venerdì 26 settembre 2014

UN SOVRANO FRA LE STELLE (LA GARA DEI PETTININI

LA GARA DEI PETTININI Hagor avvisò i suoi ufficiali, di ciò che lui e i suoi famigliari avevano deciso, sul primo momento erano rimasti sorpresi, ma nessun protesto, Maxs si limitò a invitare Hagor a parlare all’equipaggio. Hagor accettò di buon grado il consiglio di Maxs, ma prima di parlare all’equipaggio, sentì il bisogno di farlo con la nave. Fermo sul molo la osservò allungo poi le sussurrò: “Sto per spingerti contro a un’impresa che potrebbe essere mortale, per entrambi”, appoggiò la mano sullo scafo, e la nave ondeggiò come per cogliere la sua carezza, “E dovrai veramente volare come un falco, ma io so che sarai un’ottima predatrice, e che nessuno di noi due si farà male, perché tu sarai perfetta”, la nave ondeggiò ancora, per confermargli che non lo avrebbe mai tradito. Hagor era così concentrato nella sua immaginaria conversazione con la nave che non si accorse di Yasmina finché lei non parlò: “Parli da solo come i matti, mio principe?”. Hagor sussultò, si girò verso di lei e si accorse che la ragazzina lo guardava con gli occhi divertiti. In quel mese aveva passato molto tempo con lei, e sapeva che in quello sguardo divertito vi era anche una grande gioia di vivere, ma Hagor non si soffermò solo su i suoi occhi; accarezzò con lo sguardo la sua pelle ambrata, che brillava alla luce del sole, e i suoi capelli mandavano bagliori ramati. Hagor pensò che presto si sarebbe trasformata in una splendida rosa da cogliere, e che a lui sarebbe piaciuto cogliere. Yasmina era vestita con i soliti pantaloncini e la tunica corta, e sotto la stoffa leggera Hagor notò i due piccoli seni e sentì di nuovo quel senso d’inquietudine, mista di desiderio e di disperazione, poiché poteva far altro che guardarla, sospirò e le chiese: “Che cosa vuoi Yasmina?”. “È vero che parti dopo domani? E che lasci sola la piccola Yasmina?”. “Sì, dopodomani parto, devo tornare a casa, ma tornerò, e tu non sari sola, con te c’è la tua famiglia”. Erano entrambi seduti sul molo, e con i piedi Yasmina scalciava le piccole onde della risacca, poi a un tratto gli domando: “Yasmina ti piace, al meno un pochino, mio principe?”. “Primo si dice: io ti piaccio almeno un pochino, e poi quante volte ti devo ripetere che non devi parlare in terza persona di te stessa?”. “Smettila di fare il maestro, e rispondi alla mia domanda”, gli disse lei imbronciata. “Sì mi piaci mio dolce folletto”, le rispose Hagor sorridendo. “Che cosa è un folletto, mio principe?”. “È un essere mitologico che spunta sempre quando meno te lo aspetti, e tu sei così Yasmina”. “E a te piace che io sia così?”. “Sì”, le rispose semplicemente lui. Yasmina gli si fece più vicina, le loro mani si toccarono, si guardarono, poi con un po’ di timidezza lei sussurrò. “Mio principe, io, perché non chiedi a mio padre…”, finì la frase per la vergogna. “Che cosa devo chiedere a tuo padre Yasmina?”, la incoraggiò Hagor. “Chiedi a mio padre, che io diventi la tua genitrice”. Hagor girò di scatto la testa verso di lei, il morso del desiderio lo colse ancora, perché si era accorto che era arrossita e in quel momento era bellissima. Era rimasto sorpreso per la sua audacia, nessuna fanciulla chiedeva al giovane che le piaceva di diventare la madre dei suoi figli. Yasmina continuava a guardarlo con i suoi grandi occhi, e poiché lui non parlava, gli disse: “Lo so che per un uomo forte come te tre anni sono tanti, ma io desidero tanto esserlo, ti prego Hagor”. “So che domani donerai il pettinino, che portavi il giorno del mio arrivo, per la gara, io lo vincerò”. “E così tutti sapranno che mi vuoi come genitrice”. “Esatto, sempre che tu sia ancora dell’idea domani”. “Oh lo sarò, sono così felice mio principe”. Yasmina l’abbraccio con slancio. Hagor mentre godeva, di quell’abbraccio pensò: (Devo essere impazzito, è una bambina), eppure sapeva che quella bambina lui l’amava. Hagor e Axsterio si guardarono, e con un leggero movimento del capo si confermarono l’accordo preso. Hagor aveva osservato gli altri avversari e aveva concluso che nessuno di loro lo poteva impensierire, nemmeno il fratello di Asia, ciò valeva anche per Axsterio, entrambi erano consapevoli di portare a termine la loro gara senza difficoltà. Yasmina e Asia consegnarono il loro pettinino e andarono a sedersi alle spalle dei genitori. Karnak era un po’ teso, sapeva bene cosa rappresentasse quella gara: era l’unico momento in cui i giovani dichiaravano i loro sentimenti per le ragazze, ed era anche l’unico momento in cui le giovani potevano esprimere le loro preferenze. La gara iniziava in cima a una delle verdi colline che scendevano verso la spiaggia: i concorrenti correvano giù e raggiungevano la spiaggia, si tuffavano in mare giravano attorno a un’imbarcazione, e infine ritornati alla spiaggia, si arrampicavano su un tronco, dove in cima si trova l’oggetto desiderato. Il segnale fu dato e Hagor e gli atri cominciarono a correre, molti si precipitarono giù per il pendio rischiando rovinose cadute, e molti, in effetti, caddero, mentre Hagor e Axsterio si risparmiarono, divertendosi a sorpassarsi a vicenda. Presero la gara seriamente solo dopo d’esser tornati sulla spiaggia una seconda volta, superarono tutti gli altri e ognuno puntò verso il tronco interessato, afferrarono il pettinino contemporaneamente, e raggiunsero il traguardo pochi passi l’uno dall’altro, porgendo il loro prezioso trofeo alle due fanciulle, che lo presero e lo misero fra i capelli, promettendo che al loro diciottesimo compleanno sarebbero diventate le genitrici dei due valorosi principi. Yasmina e Asia, rimasero tranquille finché Hagor e Axsterio non si arrampicarono sul tronco, da quel momento cominciarono a dimenarsi e a incitare il loro bignamino, e non si calmarono finché raggiunsero la linea del traguardo. Hagor fu il primo a raggiungerlo, ansimante porse il pettinino a Yasmina, la quale dopo d’averlo mostrato disse: “Il nobile Transet ha corso e vinto per me, ed io giuro su questo pegno, che al mio diciottesimo compleanno diventerò sua sposa e genitrice”. Detto ciò si mise il pettine fra i capelli, fra tempo anche Axsterio era arrivato e aveva offerto il suo pegno ad Asia, che ripete le stesse parole di Yasmina. Nadir e Malyk guardarono Karnak, che abbassò lo sguardo, nessuno parlò ma l’aria sul palco si era fatta tesa, vi rimase fino a che non si ritrovarono nella grande sala da pranzo. Nadir aveva organizzato una cena d’addio per il sovrano e la sua famiglia, ma nessuno parlava quella sera, finché Nadir, fu costretto ad annunciare il balletto di Yasmina e di Asia, le due fanciulle ballarono con grazia e leggiadria, poi si avvicinarono ai due giovani, a quel punto Nadir sibilò verso Hagor. “Transet, spero che tu sia vittorioso su i tuoi nemici, come lo sei stato oggi, ma che non lo consideri solo un gioco, come la gara di oggi”. “ Ti ringrazio per l’augurio Nadir, ma ti assicuro che né la gara d’oggi né la battaglia che affronterò per me e mio fratello è un gioco: quando abbiamo deciso di partecipare alla gara eravamo ben consci di ciò che rappresentava partecipare. E quando abbiamo deciso di dare battaglia agli uomini di Rasut eravamo ben consci dei rischi cui andremo in contro; quindi non temere mio nobile amico, l’onore di tua figlia e della dolce Asia non sarà infangato”, rispose Hagor con lo stesso tono. “Mio nobile Transet, come il nobile Nadir io ti auguro di estirpare le erbacce che stano infestando il nostro giardino, ma tu converrai con me che raccogliere un bocciolo appena spuntato non sia saggio. Un bocciolo che è raccolto e innestato in una pianta assai più matura potrebbe essere danneggiato, quindi è consigliabile lasciarlo con la sua pianta madre finché non sarà maturo”, intervenne Malyk, mandando in confusione Wiliam con le sue metafore. Hagor stava per rispondere, ma al suo posto rispose Axsterio, usando anche lui le metafore dedicate ai fiori. “Mio nobile Malyk, perdona se ti rispondo io al posto di mio fratello, che son certo condivida il mio pensiero”, Hagor annuì, mentre Malyk gli fece cenno di continuare. “Certamente noi estirperemo l’erbaccia dal nostro giardino, in modo da non far soffocare i delicati boccioli e le piante assai rare; e con altrettanta certezza che ti assicuro che nessuno dei due non coglierebbe mai un bocciolo appena spuntato, bisognoso ancora di molte cure, soltanto quando il bocciolo sarà sbocciato e forte abbastanza allora sarà raccolto e innestato in una pianta assai forte”. “Le tue parole sagge mio nobile principe mi rincuorano, e ancora una volta mi dimostrano che avete come guida un grande saggio”. Axsterio si limitò a muovere leggermente il capo per ringraziarlo, mentre Wiliam si chiedeva che centrassero i fiori con ciò di cui avevano discusso Hagor e Nadir, stava per chiederlo ma fu preceduto a Karnak che disse: “Miei nobili signori credo che sia giunta l’ora per noi di ritirarci, poiché domani dobbiamo partire presto, e inoltre i nostri delicati boccioli abbiano già reclinato il capo”. Tutti furono d’accordo e ognuno si ritirò nelle proprie stanze. La mattina seguente ci fu la cerimonia dell’addio: fu lunga ed elaborata come quella di benvenuto, quando il Falco Del Mare si staccò dal suo ormeggio il sole era già alto nel cielo; Asia e Yasmina raggiunsero lo scoglio e salutarono i due giovani che promisero di tornare presto da loro.

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