sabato 16 marzo 2013

VILLA CANTURI 1 (UN SOVRANO FRA LE STELLE

VILLA CANTURI Astra benché avesse deciso di non rivederlo più, non faceva che pensare a Hagor. Le sembrava di sentire ancora la sua voce mentre le parlava d’amore. Quella mattina incontrò Angelica che le domandò, ancora una volta, se avesse un messaggio per Hagor, e lei rispose di no, Angelica le affermò che suo fratello diventava sempre più triste; Astra avrebbe voluto essere abbastanza fredda da risponderle che non le importava, ma sapere che lui soffriva per causa sua la tormentava, quindi dichiarò che le dispiaceva e salì sulla sua puledra, lanciandola al galoppo, prima che Angelica replicasse, mentre si allontanava i suoi occhi si riempirono di lacrime. Erano passati cinque giorni dalla festa, e benché si fosse imposta di non rivederlo, il desiderio di poterlo vedere e sentire, si faceva sempre più intenso, e la sua decisione vacillava sempre di più, fece lunghi respiri per mandare indietro le lacrime. Imboccò il gran cancello di ferro, spalancato e ricoperto d’erbacce, e sbirciò i grandi pini del viale, sospirò nel vederli carichi di rami inutili, la strada alberata si aprì davanti a lei, formando una piccola piazzetta, nel centro della quale vi era un’aiuola, che pazientemente lei aveva riportato al suo splendore. Una volta sistemata la puledra nelle scuderie; le stalle come il resto della casa, avevano un gran bisogno di un restauro. Dalle scuderie si diresse verso la cucina, appoggiò la borsa piena di panini e d’acqua sul tavolo e andò nello studio; lo studio era la stanza che amava di più, e lo aveva ripulito dalla polvere, lucidando con estrema cura i mobili. La stanza emanava un calore che Astra non aveva mai provato prima in nessun luogo, non sapeva da cosa era dipeso, forse dal mobilio che era formato dalla grande scrivania di mogano, dagli scaffali della libreria, piena di volumi, che arrivavano fino al soffitto, solo in un punto gli scaffali lasciavano il loro posto ad un quadro dove vi erano ritratti due uomini, uno poteva avere sedicianni e l’altro poteva averne una quarantina. Astra dal primo giorno aveva pensato che potessero essere padre e figlio, e che con molta probabilità fossero i proprietari della villa, oh che lo erano stati in passato. Nella stanza c’era anche un camino, con una rastrelliera piena di fucili a raggio, davanti al camino due comodissime poltrone e in fine in un angolo c’era un divano a tre posti con sue poltrone e un tavolino in vetro, una delle quattro pareti era costituita da una gran vetrata che dava su un piccolo giardino. Astra entrò e salutò i due personaggi del quadro, naturalmente non ricevette risposta, ma guardandoli si rese conto che assomigliavano a qualcuno che conosceva, ma non riusciva a capire a chi, comprese che doveva concentrarsi solo s uno di loro, scelse il più giovane. Si concentrò così intensamente che non si accorse che il cielo era diventato color grigio scuro, e che in lontananza già si sentiva il frastuono del tuono. Astra continuò a fissare il giovane del quadro, anche quando il temporale scoppiò con tutta la sua rabbia. All’improvviso ci fu un lampo, che filtrò attraverso le tende e il giovane del quadro prese vita, ma gli occhi invece che verdi erano blu. Astra si spaventò nonostante che il giovane la chiamasse, cominciò ad indietreggiare sussurrando. "Ti prego non farmi del male, io desidero solo che la tua casa torni al suo antico splendore, ti prego credimi". Astra mentre indietreggiava mise male un piede, solo la prontezza del giovane, le impedì di cadere, ma nel momento in cui si sentì afferrare si spaventò ancora di più, gridò e svenne.

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