giovedì 31 gennaio 2013

LA FESTA 5 UN SOVRANO FRA LE STELLE

Hagor al mattino seguente, era intento a far colazione nel salottino accanto alla sua camera. Il salottino non era molto grande, ma si poteva sentire che chi lo abitava aveva una forte personalità. L’arredamento era in quercia e costituiva in uno scrittoio, con delle cesellature floreali, sopra vi erano delle carte nautiche studiate all’infinito, le poltroncine abbinate allo scrittoio, una libreria carica di volumi, e in un angolo il tavolino della colazione, e attaccati alle pareti dei piccoli quadri, con paesaggi di mare, il più grande di loro però rappresentava l’intera famiglia reale al completo, ma in realtà non era così, perché mancava la sorellina più piccola di Hagor. Mirian da qualche mese, aveva avuto una bambina e l’aveva chiamata Maria Celeste. Mirian, quando aveva annunciato di aspettare un bambino, era stata una sorpresa per tutti, poiché erano quasi passati quindicianni dalla nascita di Hagor. Il giorno che la bambina era nata Mirian aveva chiamato i sei ragazzi, ad ogni uno di loro aveva affermato che dovevano amare e proteggere la piccola in uguale misura. Solo con Hagor pretese di più, infatti, gli dichiarò che lui era stato il primo a prenderla in braccio dopo di lei. Hagor aveva guardato la sorellina, incerto, non capendo bene cosa sua madre volesse da lui, alla fine forse lo comprese e sentendo il cuore riempirsi di tenerezza, baciò la manina della bimba, ma a quel punto fu costretto a cederla ai fratelli maggiori, da canto suo Mirian, quando Hagor aveva baciato la mano della sorellina s’era rilassata guardando Karnak che aveva annuito. Hagor fu strappato dai suoi pensieri dalla porta che si apriva, sulla soglia apparve Gorion che gli domandò di poter entrare, e Hagor gli fece cenno. Parlarono della festa della sera prima, ma alla fine Gorion si confidò su ciò che era accaduto tra lui e Lisa. Gorion gli confidò che stranamente sapeva esattamente come comportarsi; Hagor non volle ricordare all’amico il motivo per cui lo sapeva, si limitò a dirgli che l’importante che fosse felice. La porta tornò ad aprirsi, e questa volta apparve Sandor che allegramente li salutò. "Buongiorno signori, dormito bene?", i due amici annuirono. Sandor fece notare a Gorion che sua nonna si comportava come se loro fossero ancora dei bambini, mentre ormai non lo erano più, Gorion sospirò, affermando che aveva cercato in tutti i modi di far capire alla donna, che ormai non lo erano più, ma era stato tutto inutile, allora Sandor si rivolse a Hagor dicendogli: "Hagor perché non provi a parlargli tu? Sembra che di te abbia paura". "Non so di cosa dovrebbe aver paura, in ogni caso proverò a parlarle". Hagor invece sapeva bene il perché Virgia avesse paura di lui, ma in quel momento non voleva ripensare a ciò che era accaduto in passato. Gorion cambiò argomento; riportò la conversazione su Lisa. "Lo sapete che Lisa parte per Oberon?". "Sì lo sappiamo, vedrai che riuscirete a rimanere in contatto, e a vedervi", gli disse Hagor, vedendo Sandor che si agitava sulla sedia. "Tu dici, io lo spero tanto". "Sarà sicuramente così Gorion", gli disse Sandor, poi aggiunse: "Perché non vai alle scuderie a far sellare i cavalli?". "D’accordo, ma voi muovetevi a bere quel caffè". Disse Gorion alzandosi. Sandor guardò la tazza che aveva in mano e sospirò: si domandava perché Gorion e lui, non avessero ancora affrontato il delicato problema che li univa. Ogni qual volta che uno dei due si trovava ad affrontare un’emozione forte l’altro lo sentiva, esattamente com’era accaduto la notte precedente, quando Gorion si era allontanato dal gruppo con Lisa, quasi subito si era allontanato anche lui, per chiudersi in camera sua, per soddisfare il desiderio che era nato dall’emozione, che Gorion gli aveva trasmesso, a quel ricordo sospirò ancora e Hagor gli disse. "Non sarebbe ora che ne parlaste? Sandor, che cosa aspetti a mostrare a Gorion la scoperta che ha fatto il mese scorso?". "Hagor, ma come reagirà quando gli dirò che siamo fratelli gemelli?". "Non lo so come reagirà, so solo che ne dovete parlare al più prestò, per il bene d’entrambi. Adesso però raggiungiamolo", concluse Hagor, Sandor annuì e lo seguì.

domenica 20 gennaio 2013

LA FESTA 4° UN SOVRANO FRA LE STELLE

Nel frattempo nel gruppo d’amici era calato il silenzio, Hagor per spezzare la tensione, domandò chi avesse sete, parve che nessuno n’avesse, ma poi tutti presero qualcosa da bere e discussero il comportamento di Lisa. Angelica rimase molto sorpresa nel scoprire che i suoi fratelli e amici erano a conoscenza di ciò che turbava Lisa, chiese come lo sapessero, Axsterio, dichiaro che uno dei giovani aiutanti del segretario di Karnak, glielo aveva confidato; a quel punto Angelica gli chiese perché non n’aveva parlato con Gorion, Silvia, la ragazza d’Axsterio le rispose che non aspettava agli amici ad informare Gorion, ma la stessa Lisa, a confermare ciò che diceva Silva, Hagor le disse. "Silva ha ragione, se la mia ragazza ha qualcosa da dirmi, io lo vorrei sapere da lei, e non dagli amici". Astra aveva ascoltato in silenzio, sentendo Hagor affermare ciò abbassò gli occhi, come faceva a dirgli che, ma no, non doveva dirgli proprio nulla, poiché quella serata stava per concludersi, e se si era fatta corteggiare un po’ da lui sarebbe finito tutto nel momento in cui l’avrebbe riaccompagnata nel salone delle feste. Astra tornò a prestare attenzione a ciò che gli altri stavano dicendo, e si accorse che l’argomento era cambiato; ora si stavano parlando di ciò che stava accadendo nelle terre del sud, in quell’istante Hagor stava dicendo: "Come si chiama quel tizio che tiene sotto pressione, i principi del sud? A sì ora ricordo Aset Rasut". "Veramente, le notizie sono altre". Disse Fransuas. "Fransuas, giacché sei informato più di noi, perché non ci aggiorni, su queste nuove notizie". L’invitò a parlare Hagor. "Rasut non si limita più a minacciare, ora è passato ai fatti; sembra che da diversi regni non giungono più notizie, e quelle che passano sono veramente preoccupanti". "Già, sembra che in quei regni, i principi legittimi sarebbero stati sostituiti da uomini fedeli a Rasut": intervenne Axsterio Hagor rimase in silenzio, in quel momento nella sua mente erano apparse immagini lontane, come se lui avesse già visto e vissuto una situazione simile, dovette ricorrere a tutte le sue forze per scacciare quelle immagini. Astra si era accorta del suo stato d’agitazione, così gli domandò. "Hagor che cosa ti succede?". "Niente. Certo non invidio quell’ammiraglio che dovrà affrontarlo e sconfiggere, egli dovrà conoscere bene le abitudini di quelle terre: e leggi che vi sono, molte diverse da quelle di tutta la galassia, e credetemi alcune sono davvero pazze". "Hagor ha ragione, alcune fanno rabbrividire". Confermo Sandor. Angelica aveva una natura molto curiosa, e stava per chiedere in cosa consistevano questi usi così terribili, ma proprio in quel momento un cameriere s’avvicinò annunciando che la madre di Astra desiderava che la figlia la raggiungesse, per poi lasciare la festa e il palazzo. Astra fece per alzarsi, ma Hagor la fermò e disse al cameriere di dire alla duchessa Rosembergher di pazientare ancora qualche minuto, l’uomo annuì fece un inchino e se n’andò. Astra fece per protestare ma Hagor la rassicurò che l’avrebbe riaccompagnata subito, ma che voleva fare il giro più lungo, perché desiderava parlarle di una cosa importante. Astra e Hagor si allontanarono dal gazebo, Astra si sentiva felice, all’indomani sul suo diario avrebbe scritto, che quella sera era stata speciale, e per un momento era stata la ragazza più invidiata, e che per un istante il suo incubo peggiore era stato solo un brutto sogno. Alzò lo sguardo su Hagor: aveva un’espressione così intensa, si chiese a cosa stesse pensando; all’improvviso Hagor si girò verso di lei e la strinse a se con le braccia, lei istintivamente gli appoggiò le mani sul petto mentre lui si chinava a baciarla. Il bacio non fu come il primo che si erano scambiati, ma più intenso e appassionato. Ad Astra sembrò di essere trasportata in un mondo lontano e magico. Il bacio finì e con la voce un po’ roca Hagor le disse. "Astra voglio rivederti, io non ho mai provato dei sentimenti così forti per una ragazza, Astra io t’amo". Astra rimase in silenzio e lui continuò: "Sì, lo so che ti sembra folle, ma è la verità, credimi". "Hagor, vorrei tanto crederti, ma come posso? In fondo solo questa sera noi, siamo stati insieme, non puoi esserti innamorato di me in così breve tempo". "Hai ragione, mi sono innamorato di te nei mesi scorsi". "Hagor, ma se non ci siamo mai parlati". Cercò d’insistere Astra. "Sì, anche questo è vero, ma ci si può innamorare della dolcezza, degli sguardi malinconici e furtivi, della grazia, della voce, anche se tu non parlavi con me, io sentivo la tua voce melodiosa. Astra, ora hai capito in che modo mi sono innamorato di te?". "Sì, ma". "Sì ma cosa? Astra perché stai scappando da te stessa?". "Da me stessa? Non capisco cosa vuoi dire?". "Questa sera il tuo corpo mi ha rivelato che non ti sono del tutto indifferente, e ora che ti ho rivelato i miei sentimenti, tu hai paura di dirmi ciò che provi per me. Guardami negli occhi e assicurami che non provi nulla per me". Astra lo guardò negli occhi, convinta di poter mentire a lui come a se stessa, ma non appena i loro sguardi s’incrociarono, lei comprese che non ci sarebbe mai riuscita, e si meravigliò di sussurrare. "Sì, io provo qualcosa per te, ma ho troppa paura di deluderti". Hagor fece un respiro profondo, poi le disse dolcemente. "Deludermi? Io non penso, che tu possa deludermi, piuttosto sarò io a deludere te, Astra, se non ci diamo una possibilità, non sapremo mai se stiamo bene insieme, ti prego rivediamoci, decidi tu il posto". "D’accordo, rivediamoci, ti farò sapere dove e quando appena mi sarà possibile". "Va bene, aspetterò con ansia il to messaggio". Le prese il braccio, la portò verso il rumore dell’acqua, si trovarono di fronte alla fontana dell’amore, chiamata così perché il motivo centrale della fontana, erano due corpi allacciati in un abbraccio d’amore. Sopra alla testa dei due amanti c’era una specie di bacino, dove erano piante di rose pendule, molti dei rami raggiungevano la superficie ondeggiando. Hagor si chinò e raccolse una delle rose e la posò nell’incavo del suo vestito, Astra sorrise e si scambiarono un altro bacio. Infine Hagor la riaccompagno nel salone delle feste, quando vi giunsero lei si staccò dal suo braccio, e cominciò a salire lo scalone per raggiungere la madre, era arrivata circa a metà quando si girò verso di lui, era ancora dove lo aveva lasciato e le stava sorridendo, la salutò e lei sentì l’impulso di correre da lui per dirgli quanto l’amava; ma si trattenne, e si chiese come poteva lei amarlo, quando sapeva che lui certamente sognava un amore puro e innocente, due cose che lei non poteva più dargli. Si girò e corse su per lo scalone e poco dopo si gettò dentro la carrozza, sentì scorrere sul suo viso le lacrime, e in quel momento decise di non vederlo più, e gli disse addio per sempre.

giovedì 17 gennaio 2013

LA FESTA 3° UN SOVRANO FRA LE STELLE

Lisa era rimasta in silenzio, non prestava molta attenzione a ciò che era detto, non sapeva come dire al ragazzo che amava, che presto avrebbe lasciato Flyd, per raggiungere il pianeta gemello, Oberon. Gorion la sbirciò e la chiamò più volte, ma non ottenendo risposta le toccò il braccio, lei lo guardò per un istante poi abbasso di nuovo gli occhi. Gorion non comprendendo il suo comportamento le chiese di nuovo. "Tesoro non ti senti bene? Mi vuoi dire cosa ti turba? È tutta la serata che non parli". "Mi dispiace tanto Gorion". Gli disse alzandosi per scappare di corsa. I ragazzi presenti si alzarono di riflesso e per Astra, fu come se le portassero via un’ancora di salvataggio, fortunatamente Hagor tornò a sedersi subito. Gorion perplesso stava guardando Lisa che si era fermata a pochi metri dal gazebo ed era in preda alle lacrime, si mosse solo quando Angelica gli disse. "Non startene l’impalato, corri da lei". Gorion arrivò da Lisa e l’abbracciò e con dolcezza chiedendole. "Lisa perché piangi? Ti prego dimmelo". Lisa nascose il suo volto contro il petto di Gorion, e con un filo di voce gli disse. "Mio padre ha accettato l’incarico di governatore sul pianeta Oberon, e vuole che vada con lui", Gorion cercò di protestare, ma lei lo fermò dicendogli: "Ho cercato di convincerlo a lasciarmi qui, mia zia Rosina è disposta anche ad ospitarmi, ma è stato tutto intile", smise di parlare e cercò di soffocare le lacrime, Gorion la strinse a se. Erano circa sei mesi che stavano insieme, era stato tutto come un sogno, ma l’annunciò della separazione li portò sull’orlo della disperazione. All’improvviso, Lisa alzò il volto verso quello di Gorion e con un sussurro gli chiese: "Gorion, tu abiti qui a palazzo vero?". "Sì, ma perché lo chiedi se lo sai?". "Andiamo nella tua camera; questa sera ho deciso di regalarti me stessa". Gorion rimase un momento in silenzio poi le domandò timidamente. "Lisa, cosa vuoi dire?". "Hai capito benissimo cosa intendo dire". Gli disse sorridendo Lisa. Gorion ricambiò il sorriso, le prese la mano e si diresse verso la sua camera, passando direttamente dal giardino.

martedì 15 gennaio 2013

LA FESTA 2° UN SOVRANO FRA LE STELLE

Hagor e Angelica, raggiunsero i loro amici, scambiarono qualche battuta poi Hagor chiese maliziosamente alla sorella. "Angelica, hai una lista delle tue amiche da sottopormi, o nessuna di loro vuole ballare con il festeggiato?". Angelica lo guardò di traverso prima di rispondergli: "Veramente lo vorrebbero tutte, ma io ne perorerò una sola". Disse. "Soltanto una? Angelica, cosa ha di speciale dalle altre?". Domandò Fransuas. "Sono rimasta così sorpresa quando me lo ha chiesto da rimanere senza parole". "Tu senza parole! Questa è veramente bella". Disse Sandor ridendo. "Non prendermi in giro Sandor, per punizione mi farai ballare tutta la sera". Gli disse Angelica imbronciata. "Sì mia principessa", replicò ridendo Sandor. "Scusate se m’intrometto, ma, vorrei sapere chi ti ha lasciato senza parole". Domandò Hagor alla sorella. "Hai ragione non te lo detto, è stata Astra, mi ha detto: “Angelica cara, potresti chiedere a tuo fratello se mi riserva un ballo, sempre che sia interessato”. T’interessa?". "Sì, ma sei sicura?". "Sicurissima e…". Ma Hagor ormai non l’ascoltava più: era completamente concentrato sul gruppo delle ragazze che aveva notato prima, e non poteva credere che la ragazza, che gli faceva battere il cuore volesse ballare con lui. Il gruppo di ragazze s’agitò quando lo videro avanzare verso di loro, l’unica che rimase apparentemente calma fu Astra, che alzò gli occhi su Hagor solo quando lui le chiese di ballare, non rispose annuì sempli- cemente. Nessuno dei due parlò, poiché entrambi emozionati, si stavano perdendo una nello sguardo dell’altro, per Hagor fu come tuffarsi nel manto stellato della notte, e per Astra fu come inabissarsi là dove gli oceani erano più profondi, fu lei trovare il coraggio di chiedergli. "Perché io? Tua sorella forse?". "No, io…", Hagor non finì la frase dall’emozione. "Ti prego, assicurami che non è un sogno". Gli sussurrò lei. "No, non lo è", mormorò il giovane, poi infondendosi coraggio, le chiese: "Astra sono mesi che cerco di parlarti, non ti sei forse accorta di me e dei miei sforzi per avvicinarmi a te?". "Sì, mi sono accorta di te, ma non potevo parlarti, in quei momenti". "Dimmi, cosa è cambiato questa sera?>>. Le domandò lui. "Non posso dirtelo, però sono felice di essere qui con te", poi arrossendo le chiese: "Hagor, hai la ragazza del cuore?". Hagor rimase perplesso per un momento, forse lei non aveva capito ciò che lui aveva detto, così le ripeté. "Sì, ma solo questa sera ho potuto parlarle". Astra sorrise, e gli si strinse vicino, per Hagor fu sconvolgente, sentiva crescere dentro di lui uno strano languore che gli partiva dallo stomaco e gli arrivava all’inguine, abbassò lo sguardo e incrociò quello della ragazza. Gli occhi di Astra sembravano un paio stelle, i suoi capelli neri erano tenuti da delle forcine, che assomigliavano a delle stelle su un manto nero, la sua bocca era lievemente socchiusa, quasi per invitarlo a baciarla. A Hagor, occorse un enorme sforzo di volontà per non farlo. Ballando si avvicinarono verso la porta finestra che dava sul giardino, e uscirono sul terrazzino. Il profumo delle orchidee e delle rose riempiva l’aria, Astra respirò profondamente, si sentiva in paradiso, ma sapeva che quella sensazione le sarebbe dovuta durare per sempre, così sussurrò. "Questa sera per me è un gran dono". Hagor la guardò senza capire, lei fece per rientrare, ma lui la trattenne e le chiese: "Sono stanco di stare in mezzo alla folla e alla confusione, potremmo andare in giardino, fare una passeggiata, e poi fermarci al gazebo se ti va?". Hagor trattenne il respiro aspettando la sua risposta. Astra era un po’ incerta guardò la sala, ma la tentazione di comportarsi come una ragazza qualsiasi era molto forte, e alla fine ebbe il sopravvento su di lei. "Perché no", gli rispose mettendogli il braccio sotto il suo. Hagor e Astra, passeggiavano e chiacchieravano dirigendosi verso il gazebo; Hagor fu sorpreso di non trovarci ancora nessuno, ma sapeva che presto i suoi fratelli e gli amici sarebbero arrivati. Astra rimase sorpresa di trovare il tavolo semi apparecchiato e ne chiese il motivo, Hagor le spiegò che ogni sera lui, i suoi fratelli e amici si ritrovavano in quel luogo per finire la serata, e naturalmente quella sera non faceva eccezione. Astra sì guardò attorno, un po’ agitata, pensando che fosse il caso d’andarsene, Hagor intuì il suo pensiero e le sussurrò prendendole le mani. "Ti prego non andartene?". "Sì, resto", sussurrò Astra alzando gli occhi su di lui e sorridendogli. Hagor si sentì scombussolare e raccogliendo tutto il suo coraggio le domandò. "Posso baciarti?". Astra annuì semplicemente, Hagor le posò le labbra sulle sue delicatamente, come una farfalla che si posa su un fiore; era così dolce quel bacio da farle dimenticare le sue paure. Erano così presi l’uno dall’altra che non sentirono all’arrivo degli altri finché Sandor non parlò, Hagor si alzò sorridendo. Astra abbassò lo sguardo arrossendo, convinta che qualcuno avrebbe fatto commenti, ma nessuno ebbe da ridire sulla sua presenza, anzi l’accolsero con gioia, e lei si rilassò, tanto che quando Hagor tornò a sedersi accanto a lei gli si strinse contro, nonostante che fosse scombussolato dall’atteggiamento d’Astra, Hagor si accorse che tra Sandor e Angelica vi era un atteggiamento molto diverso dal solito, ma non disse nulla perché Axsterio domandò a lui a Sandor e a Gorion che intenzioni avevano ora che avevano finito gli studi classici: Hagor gli rispose che aveva intenzione d’inscriversi all’accademia marittima spaziale; quando sentirono che Hagor aveva quell’intenzione Sandor e Gorion manifestarono le stesse idee, entusiastici e felici perché avrebbero continuato a studiare insieme al loro amico, Sandor, però aggiunse sospirando che per raggiungere il grado di comandante in entrambe le categorie ci sarebbero voluti almeno quattro anni, Hagor però gli dichiarò che se loro avevano l’intenzione di metterci quattro anni erano liberi di farlo, ma che lui non né aveva nessun’intenzione; anzi lui intendeva fare il corso breve, che entro due anni lo avrebbe portato al comando di una nave, perché quello era il suo vero obiettivo. Per n attimo Sandor e Gorion pensarono che li stesse prendendo in giro, ma quando Hagor fece capire loro che non scherzava affatto, presero la decisione di fare anche loro il corso breve; Hagor però non aveva ancora finito con le sorprese, sostenne che l’idea di fare il corso breve gli era venuta, poiché ormai il mare non aveva più segreti per lui, giacché era ormai due anni che prendeva lezioni da uno dei migliori maestri dell’accademia. Sandor e Gorion rimasero per alcuni attimi sbalorditi. Poi gli dichiararono che al prossimo incontro con il maestro ci sarebbero stati anche loro, Hagor sogghignando disse loro. "Siete sicuri di volerlo?; vi avverto che Neb è un maestro molto severo". "Si, sicurissimi", gli risposero all’unisono. "Allora domani avvertirò Neb che avrà altri due nuovi allievi".

giovedì 10 gennaio 2013

UN SOVRANO FRA LE STELLE (LA FESTA 1°)

Hagor Saud Flyd, terzo genito dei principi Wiliam e Mirian Flyd, si fermò in cima allo scalone; da quella posizione poteva dominare il gran salone delle feste del palazzo reale. Osservava la gente che lo affollava, alcune persone ballavano e altre discutevano incuranti della musica. La festa era in suo onore, per festeggiare il proprio quindicesimo compleanno. Francamente a lui non piaceva quel tipo di festeggiamento, avrebbe preferito una semplice cena con i suoi famigliari e amici più intimi, ma la madre non era dello stesso avviso, e quindi aveva organizzato una festa danzante. Sospirò rassegnato, fece scorrere lo sguardo sulla gente e in un angolo vide i suoi fratelli e gli amici, che lo salutarono. Ricambiò il saluto, ma mentre si accingeva a raggiungerli, fu attratto da un gruppo di ragazze, da una in particolare, gli procurava uno strano turbamento, che non si spiegava: il cuore sembrò volergli uscire dal petto. Dopo d’aver respirato profondamente, prese la decisione d’avvicinarla, e nulla glielo avrebbe impedito. Cominciò a scendere lo scalone, ma fu raggiunto dalla sorella, la quale dopo avergli porto gli auguri e rimproverato per essere arrivato in ritardo lo trascinò dai loro amici. La sorella di Hagor era più grande di lui appena un anno, e fra i due c’era un legame molto forte. Angelica, questo era il suo nome, era una bella ragazza; aveva gli occhi azzurri, i capelli biondi, le labbra ben disegnate, un naso piccolo e grazioso, e un poco impertinente, molti affermavano che assomigliasse alla madre. Arrivato in cima allo scalone, Hagor fu notato anche da suo nonno, re Karnak. Re Karnak era un uomo alto e dal corpo atletico, dai capelli brizzolati, dagli occhi marron scuro e dalla forte personalità. In quel momento stava chiacchierando amichevolmente con il suo vecchio amico, re Giorg, ma quando vide il nipote esclamò: "To’ guarda; il festeggiato si è degnato di comparire!". "Non essere sarcastico con il ragazzo, se ricordo male anche tu non ami questo genere di feste". Lo biasimò Giorg. "Vero, Giorg". Sorrise Karnak. "Lo sai, tuo nipote mi ricorda tanto una persona, ma chi?". "Bah! Non so che dirti in proposito, so solo che ormai anche lui sta diventando un uomo". "Già: se solo ricordassi a chi assomiglia". Sospirò Giorg. Karnak però non ascoltava più l’amico, si stava domandando che razza d’uomo stesse diventando suo nipote. Certo era un bel ragazzo, ed era anche più alto di chiunque della sua età, e questo lo faceva sembrare anche più adulto, ma aveva pur sempre quindicianni. L’osservò in mezzo ai suoi fratelli e amici, di certo un gruppo folto ma Karnak sapeva che in realtà per il nipote soltanto tre persone erano veramente importanti, e come non poteva essere così?; i tre vivevano nel palazzo. Lui stesso li amava come tre nipoti; i ragazzi erano: il principe Sandor Mek Close, della costellazione del Drago Maggiore; il duca Fransuas De Rual e il conte Gorion Bolivar. Per Karnak, Gorion era un vero mistero: il ragazzo era la copia esatta di Sandor; capelli castani scuri, occhi verdi chiari, naso leggermente appuntito e le labbra leggermente carnose; Karnak non si piegava la loro somiglianza, poiché non erano nemmeno gemelli, per quello che ne sapeva lui per lo meno. Fransuas era il cugino di Sandor, e aveva i capelli neri, occhi corvini, e il naso un po’ aquilino. Karnak posò poi lo sguardo su Axsterio il fratello maggiore di Hagor e Angelica. Il quale gli ricordava molto sua moglie Elisabhet, infatti, il ragazzo aveva i capelli castani scuri, gli occhi verdi color smeraldo, naso in su, come quello del fratello, la mascella era leggermente squadrata. Ora Hagor era circondato dagli altri e stava ridendo, e Karnak comprese che il capo del gruppo era Hagor, si chiese se la loro amicizia sarebbe durata per sempre, ma sapeva che soltanto il tempo avrebbe dato una risposta alla sua domanda, come a tutti gli altri quesiti che si faceva sui sei ragazzi.

martedì 8 gennaio 2013

PROLOGO "UN SOVRANO FRA LE STELLE

PROLOGO Hagor Saud Flyd, sovrano della galassia del Drago Minore, era seduto alla scrivania del suo studio privato, e stava guardando attraverso la porta a vetri, che dava sul piccolo giardino; sembrava che osservasse lo zampillare dell’acqua che fuori usciva dai cannoncini della piccola fontana a forma di nave, ma il suo sguardo andava oltre, verso un orizzonte lontano, infatti, egli stava ripensando agli avvenimenti che lo avevano fatto diventare l’uomo d’oggi. Hagor non era originario della galassia che governava, ma proveniva dalla nebulosa dell’Aquila e più precisamente dal pianeta Flyd, e non sapeva perché la sua famiglia portasse lo stesso nome del pianeta. Le galassie conosciute, invece prendevano il nome dalla loro forma, visibile solo da molte migliaia di chilometri di distanza, e non facevano eccezione né la nebulosa del Drago Minore e né dell’Aquila. Gli abitanti dei pianeti di queste galassie erano tecnologicamente avanzati, e Flyd non faceva eccezione. Come molti dei mondi conosciuti, il pianeta aveva rischiato di scomparire a causa di una terribile esplosione, provocata dalla fusione del nucleo centrale globo. Si era arrivati a tale punto per il troppo sfruttamento delle risorse, e solo con la tenacia degli scienziati si era impedito la deflagrazione. Una volta risolto il problema della fusione nucleo n’era sorto un altro, d’uguale importanza, sempre a causa dello sfruttamento delle risorse: vi era stata la decimazione della popolazione a causa di malattie epidemiche. I pochi sopravissuti, si resero conto che per ripopolare il loro pianeta e la costellazione, dovevano non solo debellare le malattie ma trovare anche il modo di riprodursi senza rischiare di far nascere bambini già cagionevoli di salute, molti dei neonati, infatti, non sopravvivevano, e i pochi che vi riuscivano diventavano uomini e donne troppo deboli, e a loro volta generavano figli malati. Certo potevano rivolgersi alle galassie vicine, ma anche in questo caso i risultati sarebbero stati disastrosi, perché anche quelle galassie avevano subito lo stesso destino. Così, come molti altri pianeti decisero di spingersi oltre lo spazio sconosciuto; una volta individuata la galassia che presentava le stesse qualità della loro vi si stabilirono, mescolandosi alla popolazione dell’unico pianeta abitato. Dovettero pazientare per diverso tempo, prima di ripartire, perché il pianeta non era tecnologicamente avanzato, e soprattutto perché i suoi abitanti non erano mentalmente preparati a conoscere viaggiatori d’altri mondi; la loro pazienza fu ad ogni modo ripagata e alla fine ripartirono per la loro costellazione per dare origine ai nuovi abitanti dell’Aquila. Da quegli avvenimenti erano trascorsi seicento anni, e da trecento sulla nebulosa regnava la famiglia Flyd, e con la loro monarchia la galassia, aveva raggiunto il massimo della prosperità; per un breve periodo la costellazione rischiò di perdere stabilità. Hagor, in quel momento stava pensando proprio agli avvenimenti scongiurati solo dal suo coraggio e dalla forza d'animo dei propri fratelli e amici più intimi. Hagor si chiese quanto tempo fosse passato, e quando la sua vita avesse avuto la svolta decisiva, e si rese conto che da allora erano passati cinquantanni. Sussurrando a se stesso disse: "Dio dell’universo, quanto tempo è gia passato, una vita intera!". Hagor adesso aveva sessantacinque anni, ma il suo aspetto non aveva subito molti cambiamenti, era ancora un uomo attraente; il suo fisico asciutto e atletico, i capelli ancora neri, come piume un corvo, e solo qua e la c'erano dei fili d’argento; i suoi occhi erano di un blu intenso che rispecchiava le profondità marine, il naso in su, le labbra leggermente carnose; infine il suo leggendario sorriso era ancora intatto, e il carisma era cresciuto con il tempo che scorreva. Sì, erano trascorsi cinquantanni, proprio una vita, già perché tutto era cominciato il giorno del suo quindicesimo compleanno. Chiuse gli occhi, ed ecco che si rivide in cima alla scalinata che portava nel salone delle feste del palazzo reale.

domenica 6 gennaio 2013

UN SOVRANO FRA LE STELLE (NOTA DELL'AUTRICE)

NOTA DELL’AUTRICE Scrivere è sempre stata una passione, come la lettura. Non sempre le passioni vengono coltivate, ma esse non ci abbandonano mai, ritornano più forti ed intense, infatti, queste due passioni sono riemerse e questo romanzo è nato come una sfida nata quasi dieci anni fa. Poi altri racconti e altre storie, delicate strofe di poesie sono arrivate, e il romanzo anche se finito è rimasto sospeso, ma ora è giunto il momento di terminarlo e di dargli la sua giusta conclusione. Il romanzo parla delle avventure un principe di un mondo immaginario. Un mondo che tecnologicamente avanzato ma che ha riscoperto l’amore per le cose semplici e anti inquinanti. Gli abitanti di questo mondo, e degli altri che lo circondano, hanno tutta la gamma dei sentimenti contraddittori degli esseri umani, perché essi lo sono. Il romanzo si apre con i ricordi che si affollano nella mente di un uomo che ha vissuto intensamente. Hagor Saud Flyd, principe della costellazione dell’Aquila, ancora giovane conosce il dolore, la rabbia, la gioia, l’amore, la guerra. Attraverso l’antico spirito che possiede, e che esalterà le sue grandi doti di stratega che lo porteranno a combattere nemici dall’antico spirito, e dei nemici che tramano nell’ombra. Affrontando l’opposizione d’un padre debole, il quale si sente soggiogato dalla forte personalità del proprio padre, e da quella dei suoi stessi figli, e della moglie, regina amata ancor prima di esserlo. Le imprese di Hagor, diventeranno leggendarie, si svolgeranno in scenari di foreste lussureggianti, in mari cristallini e deserti dalle sabbie rosse, per poi giungere all’avventura più grande, l’amore per la moglie Ariel. A questo Hagor Saud Flyd sta pensando, uomo ormai maturo, sovrano di un regno lontano e immaginario, ma così vicino e reale, perché i sentimenti da lui provati appartengono a ogni essere umano .

venerdì 4 gennaio 2013

INTRECCI DI PAROLE

I pensieri si affollano nella mente, diventando parole che si intrcciano per raccontare mille storie. Sfiorando confini immaginari, tra sogni e fantasia, scivolando su laghi ghiacciati, nuotando in acque cristalline, dove l'emozioni si tuffono nel cuore. Raccontando di viaggi fra stelle e pianeti, di uomini di mare, di fanciulle perse nella ricerca dei loro sogni. Dove il candore della luna diventa danza di passione, l'incanto strugente di una poesia si affollano in un intreccio di parole lasciano che l'anima vibbra nelle emozioni delle parole stesse,
intrecciate ancora, e ancora mille volte