mano sulla morbida pelle della sella, sfiorando le iniziali incise, sentì il cuore accelerare il battito. Le iniziali erano A. C. R. e stavano per Astra Caterina Rosembergher, respirò profondamente per ritrovare la calma, poi liberò i due animali dai finimenti e dalle selle, e si diresse all’interno della casa. Percorse, un lungo corridoio e si trovò nella cucina, sul gran tavolo, la borsa della ragazza, ma di lei non c’era traccia, uscì dalla cucina e poco dopo si trovò nella grand’entrata della villa, appesi alle pareti vi erano quadri che raffiguravano alcuni lati della casa e il bosco circostante, la piccola baia da cui Hagor era arrivato. Nell’entrata vi erano alcuni tavolini con centri ricamati e pizzi intagliati con vasi sopra, alcune porte scolpite finemente, davano sulle stanze della casa di fronte alla porta d’ingresso vi era la scala che portava al piano superiore. Hagor si guardò attorno e vide che la porta dello studio era aperta, vi entrò e vide Astra al centro della stanza che fissava il quadro appeso dietro alla scrivania, la chiamò, ma non ottenne risposta, si avvicinò, vi si mise di fronte, in quel momento Astra percepì la sua presenza, ma lo guardò come se davanti a lei ci fosse un fantasma, per la paura fece alcuni passi indietro sussurrando:
"Ti prego non farmi del male, io volevo solo che la tua casa torni al suo antico splendore, ti prego credimi". Astra mentre pronunciava la frase mise il piede male e perse l’equilibrio, Hagor subito la afferrò, ma lei nel sentirsi toccare urlò e perse i sensi. Hagor si sentì in colpa, per averla spaventata, la adagiò sul divano, cercò una coperta per coprirla, accese il camino e aspettò fino che lei riprendesse i sensi.
venerdì 17 maggio 2013
UN SOVRANO FRA LE STELLE (VILLA CANTURI 2°)
Hagor rimase deluso quando Angelica gli dichiarò che non aveva alcun messaggio da parte di Astra, si era diretto verso il porto in compagnia di Sandor e Gorion, i quali imparavano molto in fretta ciò che insegnava Neb. Hagor qualche volta lo aiutava, ma quel giorno non riusciva a concentrarsi su ciò che Neb gli chiedeva, i suoi pensieri erano tutti per Astra. Hagor, non riusciva a capire il perché del suo silenzio; eppure gli aveva affermato che anche lei provava qualcosa per lui, certo non gli aveva assicurato che lo amava, ma il suo comportamento era stato esplicito, e poi gli aveva promesso che si sarebbero rivisti, allora perché quel silenzio? Era così immerso nei suoi pensieri che non sentì Neb che lo chiamava impazientito.
"Insomma scimmiotto, mi sembra che tu non mi stia ascoltando". Neb gli aveva dato quel sopranome perché il giovane si sapeva arrampicare sull’albero di maestra più velocemente di una scimmia.
Hagor lo guardò perplesso come se il pover’uomo gli chiedesse chissà quale impresa.
Eppure Neb gli chiedeva solo di mostrare agli altri due un semplicissimo nodo. Hagor guardò Neb e la corda che aveva in mano, la passo all’uomo dicendogli.
"Mi dispiace, ma non riesco a concentrarmi, forse fareste molto meglio senza di me".
Senza aspettare la risposta di Neb sbarcò dalla nave e andò alle scuderie del porto per prendere Antares, il suo magnifico purosangue, lanciandolo al galoppo sulla spiaggia. Lo mantenne a quell’andatura per un bel tratto, poi lentamente lo portò al piccolo trotto e infine a passo, per gratificare l’animale gli diede dei piccoli colpetti sul collo accompagnati da parole d’apprezzamento, Antares gradì entrambe le cose. All’improvviso dal mare si levò un forte vento carico d’umidità, Hagor guardò i grossi nuvoloni che avanzavano verso la riva. Antares si agitò sotto di lui: era chiaro che l’animale aveva sentito l’odore della pioggia, e se c’era una cosa che Antares odiava, era la pioggia; qualche anno prima, Hagor e il suo cavallo, mentre tornavano dalla città, furono colti da una pioggia fortissima, quando arrivarono alle scuderie del palazzo reale, erano fradici, da quel momento Antares sentiva l’odore della pioggia, anche se era molto lontana, si agitava e si rifiutava addirittura di uscire dalle scuderie.
Hagor sapeva che presto il temporale sarebbe scoppiato con molta violenza. E sapeva pure che presto non sarebbe più riuscito a tenere a freno il suo cavallo, doveva trovare una soluzione. Si guardò attorno, e riconobbe la spiaggia, in teoria non era molto lontano dal palazzo, ma sapeva che non sarebbe riuscito a raggiungere le scuderie, così prese la decisione di rifugiarsi nella vecchia villa dove andava da bambino, e mentre si avviava sul sentiero che lo portava alla villa, si ricordò dell’ultima volta che c’era stato con sua nonna e la loro conversazione. A quel tempo Hagor aveva circa otto o nove anni e aveva accompagnato sua nonna nella vecchia casa, dove era cresciuta da bambina: sua nonna Elisabhet vi andava spesso per accertarsi che la casa non subisse danni dopo la morte del padre, l’ammiraglio Thomas Gregori Canturi. Hagor quando vide la casa ne rimase stregato, nonostante che fosse molto giovane, dentro di lui aveva sentito come se la casa fosse una sua parte, e che lui stesso fosse un frammento della casa; ogni angolo dell’abitazione per lui era famigliare, come se in passato avesse vissuto in quella casa. Egli oggetti li sentiva suoi. Hagor era corso dalla nonna e le disse: “Nonna quando sarò grande io verrò a vivere qui”, poi aveva aggiunto vedendo la nonna sorpresa, “Sempre che tu voglia nonnina”. Sua nonna lo aveva guardato negli occhi, e vi aveva letto la determinazione di non ricevere una no come risposta, era così intensa l’espressione del nipotino che le tremò il cuore: a Elisabeth quella determinazione ricordò un altro membro della sua famiglia, il padre Thomas, e guardando meglio il nipotino si accorse che assomigliava moltissimo a suo padre. Elisabeth indugiò ancora un istante sul viso del nipotino poi gli aveva risposto: “Certo caro che poi”. A Hagor gli si erano illuminati gli occhi, e per essere ancora più sicuro le chiese, “Davvero posso nonna?”, e sua nonna “Sì, è una promessa, caro”, Hagor però voleva la certezza assoluta le disse: “Perché una promessa, è una promessa, giusto nonna?”, e sua nonna confermò dicendo, “Esattamente piccolo mio”. Sua nonna appena tornata a palazzo, aggiunse una postilla al suo testamento, in cui esprimeva la propria volontà di lasciare la casa paterna al terzo gemito di suo figlio Wiliam. Hagor fu riportato al presente dal nitrire d’Antares; lo incoraggio e sospinse per qualche metro sul sentiero, poco dopo la pista s’immise nel cortile davanti alle scuderie della villa, Antares non aspettò che Hagor lo guidasse al loro interno, aumentò l’andatura e vi entrò, poiché il grande portone era aperto, e si fermò solo quando fu al centro dello stanzone, felice di non bagnarsi. Hagor smontò e andò a chiudere il portone, si guardò attorno e si rese conto che le scuderie aveva un gran bisogno d’essere ripulite. L’odore della muffa e dell’umidità ora che aveva chiuso il portone stava diventando insopportabile, aprì alcuni finestroni per mantenere arieggiato lo stanzone, quando finì, si accorse che nella scuderia c’era un altro cavallo, una splendida puledra, dal manto marrone e dagli occhi color nocciola, che lo guardavano con curiosità; Hagor si avvicinarono e le accarezzò il collo sussurrandole dolci parole per mantenerla calma, comprese che qualcun altro aveva cercato rifugio lì per evitare il temporale. Si accorse che la cavalla era sellata d’amazzone, fece scorrere la mano sulla morbida pelle della sella, sfiorando le iniziali incise, sentì il cuore accelerare il battito. Le iniziali erano A. C. R. e stavano per Astra Caterina Rosembergher, respirò profondamente per ritrovare la calma, poi liberò i due animali dai finimenti e dalle selle, e si diresse all’interno della casa. Percorse, un lungo corridoio e si trovò nella cucina, sul gran tavolo, la borsa della ragazza, ma di lei non c’era traccia, uscì dalla cucina e poco dopo si trovò nella grand’entrata della villa, appesi alle pareti vi erano quadri che raffiguravano alcuni lati della casa e il bosco circostante, la piccola baia da cui Hagor era arrivato. Nell’entrata vi erano alcuni tavolini con centri ricamati e pizzi intagliati con vasi sopra, alcune porte scolpite finemente, davano sulle stanze della casa di fronte alla porta d’ingresso vi era la scala che portava al piano superiore. Hagor si guardò attorno e vide che la porta dello studio era aperta, vi entrò e vide Astra al centro della stanza che fissava il quadro appeso dietro alla scrivania, la chiamò, ma non ottenne risposta, si avvicinò, vi si mise di fronte, in quel momento Astra percepì la sua presenza, ma lo guardò come se davanti a lei ci fosse un fantasma, per la paura fece alcuni passi indietro sussurrando:
"Ti prego non farmi del male, io volevo solo che la tua casa torni al suo antico splendore, ti prego credimi". Astra mentre pronunciava la frase mise il piede male e perse l’equilibrio, Hagor subito la afferrò, ma lei nel sentirsi toccare urlò e perse i sensi. Hagor si sentì in colpa, per averla spaventata, la adagiò sul divano, cercò una coperta per coprirla, accese il camino e aspettò fino che lei riprendesse i sensi.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento